sabato, Luglio 31

Tanzania – Danimarca: niente aiuti a chi minaccia i gay Anche la UE starebbe per congelare 88 milioni di Euro, Canada e Irlanda ci stanno pensando. Certamente la decisione presa dalla Danimarca ha creato un pericoloso precedente per il Paese africano

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La prima reazione decisa alla caccia ai gay decretata dal Governatore Paul Makonda presso la capitale economica della Tanzania, Dar El Salam, è giunta dalla Danimarca, il secondo partner economico occidentale. «Sono molto preoccupato per l’evoluzione negativa in Tanzania verso le minoranze sessuali, totalmente inaccettabili. Ho deciso di conseguenza di sospendere gli aiuti umanitari di 9,8 milioni di dollari destinate alla Tanzania. La difesa dei diritti umani è una priorità per la Tanzania»,  ha dichiarato il Ministro danese per lo Sviluppo, Ulla Tornaes, che ha anche disdetto una sua visita ufficiale programmata da tempo nel Paese africano.

Nonostante la politica omofobica apertamente incoraggiata dal Presidente John Magufuli, il Governo dinnanzi alle forti reazioni della Danimarca ha tentato di prendere le distanze da Makonda, affermando che ha agito di sua iniziativa, senza consultare le autorità centrali. Queste prese di distanza non sembrano aver convinto il Governo danese in quanto la caccia ai gay a Dar Es Salam continua indisturbata, senza che il Governo di Dodoma dichiari i provvedimenti della Polizia illegali e anticostituzionali. Dall’inizio di novembre sono già stati arrestati dieci cittadini sospettati di essere omosessuali che hanno subito umilianti test anali.  Makonda rimane un alleato politico di primo ordine per il Presidente Magufuli.

La lotta contro l’omosessualità lanciata dal Governo tanzaniano è uno stratagemma per distogliere l’opinione pubblica interna da problemi ben più gravi tra i quali la progressiva restrizione degli spazi democratici voluta da Magufuli. Nel luglio 2016 sono stati proibiti tutti i raduni politici che non si svolgano durante il periodo elettorale, impedendo di fatto il diritto di manifestare. Questo divieto non riguarda il partito al potere, il  Chama Cha Mapinduzi –  CCM, che organizza raduni politici in tutto il Paese con scadenze mensili. «Gli spazi democratici si sono ridotti di molto. I cittadini vengono arrestati per aver espresso idee politiche contrarie al Governo. I leader dell’opposizione perseguitati con l’obiettivo di impedirgli il diritto costituzionale di proporre una politica alternativa alla visione del Presidente John Magufuli. Personalmente sono stato arrestato quattro volte dal 2015», ha dichiarato il principale leader dell’opposizione, Zitto Kabwe. La libertà di stampa e i media indipendenti sono sotto duro attacco.

Come reazione all’autoritario regime di Magufuli si stanno verificando delle defezioni all’interno del CCM. La Julius Nyarere Fondation ha organizzato una piattaforma politica dove i partiti di opposizione possano incontrarsi e discutere su un diverso futuro per il Paese e sulla riforma della Costituzione. Magufuli è un Presidente atipico per la Tanzania, famosa per essere un Paese con una democrazia avanzata e totale assenza di colpi di Stato o regimi dittatoriali. Julius Nyarere, il Padre della Nazione, è stato un gran pensatore socialista, panafricanista e filosofo. Ali Hassan Mwinyi, secondo Presidente della Repubblica della Tanzania, ha aperto il Paese al resto del mondo, rivitalizzando la società e l’economia nazionali dopo il periodo del ‘socialismo rurale’. I successori, Benjamin Mpaka e Jakaya Kikwete, hanno permesso l’indipendenza del Parlamento, mettendolo nella posizione di agire politicamente. Magufuli si è posizionato come un dittatore, che oltre a soffocare la democrazia sta soffocando l’economia nazionale.

La crescita economica ha subito un brusco rallentamento. Le esportazioni hanno subito un calo del 53% negli ultimi due anni. La bilancia commerciale è negativa con il Kenya e altri Paesi dell’Africa Orientale. L’esportazione di caffe, the e cotone sono crollate, facendo scattare licenziamenti di massa che hanno contribuire a rafforzare le masse di disoccupati del Paese. Solo il settore turistico continua a funzionare facendo entrare valuta pregiata. Il Governo di Magufuli sta creando anche ostacoli per l’unione politica ed economica della East African Community (Comunità economica dell’Africa Orientale), limitando la libera circolazione di merci e persone. Magufuli sta ponendo molta enfasi nella realizzazione di grandi infrastrutture pubbliche, ma questo mercato è soggetto a speculazioni e al dilagare della corruzione. Gli industriali e i commercianti stanno duramente criticando il Governo, sostenendo che si sta assistendo ad un progressivo e rapido deterioramento del clima per il business a causa di nuove leggi che hanno diminuito sensibilmente la fiducia degli investitori nazionali e internazionali.

Anche in politica estera Magufuli conduce una tattica contraddittoria. Se è vero che ha aperto il dialogo con il nemico storico, il Rwanda, arrivando a prendere come esempio il modello di sviluppo socio-economico ruandese, Magufuli non riesce ad abbandonare la politica bantu a favore del HutuPower e continua ad appoggiare il regime razial-nazista del dittatore Pierre Nkurunziza in Burundi.

La decisione presa dalla Danimarca ha creato un pericoloso precedente per i rapporti internazionali della Tanzania, che sembra essere imitato da altri partner economici occidentali.
A inizio novembre, l’Ambasciatore dell’Unione europea in Tanzania, Roeland Van De Geer, è ritornato a Bruxelles, ufficialmente ‘richiamato per consultazioni’ ma, secondo alcune fonti riportate dai media locali, invitato a lasciare per i suoi attriti con il Governo tanzaniano, accusato dal diplomatico di violazioni dei diritti civili e umani. Giovedì 15 novembre l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha annunciato un riesame complessivo delle politiche europee nei confronti della Tanzania a causa del recente inasprimento delle restrizioni imposte alle attività delle organizzazioni della società civile, dei media e di molti partiti politici.  «L’Unione Europea è molto preoccupata dal recente clima politico in Tanzania, dalle restrizioni degli spazi democratici e delle persecuzioni rivolte alla società civile, ai media e alle minoranze sessuali», ha dichiarato Mogherini. L’Alto rappresentante ha accennato anche alla vicenda dell’Ambasciatore, sostenendo che «In questo contesto le autorità tanzaniane hanno considerevolmente aumentato le pressioni sull’ambasciatore dell’UE, provocandone alla fine la partenza forzata e il richiamo a Bruxelles per consultazioni. Questo atteggiamento senza precedenti non è in linea con la tradizione consolidata di dialogo bilaterale e di consultazione tra le due parti, una situazione per cui l’UE esprime profondo rammarico. L’UE invita le autorità tanzaniane ad astenersi dall’esercitare limitazioni e pressioni indebite sulle missioni diplomatiche». Si parla della possibilità di congelare 88 milioni di euro.
Anche il Governo canadese sta discutendo sulla possibilità di interrompere la cooperazione economica e gli aiuti umanitari con la Tanzania. E in questi giorni l’’Irlanda, che l’anno scorso ha stanziato 18 milioni di euro per il Paese destinati a programmi per la salute e l’HIV, starebbe valutando la situazione.

In netta contraddizione alle dichiarazioni del Governo tese a prendere le distanze, il difensore della moralità e giustiziere dei gay, Makonda, continua a promuovere la sua politica anti-costituzionale e omofobica che palesemente viola i diritti umani di base. «Desidero lanciare un messaggio ai difensori dei diritti umani e ai Paesi stranieri dove l’omosessualità è legale. Dovete comprendere che ogni Paese ha le proprie leggi, Costituzione e norme morali. Se voi pensate che essere gay sia un diritto, applicatelo a casa vostra. Qui in Tanzania l’omosessualità è un reato».

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