domenica, Ottobre 17

Tanzania: una politica fiscale rivoluzionaria Il Presidente John Magufuli stupisce nuovamente la comunità internazionale varando una nuova riforma

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Il governo della Tanzania prevede di aumentare le spese per le infrastrutture da 7,3 a 14,21 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2017-2018. I capitali necessari saranno recuperati tramite prestiti domestici, internazionali e una nuova politica fiscale che colpisce le multinazionali straniere. Accordi di prestiti internazionali contratti con la Banca Mondiale e i BRICS ammontano a 712 milioni di dollari ma saranno i prestiti domestici a fare la parte del leone.

In netta controtendenza con il passato dove ci si rivolgeva alle istituzioni finanziarie occidentali, ora il Governo si appella agli attori economici nazionali per sostenere il programma di infrastrutture necessarie per rafforzare la produzione industriale,  avviare il ‘Made in Tanzania‘, e rafforzare l’integrazione economica regionale sopratutto con Rwanda e Uganda. Si calcola che i prestiti nazionali riusciranno a garantire 2,76 miliardi di dollari. Le banche rappresentano la principale fonte dei prestiti. Il governo ha siglato con le principali banche del Paese accordi finanziari che rappresentano il 41,7% della somma prevista per i prestiti domestici. Il resto dei fondi proverrà da prestiti concessi da ditte private e dalla vendita di appetitosi Buoni del Tesoro con tassi di interesse pari al 12% riscuotibili in due anni.

Non hanno tardato a giungere le critiche delle istituzioni finanziarie occidentali: Banca Mondiale e FMI. La politica varata dal governo aumenterà il debito pubblico del 4,5%. La risposta del Presidente John Magufuli è giunta altrettanto in fretta. Magufuli ha ricordato che la percentuale di deficit pubblico del suo Paese (stimato attorno al 42% del PIL) è nettamente inferiore alla percentuale che si registra nei Paesi europei e nord americani. Ha inoltre sottolineato che mentre il deficit pubblico non inferiore al 80% dei Paesi occidentali non è rivolto ad investimenti produttivi e le loro economia non riescono a superare la soglia del 1,8% di crescita annuale, il deficit della Tanzania è orientato verso investimenti produttivi capaci di mantenere la crescita annuale al 7%. Alcuni esperti finanziari tanzaniani affermano che le critiche di Banca Mondiale e FMI sono strumentali e rabbiosamente rivolte contro la Tanzania poiché per la prima volta nella storia del Paese il governo ha deciso di ridurre la dipendenza dal debito estero, privilegiando una crescita finanziata dalle realtà economiche locali e dai cittadini tanzaniani. Una scelta tattica che inevitabilmente porterà ad una maggior sovranità economica.

Ma le brutte sorprese per l’Occidente non si limitano a limitare la dipendenza finanziaria rispetto a Banca Mondiale e FMI. Viene introdotta un aumento della pressione fiscale pari al 5% sulle esportazioni di minerali. Sarà inoltre introdotto una tassa speciale pari al 1% del valore dei minerali esportati. Con queste tasse si prevede di raccogliere circa 5,8 miliardi di dollari che saranno direttamente sottratti dai facili profitti delle multinazionali straniere per finanziare il programma nazionale di infrastrutture.

La nuova pressione fiscale è stata preceduta da una politica ben peggiore per le multinazionali. Lo scorso marzo il Presidente Magufuli ha decretato un blocco  temporaneo per le esportazioni di oro e rame. Questi due minerali serviranno per avviare la raffinazione dell’oro in Tanzania e fonderie per il rame. Il progetto, per ora limitato a questi due materiali, è quello di diminuire drasticamente l’esportazioni in Occidente per trasformare la semplice vendita di minerali grezzi collegata all’economia coloniale alla loro trasformazione in valore aggiunto domestico per rafforzare la rivoluzione industriale.

Si prevede che a breve il blocco di esportazioni sia applicato anche su altri minerali. Per rendere efficace la nuova politica mineraria del Paese lo scorso maggio il Presidente Magufuli ha licenziato senza preavviso il suo Ministro delle miniere e il Direttore della agenzia statale di audit sulle esportazioni accusati di complicità e corruzione con multinazionali straniere. Al momento le aziende maggiormente colpite dall’aumento della pressione fiscale e dal ban di esportazione sono Acacia Mining, AngloGold Ashanti e Petra Diamonds.

Sul fronte domestico sono stati decisi dei consistenti sgravi fiscali sulle importazioni di macchinari per la produzione per le ditte dei settori raffineria del petrolio, tessile, pelletteria e farmaceutico. Le ditte tanzaniane di questi settori beneficeranno anche di una esenzione della IVA per tutto l’anno fiscale 2017 – 2018 che potrebbe essere rinnovata per un altro anno dopo aver valutati gli impatti sulla produzione e mercati domestici. La bonanza è garantita per aziende agricole, compagnie di trasporto, industrie manifatturiere di piccole e medie dimensioni, industrie di bevande alcoliche e non alcoliche e per tutti gli investitori tanzaniani che vorranno avviare l’industria automobilistica. Queste categorie usufruiranno di una riduzione fiscale dal 10 al 30% per cinque anni.

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