venerdì, Aprile 16

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Povera Lina Merlin: già è passata alla Storia della Repubblica per un’unica legge che, nelle sue intenzioni in buonafede, avrebbe rovinato i giochi di un atavico maschilismo  -ma l’ha solo scalfito, visto che la categoria che voleva aiutare a uscire dalla subalternità ha proseguito in istrada il suo mercimonio-, mentre, in realtà, ebbe ben altre benemerenze per la democrazia di questo Paese, prima fra tutte quella di aver fatto introdurre nell’articolo 3 della Costituzione (fu una delle 21 donne Costituenti) la parità anche fra i sessi.

E invece, proprio nella sua Regione, il Veneto, essendo stata lei rovigina, il Consiglio Regionale, ampiamente decimato (c’erano 32 dei 60 membri, pardon… componenti) ha votato una mozione, presentata dalla Liga Veneta, Gruppo fra quelli maggiormente rappresentati nell’Assemblea regionale, attraverso la quale si conferisce delega alla Giunta per una regolamentazione fiscale del meretricio, ove le esercenti quest’attività autonoma diano a Cesare quel che è di Cesare  -e a Venere, sua antenata, quel che è di Venere. (Le acrobazie dei potenziali doppi sensi e giochi di parole si sprecano).

Si tratta di un voto piuttosto innovativo‘ e che suggerisce una possibile soluzione al rastrellamento delle risorse necessarie a far funzionare la macchina amministrativa, non si capisce se statale o regionale. Ritengo che sia quella regionale, per la semplice ragione che, altrimenti, sarebbe necessaria una legge votata in Parlamento e non in Consiglio regionale.

L’evento apre il varco ad una serie di questioni piuttosto gustose e che provvederemo ad eviscerare con voi…
La prima, numerica, riguarda l’assenteismo registratosi in Consiglio e che ci pare piuttosto macroscopico: il 48% dei Consiglieri veneti, oggi era in tutt’altre faccende affaccendato. La battuta grossier che viene d’istinto è che era andato a … ma mi contengo, per non far venire un brivido di orrore non solo alla Grande Madre della Repubblica che ho appena celebrato, ma anche alla mia sfilza di educatrici che, di Lassù, ogni volta perde qualche piuma dalle ali di fronte alle mie maliziose intemperanze. Ricordo poi che, al Consiglio Regionale del Veneto, in tutte le forze politiche rappresentate, c’è un buon drappello femminile. Dunque, magari, le assenti erano semplicemente andate a fare shopping o erano impegnate in attività di rappresentanza istituzionale …

Le mie educatrici spiano la mia aria scettica e scuotono l’aureola. Ebbene sì, sono un caso patologico, incorreggibile. Non sono riuscita a sapere, da un delizioso Collega dell’ ‘ANSA -che ho trapanato, con la mia solita grazia da interrogatorio investigativo-, quante donne ci fossero nei 32 votanti a favore. Ne so, grazie a lui, la distinzione dei Gruppi che hanno votato contro o a favore: lo zoccolo duro pro tassazione delle prostitute era costituito dai Gruppi di Liga  -proponente-  e del centrodestra (NCD, FI, PDL/FI: nel Consiglio Regionale del Veneto c’è questo curioso distinguo); un reciso no da IdV e PD; si è astenuto il Consigliere Diego Bottaccin (l’unico di cui si conosce l’identità) che, fuoriuscito dal PD  -non chiedetemi perché, sulle piroette politiche in Veneto non sono preparata- ha formato il Gruppo Misto.

Dev’esserci, però, una strana polverina nell’aria che rende estremamente attuale quest’argomento. Leggo su ‘Il Corriere della Sera‘ edizione on line di tale Efe Bal (non sono ferrata in materia…): «Sono evasore fiscale e vorrei sporgere denuncia contro l’Italia». Efe Bal adora sorprendere. E sa come farlo, non soltanto nel suo lavoro: «Dovevi vedere le facce di quelli che, magari alle 4 del mattino, si trovavano di fronte una sventola alta, con i capelli rossi, mezza nuda, semisdraiata su una Jaguar fiammante…». E ieri mattina ha colpito ancora, proprio all’ingresso del Corriere della Sera. Nuda per chiedere di essere ascoltata. E tassata. Dopo aver letto che anche a un’altra collega è arrivata una cartella dell’Agenzia delle Entrate, ha deciso di rilanciare la sua battaglia. A modo suo»

Una protesta piuttosto goduriosa, specie per i colleghi del Corsera che se la sono trovata di fronte come mamma l’ha fatta (o quasi).
«Transessuale, nata a Istanbul, da 14 anni a Milano, da 7 italiana a tutti gli effetti, professione mai nascosta: «Faccio la prostituta, fino a sei anni fa lavoravo in strada, ora non più e giuro che un po’ mi manca». Ma nel frattempo si è conquistata il titolo di trans «più pagata» d’Italia» 
La signora (?) s’è persino inventata una sua legge fiscale che aiuti nei calcoli le varie Agenzie per le Entrate: «Se tassassero anche noi prostitute, riconoscendoci i nostri diritti, potrebbero evitare di far pagare l’Imu a tanta povera gente». Ha anche in mente un sistema ad aliquote decrescenti per fasce di età: «Un forfait basato sui guadagni presunti: 1.000 euro al mese fino ai 30 anni di età, quando si presume guadagni di più, e poi a scalare fino ai 200 euro alle over 50. E non chiamatelo “puttanometro”, per favore…»

Forse, nell’orgia di consulenti per le P.A., Efe Bal non sarebbe la più sbagliata: lei ci perderebbe, perché per ogni riunione, per quanto retribuita, avrebbe un danno emergente ed un lucro cessante piuttosto pesante.

Già nel mio pezzo di ieri, però, era emerso che, pur senza leggi, l’Agenzia delle Entrate di Brescia aveva tassato di 50mila euro una escort militante. Se si chiamerà Tabellini il nuovo Ministro dell’Economia, starà già a fare i suoi bravi conticini.

 

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