lunedì, Ottobre 18

Tassazioni, NHS, salario minimo e soprattutto dibattiti televisivi UKIP in Parlamento e grazie ai broadcasters ammesso ufficialmente al ‘club dei grandi’

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Ukip europee


Londra
– Le cose cambiano anche nel più tradizionalista dei Paesi europei. Quando, nel 2010, per la prima volta nel Regno Unito, sono stati trasmessi dei dibattiti televisivi all’americana durante la campagna elettorale per il Parlamento, in pochi avrebbero pensato che un altro partito sarebbe stato protagonista dei dibattiti nelle elezioni successive. Si tratta, non troppo a sorpresa, del partito UKIP, e del suo leader Nigel Farage, che sta confondendo le acque della politica inglese con le sue spinte antieuropeiste. Un trionfo alle Elezioni Europee dello scorso maggio e un grande risultato politico in Inghilterra la scorsa settimana. Il 9 ottobre si è infatti tenuta una byelection, una rielezione, a Clacton-on-Sea, e il seggio è andato proprio ad un membro del partito UKIP. In realtà Douglas Carswell, vincitore delle elezioni, e già membro della House of Common in questa legislatura, è solo recentemente passato al partito Indipendentista, quando in agosto è uscito dal Partito Conservatore. Un grande successo per Farage, e un grande rompicapo per David Cameron, che oltre ad aver perso uno dei suoi, adesso deve affrontare in Parlamento anche l’opposizione di UKIP.

 I quattro canali principali hanno presentato un programma congiunto per i dibattiti durante la campagna elettorale, e già se ne parla poiché stanno ricevendo molte critiche. Un momento importante per entrare nelle case di migliaia di votanti, come dimostrato nelle scorse elezioni generali quando i telespettatori sono stati circa 22 milioni. Mentre ‘Sky News‘ e ‘Channel 4‘, collaborando, affidano al famoso Jeremy Paxman la conduzione di un faccia a faccia tra i due leaders che potrebbero diventare Primo Ministro, ovvero Cameron e Ed Miliband, la ‘BBC‘ ospiterà anche l’altro leader della coalizione di governo, Nick Clegg dei Lib-Dem. In onda su ‘ITV‘ sarà invece un confronto a 4,  dove sarà presente anche Farage. Una sorta di ammissione ufficiale al club dei grandi di Westminster per Farage e il suo UKIP e una possibilità di parlare con milioni di cittadini del Regno Unito.

 Sebbene dovremo aspettare fino ad aprile per vedere questi faccia a faccia e dibattiti, in molti criticano come queste scelte siano arbitrarie. I Lib-Dem si lamentano di essere esclusi da uno dei dibattiti, ma sono in particolare i leader degli altri partiti in Parlamento, come il Green Party, o i partiti nazionalisti Scozzese e Gallese, che trovano inappropriata la loro esclusione. «Sto prendendo consulenze legali riguardanti l’esclusione del Green Party dai dibattiti televisivi. Apparentemente è caoticoavere troppi candidati. La democrazia é caotica: trovate una soluzione Questo il tweet di Carolin Lucas, MP per la constituency of Brighton, unico Parlamentare del Green Party. Furono proprio le elezioni del 2010 che decretarono il primo seggio assoluto per un Parlamentare del partito ambientalista inglese. «Le televisioni stanno dimostrando di essere assolutamente lontane dalla volontà del pubblico», scrive, invece, Natalie Bennett, leader del Green Party, in un suo recente blog postsull’ ‘Huffington Post’ inglese. «Sono aggrappati all’ idea che il futuro della politica assomigli al passato, quando il pubblico sta capendo che la nostra tripla crisi economica, sociale ed ambientale  richiede nuove soluzioni che i soliti tre partiti hanno dimostrato essere incapaci di comprendere». I Green sembrano essere il partito che potrebbe sorprendere alle prossime elezioni, dopo aver scansato al quinto posto i Lib-dem nelle ultime elezioni europee.

L’argomento caldo del dibattito politico, autoreferenzialmente, sono proprio i dibattiti televisivi che si avranno nel mese prima delle elezioni generali, ma ancora troppo poco si conosce sui vari manifesti politici che verranno proposti dai diversi partiti e su quali saranno le tematiche al centro della campagna elettorale. Si sono da poco concluse, come da tradizione, le conferenze annuali dei partiti del Regno Unito e sebbene i candidati per le varie constituencies siano già decisi, per i  programmi politici si dovrà aspettare ancora qualche mese. Osservando l’arena politica, si può avere un’idea di quali siano le tematiche trattate e proposte dai partiti nei loro eventi che sono rimaste nell’agenda politica del dibattito parlamentare e dei media.

Uno dei simboli del Regno Unito, il NHS, il sistema sanitario nazionale, farà certamente parte della prossima campagna elettorale. I Labour, ad esempio, hanno fatto del rinnovamento dei sistema sanitario il perno della loro conferenza di partito. Una spesa di 2.5 bilioni di sterline per assumere 8 mila dottori, 20 mila infermieri, 3 mila ostetriche e 5 mila care workers.
Quello del NHS è un argomento delicato per la politica inglese e i troppi costi e tagli improvvisi lo hanno portato fisso al centro del dibattito degli ultimi mesi e non mancherà di esserci in vista delle prossime elezioni. Il Ministro ombra del Labour Party per la Sanità, Andy Burnham, ha promesso che se il suo partito andrà al potere, verrà interrotta la privatizzazione del NHS. I piani del partito sono già stati ampliamenti criticati dall’attuale coalizione di Governo, che ha spinto i Labour a confermare che questi finanziamenti non sarebbero disponibili fino al terzo anno della prossima legislatura.

Nel frattempo sono i lavoratori degli ospedali a scendere in strada e scioperare a seguito dell’ennesimo taglio ai finanziamenti e agli stipendi, e a mantenere calda la questione NHS. Nell’occhio delle critiche al momento è il Segretario di Stato per la Sanità, Jeremy Hunt, membro del Partito Conservatore. Ha infatti attirato su di se e sul suo partito le accuse di tutti i lavoratori del sistema sanitario nazionale che hanno visto bloccato l’innalzamento dello stipendio del 1% che sembrava oramai cosa fatta. Come riporta ‘The Guardian’, le ostetriche del Royal College of Midwives, sono andate in sciopero per la prima volta nei 133 anni della storia dell’organizzazione, e lo hanno fatto per dimostrare la loro disapprovazione verso i continui attacchi alla professione da parte del Governo. Nel frattempo, le proposte sul NHS ascoltate durante la conferenza di partito dei Conservatori, che continuano a tagliare gli stipendi ai suoi dipendenti, hanno suggerito la possibilità di creare un servizio che permetta ai pazienti di vedere il proprio dottore 7 giorni su 7.

Anche il salario minimo è stato al centro del dibattito di queste settimane e lo sarà certamente in quelle della campagna elettorale. I Labour hanno parlato di un aumento del salario ad 8 sterline l’ora, ma è stato criticato poiché non è abbastanza. I Verdi, ad esempio, suggeriscono che l’obiettivo debba essere 10 sterline per ogni ora lavorativa entro la fine del 2020, ultimo anno della prossima legislatura. Mentre in termini di tassazioni l’attenzione si sposta tutta verso i Conservatori, che hanno parlato di rivedere, e ridurre, il sistema dei benefit e del welfare nei primi anni di legislatura, ma anche suggerito di innalzare ilpersonal allowance’, ovvero la cifra di guadagni annuali dopo la quale il lavoratore deve pagare tasse a 12.500 sterline, così come suggeriscono anche UKIP e i Lib-Dem. Generosi nelle promesse anche nei confronti della fascia che guadagna di più della popolazione, innalzando il tetto per le tassazioni più alte.

I Lib-dem si sono fatti invece notare per attenzioni a degli aspetti di solito meno al centro dell’agenda politica, che certamente faranno più fatica ed entrare a pieno titolo nel dibattito pre-elezioni. Degno di nota è stato ad esempio il discorso di Clegg, che ha parlato della questione della salute mentale e anche la proposta di partito di indicare l’abuso dei sex workers come un crimine d’odio. Ma non solo, anche «riprendersi il beautiful game», come riporta il quotidiano ‘The Guardian’, visto il suggerimento di una maggiore tassazione del calcio e di adottare un sistema di iniziative per far scendere il costo dei biglietti. 

E mentre sono state veramente molte e un po’ confuse le proposte del partito UKIP, quello che sembra essere più importante al centro del dibattito sulle prossime elezioni, sono proprio i numeri che riguardano il partito di Nigel Farage. Con il primo parlamentare UKIP entrato qualche giorno fa, il dipartitmento che si occupa di journalism data al ‘The Guardian’ ha suggerito che potrebbero essere almeno 30 i seggi che il partito UKIP potrebbe vincere alle prossime elezioni. Sono soprattutto 5 delle attuali constituencies attualmente in mano al partito Conservatore che sembrano le più quotate a passare nelle mani del Partito Indipendendista.

 

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