sabato, Giugno 19

Le sfide dello Sceicco Tamim

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Doha – Non è passato ancora un anno da quando lo Sceicco Tamim bin Hamad al Thani è diventato Emiro del Qatar, il 25 giugno 2013, all’età di 33 anni. L’abdicazione del padre Hamad, avvenuta a 61 anni, un passaggio di consegne sereno e il fatto che il Qatar sia guidato dal leader più giovane del mondo arabo sono tutte caratteristiche particolari. I leader arabi, in genere, restano al potere a vita, se non vengono deposti con la forza. Le transizioni politiche, dunque, sono spesso violente, o perlomeno dolorose. Nel Qatar non è così.

Ciò nondimeno, assumere il potere per Tamim non è stato facile. Il ‘Sunday Times’ ha recentemente pubblicato un dettagliato resoconto sul fatto che Mohammad Bin Hammam, popolare ex giocatore della nazionale di football, avrebbe speso 5 milioni di dollari per contribuire a rendere sicuro il Qatar in vista del campionato del 2022; la pubblicazione di questo articolo rischia di far perdere al paese l’organizzazione del prestigiosissimo evento. 

Il Qatar nega ogni addebito: non esisterebbe alcun “piano per comprare la Coppa del Mondo”. I media qatarioti e l’ente promotore dei mondiali, il Supreme Committee for Delivery & Legacy, negano decisamente che Mohammad bin Hammam abbia svolto un ruolo, più o meno ufficiale, all’interno del Comitato di candidatura di Qatar 2022.

Se pure le accuse di corruzione a carico di funzionari qatarioti non risultassero confermate, il danno è fatto. Così, sia che l’assegnazione del 2022 venga confermata o meno, la reputazione del Qatar ne risulterà pesantemente danneggiata e sarà difficile per questo paese, piccolo, ma ambizioso e ricchissimo, dissociarsi dalle accuse di corruzione e abuso d’ufficio.

Il mondo guarda con sospetto alla mentalità tipicamente qatariota, cioè che con il denaro si possa comperare tutto. E sono molti gli europei, specie se britannici, francesi e spagnoli, a non fidarsi del Qatar a causa dei suoi investimenti di alto livello nel vecchio continente. Anche nel mondo arabo il Qatar è guardato con sospetto, per la sua assertività politica, ritenuta eccessiva, per il sostegno offerto ai Fratelli Musulmani e per l’influenza che Al Jazeera Arabic esercita nel mondo dei media.

L’organizzazione dei mondiali del 2022, avvenuta nel 2010, è uno dei ‘doni avvelenati’ che Tamim ha ereditato dal padre Hamad, insieme con il ruolo. Un’altra sfida che dovrà risolvere sarà il trattamento che il Qatar riserva ai lavoratori stranieri, soprattutto ai sottopagati operai dell’edilizia. Molti di loro vivono in abitazioni luride, anguste e pericolose. Le condizioni di lavoro sono spesso aberranti e il kafala (sistema di sponsorship) è stato paragonato a una forma di schiavitù contemporanea.

I media occidentali e le organizzazioni per i diritti umani denunciano le condizioni dei lavoratori migranti nelle imprese edili del Qatar. Le cronache parlano di datori di lavoro che requisiscono i passaporti agli operai, di lavoratori non pagati o sottopagati e di condizioni sanitarie e di sicurezza molto carenti. Anche se il Qatar ha annunciato di voler rivedere il sistema di kafala e modernizzare la legge sul lavoro, queste riforme non sono state ancora realizzate.

Lo Sceicco Tamim si trova dunque in una posizione difficile. Da un lato, ovviamente, vuole migliorare l’immagine e la reputazione del suo paese. Dall’altro lato, deve tenere presenti le sensibilità e le preoccupazioni della popolazione nativa del Qatar, che rappresenta il suo primo e principale bacino elettorale.

I qatarioti sono solo il 12% della popolazione totale del Paese. Per Tamim, il senso di patriottismo, l’orgoglio e il senso di appartenenza sono tutti fattori importanti e, dopo essere diventato emiro, ha teso una mano a chi critica la concessione di incarichi di rilievo a stranieri, da parte del governo. Attuando una strategia di ‘qatarizzazione’, Tamim ha fatto rimuovere diversi funzionari non qatarioti dai loro ruoli di alto profilo, per poi sostituirli con nativi del Qatar. L’emiro ha anche introdotto un sistema di coscrizione, rendendo il servizio militare obbligatorio per i giovani uomini qatarioti.

Diversamente da suo padre Hamad, che aveva introdotto un’ampia gamma di riforme, Tamim non è né un attivista, né un modernista. Si impegna, certo, a consolidare le acquisizioni degli ultimi venti anni, ma nel suo primo anno di incarico non ha mostrato alcun segno di voler intraprendere iniziative sociali o culturali per la democratizzazione del Qatar, né di voler indire le elezioni che erano state promesse dal padre.

Non ha nemmeno fatto alcun tentativo di liberalizzare il mondo dei media, che Freedom House e altre ONG considerano, appunto, non liberi.

Curiosamente, proprio alcuni qatarioti progressisti espatriati temono maggiormente gli effetti della cancellazione dei mondiali del 2022. Ciò rischierebbe di rallentare l’impulso alla modernizzazione del kafala, alla riforma delle arcaiche normative sul lavoro, all’apertura del mondo dei media e alla realizzazione di un paese più trasparente e tollerante. I mondiali possono produrre delle tensioni nella società conservatrice del Qatar, ma possono anche renderlo un posto migliore.

Lo Sceicco Tamim non deve semplicemente affrontare le tensioni interne, le pressioni per migliorare la situazione dei lavoratori e per revisionare il kafala, o il danno di immagine dei mondiali. Dopo aver condotto, per anni, politiche estere brillanti e di successo, dopo essere diventato un’importante figura di scala regionale durante il regno di suo padre Tamim, oggi rischia concretamente di vedere il Qatar isolato nel mondo arabo.

Le relazioni con i vicini paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo persico (GCC), sono infatti logore. Gli ambasciatori del Bahrain, degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita sono stati richiamati da Doha nel mese di marzo e  non vi sono ancora rientrati.

Anche i rapporti tra Qatar e Egitto sono estremamente tesi. Il presidente egiziano eletto, generale Abdel Fattah al-Sisi, accusa il Qatar di sostenere i “terroristi” Fratelli Musulmani e il presidente deposto, Mohammed Morsi. Il canale globale qatariota Al Jazeera in Egitto è oscurato e quattro dei suoi giornalisti sono stati incarcerati con accuse molto gravi.

Il peggior disastro per il Qatar e per il suo giovane governatore Tamim è probabilmente la guerra civile che si sta svolgendo in Siria. Il Qatar è stato collaborativo con l’opposizione islamica moderata in Siria, ma in cambio di un sostegno molto importante, in termini finanziari, militari, e politici, ha ricevuto ben poco. Le vicende della guerra sembrano volgersi a favore di Bashar al Assad.

Nel primo anniversario del suo incarico, a Tamim non mancano le sfide. L’emiro del Qatar, che ama comunicare con il suo popolo via Facebook e Twitter e in patria è molto popolare, non ha ancora messo in chiaro come voglia affrontare i problemi del suo paese. Inaffidabile per una parte della pubblica opinione occidentale e impopolare nel mondo arabo, Tamim affronta una sfida gigantesca, quella di traghettare il Qatar verso acque meno agitate.

 

Traduzione di Valeria Noli (@valeria_noli)

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