venerdì, Maggio 7

TAPI e il futuro dell’Afghanistan field_506ffb1d3dbe2

0

Tapi afghanistan

Il chiacchierato progetto TAPI, anche conosciuto come progetto TAP o Trans-Afghanistan Pipeline, è stato proposto per la prima volta all’inizio degli anni Novanta, con l’obiettivo di trasportare ingenti quantitativi di gas naturale dal Mar Caspio fino all’India passando attraverso il territorio dell’Afghanistan e del Pakistan. Da allora, il progetto ha subito una serie di interessanti evoluzioni, e il piano originario è stato rivisto e revisionato in molteplici occasioni. Ad oggi, secondo le più recenti fonti di stampa indiana, il progetto per la realizzazione del corridoio energetico da 7.6 miliardi di dollari Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India, potrebbe diventare realtà entro la fine del 2017. Oggi, il progetto TAPI, è visto da molti come una delle ‘ricette segrete’ per la stabilizzazione dell’Afghanistan, una volta avviato il progressivo ritiro delle truppe dal 2014.

L’obiettivo iniziale, ovvero quello di creare una via di collegamento per le risorse energetiche presenti nei depositi in Turkmenistan in grado di raggiungere i territori dell’Asia Centrale, molti dei quali stanno attraversando una fase di crescita economica e demografica, è ancora presente. Dopo i primi accordi siglati fra il Turkmenistan e il Pakistan a metà degli anni Novanta, il progetto ha vissuto una fase di stallo dovuta alla critica situazione politica e di sicurezza in Afghanistan. Dopo il crollo del regime talebano nel 2001, però, il progetto ha visto nuove opportunità di realizzazione.

Il progetto per la costruzione della Trans-Afghanistan Pipeline nasce nel 2002, a seguito di un accordo congiunto fra il Turkmenistan, l’Afghanistan e il Pakistan. Il corridoio dovrebbe partire dal giacimento Dauletabad al confine sud-ovest del Turkmenistan, passare via Herat e Kabul (seguendo la Ring Road) in Afghanistan, per approdare ai porti pakistani. Al progetto iniziale che aveva una proiezione sui mercati internazionali via Pakistan, si è aggiunta l’India nel 2008. L’elefante asiatico ha apportato al progetto una consistente capacità economica, ma il suo ingresso ha di fatto ulteriormente rallentato il raggiungimento di un accordo.

Uno spiraglio si è registrato per la prima volta nel 2010, quando finalmente i quattro Paesi coinvolti hanno siglato due accordi chiave: l’Accordo intergovernativo e il Gas Pipeline Transmission Agreement, secondo il quale il corridoio sarebbe stato tarato per poter sostenere una capacità di 33 miliardi di metri cubi annui, 3 dei quali destinati all’uso interno per l’Afghanistan e altri 15 da suddividersi fra Pakistan e India. Nel suo complesso, il corridoio raggiungerà una lunghezza di circa 1700 chilometri dal giacimento turkmeno di Dauletabad fino alla città indiana di Fazilka, al confine con il Pakistan.

Sicuramente, il progetto TAPI si propone di offrire interessanti vantaggi a tutti e quattro i Paesi coinvolti, permettendo allo stesso tempo di rafforzare i sistemi di cooperazione regionale. Per quanto riguarda il Turkmenistan, il cui attuale principale bacino di esportazione di gas è soltanto la Russia, significherebbe una considerevole diversificazione dei sui mercati in uscita. Per quanto riguarda invece il Pakistan, oltre che gli introiti garantiti dalle fees di passaggio, qualora il corridoio venisse collegato al porto di Gwadar (il progetto è in cantiere), anche il governo pakistano potrebbe diventare un paese esportatore di gas turkmeno.

Senza considerare gli interessi che si muovono a livello di mercati globali sul progetto TAPI. Tra i principali organi finanziatori dell’opera emerge la Banca Asiatica per lo Sviluppo, di cui sono note le compartecipazioni degli Stati Uniti e del Giappone. Gli Stati Uniti, grandi sostenitori del progetto, hanno anche disposto la disponibilità di finaziamento via Export-Import Bank (EIB) e tramite la privata Overseas Private Investment Corporation (OPIC). Anche molte compagnie leader nel settore energetico del calibro di Exxon, Gazprom, Chevron e GAIL hanno dimostrato tramite un accordo definito nel 2012 il loro interesse a essere parte economicamente attiva nel progetto.  

Il TAPI, ormai in discussione da quasi vent’anni, è un progetto che ha in sé un notevole potenziale per lo sviluppo della sicurezza energetica in tutta l’Asia Centrale e per le regioni limitrofe. Sul fronte afghano, il nuovo governo che guiderà il Paese dopo il decennio di presenza internazionale, potrebbe godere di considerevoli introiti legati ai diritti di passaggio sul territorio e si porrebbe come un attore degno di interesse per l’avanzamento delle politiche economiche regionali. I quattro Paesi coinvolti, sicuramente, sembrano avere tutta l’intenzione di perseguire nella realizzazione dell’opera, ma dovranno sostenere sfide legate alla definizione di un accordo sui prezzi, sulla certificazione energetica, sulla capacità tecnica e, soprattutto, sulla sicurezza.

Un’opera, dunque, che promette molto per molti attori, ma che ancora deve sostenere congenite difficoltà. In primis, il nodo afghano. Se gli Stati Uniti, così come molti altri attori della scena internazionale, vedono nel progetto una concreta possibilità per mantenere sotto controllo la difficile transizione dell’Afghanistan, d’altro canto i dati rimandano una fotografia relativa alle condizioni di sicurezza nel paese poco confortante. Un’analisi svolta dal Civil-Military Fusion Centre, individua come uno dei principali fattori di rischio per la realizzazione del progetto la difficoltà di protezione dell’infrastruttura sul territorio afghano.

Tenendo presente che più di un terzo del corridoio attraversa il territorio dell’Afghanistan, è evidente quanto questo fattore di destabilizzazione diventi rilevante sull’insieme della realizzazione dell’intero progetto. La regione in cui il TAPI sorgerà è storicamente caratterizzata da una forte conflittualità. Prima che il TAPI possa diventare una risorsa per l’Afghanistan, il rischio è che l’Afghanistan stesso sia un elemento di compromissione per la realizzazione dell’opera.

Le Forze di Sicurezza afghane, secondo i dati NATO resi disponibili, non sarebbero ancora preparate e dotate della completa capacità operativa che garantirebbe un’agile attività di protezione dell’infrastruttura in questione. È stato inoltre stimato dallo stesso governo afghano che, a tal scopo, sarebbe necessario l’impiego di più di 7mila componenti del personale di sicurezza nazionale, una cifra enorme considerata la ridotta capacità delle forze armate afghane.  Questo aspetto notamente critico, potrebbe rallentare ancora una volta il processo decisionale e portare il Pakistan e l’India a propendere per strategie energetiche alternative, riconsiderando la possibilità di sviluppare un corridoio con l’Iran.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->