sabato, Ottobre 23

Teatro: il nuovo che avanza Tatulli, Cividati e Ceruti discutono del teatro performativo dagli anni Ottanta ad oggi

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Negli anni Ottanta esistevano due mondi teatrali: il teatro classico, di prosa, ‘ufficiale‘ e quello d’avanguardia, due realtà diverse e ben delimitate, assolutamente separate.
Il primo si imparava in accademia e si praticava nelle grandi ‘compagnie di giro’ e nei grandi teatri, il secondo, il cosiddetto teatro delle cantine‘, ereditava linguaggi e contenuti della seconda avanguardia teatrale italiana, formatasi a partire dagli anni Sessanta. In un certo senso, per un attore appena uscito dalla scuola di teatro, allora era più facile orientarsi, e la sua identità risultava meglio definita.
Oggi sono nati nuovi generi, come il teatro di narrazione, il teatro sociale; altri sono stati recuperati dal passato o da altre tradizioni, come il teatro musicale, il ‘musical’, ma si pensi anche agli eventi e alle performances dove c’è coinvolgimento diretto del pubblico, mentre la ricerca si ‘accomoda’ nei luoghi consacrati della prosa e diventa teatro ufficiale.

Di questi nuovi ‘mondi’ teatrali ne parliamo con alcuni protagonisti, in occasione del Festival HABITATMax Cividati, attore e sceneggiatore che ha formato la compagnia teatrale di Aia Taumastica e che partecipa al Festival HABITAT, il Direttore artistico di HABITAT, Nicolas Ceruti, e Federica Tatulli, docente dell’Accademia Eutheca.

HABITAT si intende nel senso etimologico del termine, con riferimento all’ambiente nel quale si possono sviluppare determinate dinamiche per produrre vita o esistenza, localizzate in un luogo che possa far sviluppare opere d’arte contemporanee di giovani artisti visuali in relazione col pubblico, una sorta di incontro che possa ideare degli scenari possibili e sviluppi di letture critiche (di vita, esistenza, ecc.) che possono o potrebbero esserci per rendere le opere d’arte stesse, realizzate in luoghi specifici e ad hoc“, ci spiega Nicolas Ceruti. “L’intervento di artisti o di percorsi formativi di interazione con il pubblico hanno la vocazione di rendere univoco un luogo e la sua nuova lettura, quindi, allo stesso tempo, permettono di concepire un nuovo modo di lavorare sull’arte pubblica o performativa, ovvero di non stare chiusi nelle stanze a partorire tale evento, ma portarsi in un ambiente a cielo aperto e di tutti, nel quale il futuro spettatore o ignaro passante potrà cogliere le varie letture che la vita performativa o la compagine artistica possono realizzare in quella località”.

Ma in cosa consiste il lavoro dell’attore teatrale di tali performance in che consiste realmente?  Il movimento (anche con acrobazie strane sul palcoscenico) e il canto che non rendono l’esecuzione più difficile, spiega Ceruti, “la performance io non la ricerco soltanto nella sua restituzione pubblica, ma cerco quell’artista o quella compagnia teatrale che ne possa dare un’ulteriore lettura scenica e performativa, e come committente non li vado a condizionare rispetto al contenuto, lasciando loro la libertà assoluta secondo l’incontro che esso/i sviluppano”.
Secondo Cividati, il movimentonon è la regola precisa del fare spettacolo per la nostra compagnia; è solamente capitato per caso, ma se serve usare tali espedienti potrebbe accadere ancora. Lo strumento dell’attore è uno strumento musicale come la chitarra e questo viene usato con modi del tutto diversi e nuovi: chi la usa arpeggiando, chi usando il plettro, altri ancora si abbandonano ad un assolo, suonando la tastiera della chitarra stessa. Non risulta né più facile né più difficile scegliere uno dei modi precedentemente elencati, stare fermi e parlare per un’ora e mezza al pubblico è paradossalmente ugualmente difficile per un bravo attore teatrale, che muoversi e saltare mentre si parla, per lo stesso tempo. Se però tale espediente non è necessario, diventa virtuosismo fine a se stesso, e non fa che disturbare la visione dello spettatore teatrale che segue la performance artistica”.

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