sabato, Settembre 18

Talk a perdere field_506ffb1d3dbe2

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19e40 

E’ davvero utile l’assemblea di condominio camuffata da chiacchiericcio pare-politico, che si tenta di nobilitare con il nome esotico e anglofilo di talk?

Il crollo verticale degli ascolti, i mugugni dei telespettatori, stanchi-stufi di assistere all’ennesime repliche della solita pantomima dei ‘finti’ litigi a tutela non certo dei cittadini, ma, si sospetta, dei privilegi egoistici di chi sbraita, sta scompaginando gli stucchevoli palinsesti-fotocopia delle Reti TV.

E questo proprio appena si è consumato un trasloco di Rete di uno dei divi del talk, Giovanni Floris, dalla Tv di Stato a La7, a suon d’ingaggi manco fosse Vidal, con tutta la polemica che ne è seguita alla sua sostituzione con il ‘repubblichista’ (non oserei definirlo ‘repubblichino’) Massimo Giannini, corpo estraneo rispetto alla RAI e accusato di essere l’untore degli sprechi.

Colui che dovrebbe gridare allo spreco, a mio avviso, sarebbe il padre-padrone di Repubblica, Carlo De Benedetti.

Presumo che Giannini, accortamente, non si sia bruciato totalmente i ponti con la Testata che ha fatto la sua fortuna ed un benché minimo cordone ombelicale attivo se lo sia lasciato, foss’anche un simbolico contratto di collaborazione – quanto simbolico resta più segreto del Patto del Nazareno -. Il pubblico è incostante e se oggi appari un guru, domani puoi essere seppellito da una lapidazione di ‘Uffà’ – Floris insegna -.

Quest’accorta strategia di non troncare col passato potremmo chiamarla il metodo Maltese, ove per tale non s’intende un abitante dell’isola mediterranea e neanche una varietà di arance, bensì si fa riferimento al deputato europeo della lista Tsipras, Curzio Maltese, dagli introiti double face.

In essi, infatti, si cumulano sia gli emolumenti da parlamentare a Strasburgo, sia quelli provenienti da una collaborazione con ‘Repubblica’ su temi non politici, come ci ha tenuto a rimarcare allorché è stato beccato con le dita nella marmellata.

Si attendono suoi lirici articoli su R2 di critica artistica sulla suggestiva statuetta del Manneken Pis, monumento simbolo di Bruxelles. Avviandosi Curzio all’età in cui comincia ad impensierire la prostata, potrebbe anche sentirsi ispirato.

Ma torniamo al tramonto dei talk. La campana a morto gliela ha suonata colui che più degli altri ha fatto una bandiera dello stile rissoso, Michele Santoro, mio comprovinciale.

Michele chi?’, anche lui con un passato poco commendevole come parlamentare europeo peone, ha dichiarato pubblicamente che il pubblico è nauseato dai talk. E lo dice proprio quel Santoro che ha tratto un vantaggio competitivo, in termini d’ascolto, dai faccia a faccia all’arma bianca fra i suoi ospiti e con lui, facendo il bimbo candido e ingenuo e assumendo il ruolo del ‘semplice’ che urla che ‘Il re è nudo’.

Intanto, un’altra ‘talkista’ di origine Rai, trasmigrata a La7 ed ex parlamentare europea, Lilli Gruber, è sparita dai radar dei telespettatori per una supposta malattia temporaneamente invalidante (Federica Sciarelli frigge dalla voglia di dedicarle un siparietto in ‘Chi l’ha visto?’). Non è che, semplicemente, se ne sia andata a Merano, ad anoressizzarsi da Chenot, dove mi è capitato d’incontrarla anni fa?

La mossa risulta provvidenziale per la debacle di Floris con ‘Diciannoveequaranta’, rivelatosi con minore grinta delle pecore dell’Intervallo della mia infanzia.

Lo hanno traslocato nel programma Gruberiano e, secondo me, il cambio nella conduzione dice chiaramente che la ‘roscia’ non tornerà indietro, perché mai avrebbe accettato di essere sostituita da un collega capace di disaffezionare anche lo spettatore più catechizzato.

Il rischio è, infatti, quello di trasformare un ‘Otto e mezzo’ in uno ‘Zero meno meno’. Lo conferma la durata meteorica della precedente trasmissione di Floris.

Quanto, poi, alla seconda trasmissione di quest’ultimo, in confronto diretto con la sua ex ‘Ballarò’, pare che, grazie anche ad un parterre di ospiti che, da puparo d’elezione, è in grado di dirigere verso le scaramucce, si sia evitato per questo ampio ventaglio di ospiti il crollo totale.

Ma i porteur degli ospiti di entrambi le Reti hanno saputo fare il loro mestiere e dunque, gli stakanovisti dei talk – che, come ha denunciato Santoro, sarebbero in crescente rarefazione – hanno avuto le loro soddisfazioni, compresa una pallosissima predica di Roberto Benigni che benignava a tutto spiano.

Crozza, sull’altra Rete, crozzeggiava: insomma, nulla di nuovo sotto il sole. L’unica minuscola novità è stato il ringraziamento ‘nominativo’ ed esplicito che Giannini ha fatto a tutti i collaboratori che avevano contribuito alla messa in onda.

E ‘Diciannoveequaranta’ è probabilmente vissuto l’éspace d’un matin (anzi, d’una soirée) proprio perché si correva il rischio che questa civile abitudine potesse essere adottata, dopo qualche altra puntata, da Floris per ringraziare i suoi 25 spettatori reduci – Manzoni non parlava forse dei suoi 25 lettori? -.

E di Corrado Formigli, che ha fatto il talk dei talk, quello che ha battuto tutti i record di durata, manco dovesse inseguire la registrazione nel Guinness dei primati, vogliamo parlarne? Ma per carità… già è durato troppo!

Allora, molto più digeribile e compresso – anche perché focalizzato su un vis à vis senza sovrapposizioni fra gli ospiti – l’ ‘In mezz’ora’ di Lucia Annunziata, anche se, personalmente, mi pare concettualmente dissonante la circostanza che lei abbia una trasmissione in quella RAI di cui è stata Presidente.

A proposito di Presidenze, su Annamaria Tarantola si addensano nubi tarantolate. I profeti di sventura sentenziano che non mangerà il panettone – il suo direttore generale invece gusterà la colomba altrove: ciò, a mio avviso, per evitare clamorose e dilanianti ‘cacciate’, ragion per cui ha già annunciato lui la tempistica del suo addio, rassicurando i suoi becchini – sostituita da un tizio, tal Pilati, il cui cognome già non promette bene.

D’altronde, per far dimagrire la RAI, si potrebbe tentare anche la carta della ginnastica Pilates.

 

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