domenica, Agosto 14

Tango argentino, che passione!

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A Scandicci, recentemente, per l’ultimo dell’anno all’insegna del tango vi erano al Palasport 1500 persone. Angela, so che lo scorso anno, avete ballato anche per il  compleanno di Papa Bergoglio, ma la notizia non ha avuto molta eco.

Sì, per noi è stata una grande emozione: in 3500 persone a ballare una Milonga in piazza S. Pietro, in occasione dell’udienza del mercoledì del S. Padre. E’ vero, i media  hanno dato scarso rilievo all’evento che era organizzato da una nota tanguera romagnola, sottovalutandone l’importanza o chissà per quali altri motivi, ma sui social la notizia e le immagini dell’evento-omaggio hanno avuto risonanza mondiale. Ormai la nostra comunicazione, anche attraverso il sito della Federazione Fai Tango, passa  quasi esclusivamente attraverso la rete. Lo stesso Papa ha gradito moltissimo: «soffia un vento pampero», disse simpaticamente.

 

Il tango: lo hai definito un genere musicale affascinante e misterioso: sono queste le ragioni principali del suo tardivo successo?

Alfredo Helmann nel suo libro ‘Passione di tango’ lo descrive così: «Nato per essere ballato, i poeti lo resero canzone». Anibal Triolo invece lo racconta in questo modo: «Per me il Tango è il suono del mio cuore, della strada dove vivo, dello sguardo di chi ho incontrato ed essendo una musica popolare è fatta di emozioni e di sentimenti». Sì, affascinante e misterioso, ma a queste ragioni se ne aggiungono altre assai importanti: intanto, rispetto alla salsa ed alla musica latino-americana,  che da una trentina e più anni  domina la scena da ballo, il tango argentino ha il pregio  di non porre limiti generazionali: chiunque, a qualsiasi età, può prendervi parte. Inoltre, quello che all’inizio era un genere apprezzato sopratutto  dalle persone di mezza età, ora comincia a suscitare l’interesse e  la partecipazione dei giovani e dei giovanissimi, i quali scoprono per la prima volta la novità del ballo di coppia.

Il tango è una continua sfida con sé stessi, superati i primi momenti nei quali alcuni abbandonano i corsi, chi  prosegue poi va avanti per anni. Ma il Tango è soprattutto l’Arte dell’Abbraccio e l’Abbraccio è l’Anima del Tango. Per una come me nata negli anni ‘60 che ha visto il valzer solo nei film di Visconti e le polke  nei noir francesi e che alla fine ha sempre  pensato che era roba per le vecchie generazioni, il tango è  stata una rivelazione, una scoperta, un doversi ricredere cedendo all’abbraccio del ballo. Ce lo ripete continuamente il nostro Maestro: dentro quel fatidico abbraccio c’è uno stare insieme, un incontro  profondo di elementi complessi e al tempo stesso normalissimi, naturali. Ci si abbraccia per diventare una coppia, per creare quel ‘noi’ che renderà la danza l’espressione dell’incontro di due espressività non dichiarate ma eseguite in una partitura.

 

Quanto al suo diffondersi anche da noi vi hanno contribuito certi film e anche le fiction?

Non credo molto, perché spesso il tango che  propongono, tranne alcuni casi, è legato a stereotipi non reali, falsato sia nell’abbigliamento dei ballerini che nelle figure nell’ambientazione, con le donne sempre acconciate da femme fatale. In ‘Ballando con le stelle’ si propone invece un tango più realistico.

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