lunedì, Maggio 10

Tangenti e tangenti Lotta alla corruzione e difficili punti di incontro

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Questione di tangenti. Quelle economiche in primo luogo, riportate alla ribalta da Piercamillo Davigo con le sue esternazioni a memento della inesausta corruzione. Appena insediatosi come nuovo Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ha detto che «è una vecchia storia, questa del ‘giustizialismo’ e del ‘conflitto’. Noi facciamo indagini e processi. Se poi le persone coinvolte in base a prove e indizi che dovrebbero indurre la politica e le istituzioni a rimuoverle per un giudizio morale o di opportunità vengono lasciate, ricandidate o rinominate è inevitabile che i processi abbiano effetti politici». E insomma, parafrasando una vecchia battuta, praticamente ‘non siamo noi che siamo giustizialisti, sono loro che rubano e i loro amici che li proteggono’, come avevamo ricostruito ne il Contrappunto’ con ‘Il Padre Napolitano e il Figlio Renzi 20 aprile 2016. Sul ‘fronte’ di Davigo si sono posti, con diversi accenti e cautele, alcuni magistrati non certo ‘estremisti’ da Piergiorgio Morosini autorevole membro eletto dai magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura a Marcello Maddalena già Procuratore Generale a Torino, ed anche Nino Di Matteo Sostituto Procuratore a Palermo. ‘Magistratura Indipendente’, la corrente cui Davigo ha lungamente appartenuto prima di fondare ‘Autonomia e Indipendenza’, reagisce invece sostanzialmente dissociandosi e addirittura fibrilla la stessa ‘Magistratura Democratica’, la componente più di sinistra.

Se in questo modo riassume un assoluto rilievo da noi, la questione tangenti e dintorni è risolta più spicciamente in Cina, dove sono appena stati chiariti i criteri della pena di morte per appropriazione e tangenti. La pena capitale sarà dunque applicabile ai leader corrotti che si appropriano di fondi o accettano tangenti per oltre 463.000 dollari. Lo ha stabilito la Corte Suprema del Popolo e la Procura Suprema (anche quella, naturalmente, del Popolo) vale a dire le più alte autorità giudiziarie del Paese. Il provvedimento, già entrato in vigore, si propone di chiarire l’ultima revisione del Codice penale della fine del 2015, che non prevedeva le quantità esatte per le quali potrebbe essere applicata la pena di morte, lasciando la decisione finale alla discrezionalità dei giudici. Le due istituzioni hanno precisato che nel caso l’accusato collabori nelle indagini, confessi il crimine o restituisca la somma sottratta, l’esecuzione potrebbe essere sospesa per due anni, il che equivale ad una commutazione in ergastolo, la punizione più comune in Cina nei casi di corruzione. Le nuove norme prevedono pure che gli alti funzionari possano essere processati per complicità se non denunciano pratiche di corruzione dei loro stretti collaboratori o di membri della stessa famiglia. Da quando il Presidente Xi Jinping è entrato in carica tre anni fa, il governo cinese ha condotto un’aggressiva campagna contro la corruzione, diffusa in tutti i settori compreso l’esercito che in precedenza era stato intoccabile, portando a decine di licenziamenti ed espulsioni dal Partito Comunista, oltre ad indagini, processi e condanne a tutti i livelli. E del resto il pur politicamente moderatissimo Davigo è stato ineditamente ridipinto da molti suoi critici come comunista. Pena di morte nel suo caso, fortunatamente, esclusa.

Ma ‘tangente’ significa anche in geometria il punto di incontro tra una retta ed una curva. E quanto a punto di incontro qui siamo ad affare in questo momento quasi ancor più delicato, ché è ripartito il giochino per cui sembra preferibile prospettiva attaccare i ‘vicini’ del Partito Democratico piuttosto che gli avversari sotto qualsiasi veste si propongano. In Italia tutta, come si è visto anche in occasione del 25 aprile a Milano, il vero obiettivo della sinistra sembra più il ‘democratico’ Giuseppe Beppe Sala che il berlusconiansalvinianmelonianalfanianpasserianechipiùnehapiùnemetta Stefano Parisi. Stesso discorso, in qualche caso ancor più crudo, sul versante del centrodestra. E il punto di incontro diventa in questi casi ‘punto di scontro’, con i risvolti non solo di piazza ma di urna che potrebbero avere pesanti conseguenze nel voto per i Comuni del 5 giugno e nei ballottaggi del 19. E lì si vedrà dove porta l’incontro e lo scontro dei diverse flussi e riflussi di volontà politiche, consensi e ‘tangenti’.

 

 

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