mercoledì, Maggio 12

Tasmania-South Australia, elezioni "con sorprese" field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – Sono stati giorni roventi per la politica interna australiana, dominati dalle elezioni statali in South Australia e Tasmania, entrambe svoltesi contemporaneamente lo scorso 15 marzo. Le urne hanno rivelato sorprese per tutte le parti coinvolte, con ripercussioni politiche a livello federale. Analizzando i risultati dell’unico Stato insulare dell’Australia, la Tasmania, risulta infatti netta la vittoria dei liberali (51,3%) guidati da Will Hodgman, seguiti dai laburisti di Lara Giddings (27,3%), dai Greens di Nick McKim (13,8%) e da Palmer United (5%). La svolta è stata di quelle importanti, i laburisti guidavano il governo locale da 16 anni ed il partito si fregiava di avere la prima donna premier in Tasmania. Allo stesso modo i Greens, storicamente forti in questo Stato, hanno perso quasi l’8% dei voti. Nasceva nel 1972 proprio in Tasmania, infatti, l’UTG (United Tasmania Group) il primo partito ufficialmente “verde” della storia.

Ad ogni modo, nei prossimi giorni il leader in pectore sarà chiamato a giurare prima di divenire ufficialmente Premier. Hodgman, nato nella capitale Hobart nel 1969, è membro di una lunga tradizione familiare in politica che ha visto padre, zio e nonno eletti nella stessa assemblea legislativa che ora si troverà a guidare. Laureato in legge alla University of Tasmania, Hodgman ha lavorato per alcuni anni come avvocato prima di dedicarsi completamente alla politica. Interrogato sull’esito delle votazioni, ha dichiarato: «Laburisti e verdi dovrebbero prendersi del tempo e riflettere sui risultati dello scorso sabato, ascoltare i cittadini della Tasmania una volta per tutte e comprendere che non hanno rifiutato solo loro, ma anche le loro politiche. Dialogherò, in ogni caso, con quanti condividono il mio intento di far crescere l’industria».

Uno dei nodi cruciali per l’economia dello Stato è rappresentato dall’industria boschiva del legname pregiato, apprezzato e ricercato in tutto il mondo. Mentre i precedenti governi portavano avanti una politica di utilizzo lento e sostenibile, il nuovo Premier mostra un approccio diametralmente opposto ancor prima di poter sedere come capo del Governo: «Più legname vuol dire più posti di lavoro. E’ ora che laburisti e verdi riconoscano che sia loro che le loro politiche hanno perso le elezioni». Nonostante abbia i numeri per poter governare, dunque, Hodgman si troverà a dover affrontare le proteste diffuse di quanti contavano sulla possibilità di poter dialogare sul delicato tema dello sfruttamento delle risorse naturali dello Stato, delusi dalla decisione del leader liberale di chiudere ogni potenziale consultazione con i principali partiti di opposizione.

Discorso diverso, invece, per il South Australia, dove i risultati definitivi sono stati divulgati soltanto ieri ed hanno visto i laburisti ottenere per un soffio il numero di seggi necessari per formare un governo, guidati ancora una volta dall’attuale Premier Jay Weatherhill. Il quarto Stato australiano per dimensioni ha infatti visto i propri cittadini andare alle urne lo stesso giorno degli abitanti della Tasmania, ma un numero imprevedibilmente alto di voti postali e anticipati, riservati a casi di problematiche particolari, ha comportato un notevole ritardo nel conteggio delle schede. Lo Stato viene da 12 anni di governo laburista, retto dall’avvocato Weatherill, ed ha visto il Partito Liberale avvicinarsi in modo netto in questa tornata elettorale, guidato dal manager Steven Marshall. Dei 24 seggi necessari per formare un governo, i laburisti se ne sono assicurati 24 ed i liberali 22, complice il ruolo fondamentale dei due indipendenti che sono stati eletti in questa tornata elettorale. I due seggi in questione sono riferiti all’ex sindaco di Port Pirie, Geoff Brock, ed al professore ed ex Ministro liberale Bob Such. Entrambi gli indipendenti, corteggiati sia dai laburisti che dai liberali, hanno incontrato i leader dei due principali partiti del South Australia, riservandosi di dichiarare il proprio orientamento una volta finita la conta ufficiale dei voti.

Problemi di carattere medico hanno ulteriormente rallentato le decisioni finali di uno dei due indipendenti, Bob Such, il quale dovrà assentarsi per un periodo di circa due mesi a causa di un’operazione chirurgica non rimandabile, lasciando in tal modo la decisione nelle mani del collega. Geoff Brock ha infatti deciso di appoggiare i laburisti, i quali potranno dunque formare un governo di minoranza – potendo contare su due soli seggi in più rispetto ai liberali – prospettando dunque una fragile compagine parlamentare dal nome di “parlamento appeso”, hung Parliament. Brock ha inoltre fatto sapere di aver accettato la doppia carica statale di Ministro per lo Sviluppo Regionale e di Ministro per le Relazioni Locali con Stato e Governo.

Se in South Australia la vittoria laburista c’è stata, tuttavia, essa presenta un margine estremamente ridotto, risulta dunque chiaro come anche qui il Partito Laburista abbia perso molto terreno. Dopo aver osservato attentamente l’andamento delle votazioni, dunque, il Primo Ministro australiano, il liberale Tony Abbott, ha concesso alcune dichiarazioni riguardo a tali cambiamenti: «Mi complimento con Steven Marshall per il risultato ottenuto in questa votazione. Questa è la seconda elezione consecutiva in cui i cittadini del South Australia votano a maggioranza i liberali ma, mancando di vincere negli elettorati con più seggi, non ottengono di poter formare un governo. Sospetto che la gente si senta tradita se, dopo aver votato per un cambiamento così evidente, nulla riesce a cambiare». Interrogato sul ruolo chiave dei due indipendenti, poi, ha aggiunto: «Credo che quanto sia stato appena detto non avrebbe dovuto essere trascurato dai membri indipendenti del parlamento statale». Entrambi i principali candidati rifiutavano di ammettere una potenziale sconfitta fino a poche ore prima dei risultati ufficiali, dichiarando di voler attendere sia il parere definitivo degli indipendenti che il risultato ufficiale della votazione.

Questi risultati saranno cruciali per uno Stato dall’economia importante, prevalentemente basata su industria sanitaria ed assistenziale, settore manifatturiero – dominato dall’industria automobilistica australiana, ora in forte crisi – comparto agricolo e fortemente incentrata sulle esportazioni, il valore delle quali ammonta a circa 10 miliardi di dollari all’anno, in costante crescita su base annuale. Nonostante l’esigua popolazione di soli 1,7 milioni di persone, inoltre, il South Australia è rappresentato nel parlamento federale da 11 deputati su 150 e da 12 senatori su 76, potendo vantare un ruolo importante nel processo legislativo della nazione. Ugualmente importanti saranno i risvolti politici per la Tasmania, isola grande circa un terzo di Nuova Zelanda ed Italia e dall’economia basata principalmente su industria mineraria, industria del legname, agricoltura, allevamento, pesca e turismo. La rappresentanza nel parlamento federale è di 5 parlamentari e ben 12 senatori, a fronte di una popolazione di poco superiore alle 500.000 persone.

Gli andamenti delle elezioni in questi due Stati riflettono dunque in modo marcato la situazione politica nazionale dell’Australia, per la quale gli ultimi sondaggi mostrano una preferenza pressoché eguale tra i due principali partiti a fronte, tuttavia, di una maggiore soddisfazione per l’operato del Primo Ministro liberale Tony Abbott, quantificata con il 42% delle preferenze, seguito dal leader dell’opposizione Bill Shorten, fermo solo al 36%.

 

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