domenica, Agosto 14

Tango argentino, che passione!

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Anche nella recente fiction di Negrin Tango della Libertà, vi è un approccio stereotipato al tango?

Lei mi è sembrata un po’ sopra le righe, ma il tango qui era il pretesto per portare alla luce una tragedia, quella della dittatura militare con le sue atrocità e i tanti desaparecidos. All’epoca – erano i secondi anni ’70 – il tango era censurato. Lo avevano censurato perché era una forma di aggregazione sociale, d’incontro, di vita dal basso. Fare tango poteva significare: fare opposizione. A Viareggio ho avuto la fortuna di conoscere uno dei grandi interpreti della cultura argentina  Alfredo Helmann che proprio in quegli anni se ne andò in esilio. Anche lui se fosse rimasto sarebbe oggi un desaparecido.

 

Questo genere musicale è entrato a far parte del Patrimonio universale dell’Unesco. Ma sulle sue origini si discute ancora molto. C’è chi lo attribuisce ai genovesi emigrati nell’800, come la giornalista Ida Guglielmetti (Xena Tango). Quale idea ti sei fatta?

Beh, sul tango vi è una sempre più copiosa letteratura, anche qui da noi. Tra i libri più recenti e a mio giudizio intriganti, potrei segnalare quello di un giovane docente dell’Università di Siena, David Sparti, dal titolo, appunto ‘Sul tango’ (edizione Il Mulino). Un segno dell’importanza crescente del fenomeno musicale, sociale e di costume. Culturale. Sul tema della sua nascita, come per tutte le forme musicali di origine popolare è difficile individuare un preciso atto o momento,  più facile rintracciare il luogo in cui si sviluppò e crebbe: quello delle città cresciute sul Rio della Plata nel corso dell’Ottocento, soprattutto Buenos Aires e Montevideo.

La stessa parola ‘tango’ è precedente al ballo: già nel 1803, il dizionario Real Academia Espanola indicava nel ‘tango’ una variante di ‘tàngano’, pezzetto di osso o pietra utilizzato per un gioco dello stesso nome. Solo nel 1889  gli venne dato il significato di ‘festa e ballo popolare derivato dai neri d’America’. Per altri studiosi vuol dire ‘chiuso’ nella lingua degli schiavi deportati e per altri ancora, nel dialetto afro-portoghese  tango sarebbe una variante di tambo, ovvero tamburo. Certo è che la musica che chiamiamo tango nasce dall’incontro di numerose influenze musicali: la ‘habanera’ spagnola,io ritmi africani come il ‘candombe’, la musica ritmata della conga e della milonga, della ‘payada’, dello ‘scottisch’ ma anche della polka e del valzer europei. Radici africane ed europee si sono mescolate fino a creare  un  ritmo di ballo e un preciso codice musicale.

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