giovedì, Ottobre 28

Tangentopoli: rivoluzione Di Pietro-Semler-Luttwak? Un complotto ebraico-americano?/1 C'è qualcosa (e se sì cosa) dietro la volontà moralizzatrice di Mani Pulite? radici e motivazioni al di là della lotta alla corruzione

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In 2 puntate anticipo in questa sede uno dei capitoli del mio libro di prossima pubblicazione intitolato ‘Pro-arabi e pro-israeliani nella storia dell’Italia repubblicana (1948-2015)‘, una riflessione già avanzata lo scorso anno da queste colonne.

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Tra il 17 febbraio 1992 -data del primo arresto da parte del Pool giudiziario di Milano di un socialista milanese di secondo piano, Mario Chiesa, accusato di corruzione in un appalto di lavori pubblici- e la fine del 1993, l’Italia è attraversata da un’onda cosiddettarivoluzionaria’: finalizzato ufficialmente a combattere la corruzione del ceto politico, il processo di destabilizzazione sarebbe sfociato, in realtà, nell’azzeramento della struttura partitica, istituzionale ed economica della ‘prima Repubblica’ nata dalla Resistenza. Sono anni bui per l’Italia, segnati da riforme antipopolari che avrebbero causato la perdita della sovranità monetaria, la privatizzazione di tutta l’industria di Stato, l’introduzione sistematica del ‘lavoro interinale’, cioè precario. Anni marcati dalla violazione reiterata del garantismo delle azioni giudiziarie, e dall’amplificazione e anticipazione da parte dei mass media degli avvisi di garanzia agli indagati, in modo da distruggerne comunque la carriera: come nel tipico caso del portavoce DC Enzo Carra, fotografato in manette mentre entra in Tribunale, o di Bettino Craxi o di Giulio Andreotti.

La motivazione per l’azione avviata dai magistrati del Pool di Milano era assolutamente fondata: la corruzione era diffusa in gran parte del ceto politico nazionale e locale. Bisognava estirparla. Ma dentro Tangentopoli, lungo questa direttrice, era presente un equivoco di fondo, probabilmente voluto da chi intendeva usare la lotta alla corruzione a fini squisitamente politici: l’equivoco consisteva nella confusione tra la corruzione personale (il politico che intascava per sé una percentuale dei soldi versati dall’imprenditore) e la pratica pluridecennale delfinanziamento illecitodei partiti, realizzato attraverso un identico sistema di tangenti richieste ai vincitori delle gare di appalto per lavori pubblici. Una pratica condivisa da tutte le formazioni dell’arco costituzionale -come riconosciuto da diversi leaders: Bettino Craxi nel suo discorso del 29 aprile 1993 alla Camera, il DC Cirino Pomicino e persino l’ex PCI Lucio Libertini – nella quale venivano addirittura applicate percentuali fisse per dividere la somma secondo il numero di rappresentanti istituzionali di ciascun partito a livello cittadino, regionale, nazionale. Finanziamento, dunque, sì illecito, ma -al contrario della corruzione personale- potenzialmente condonabile dalla giustizia se dietro Tangentopoli non ci fosse stato altro che l’intento di moralizzare la vita politica nazionale.

Cosa d’altro? Cosa? in mesi e anni turbinosi, segnati non solo da clamorosi arresti e avvisi di garanzia a leader politici fino al giorno prima sicuri di essere intoccabili, ma anche da misteriose morti di imprenditori privati come Raul Gardini, o pubblici come il Presidente dell’ENI Gabriele Cagliari. Anni cadenzati da attentati eccellenti, nel 1992 contro i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e nel 1993 contro diversi luoghi simbolici, a Milano, a Firenze (Accademia dei Georgofili) a Roma (il palazzo Lateranense di proprietà del Vaticano): attentati che servirono a far fare nuovi passi in avanti alla ‘rivoluzione’, fino alla ‘conquista’ del Quirinale (Oscar Luigi Scalfaro, eletto Presidente pochi giorni dopo l’attentato di Capaci) e dei servizi segreti (pochi giorni dopo l’ingresso del nuovo Capo dello Stato al Quirinale)?

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