sabato, Settembre 18

Talebani: organismi resilienti, geneticamente non modificati In questi 20 anni i talebani, che, lungi dall'essere una minoranza, rappresentano un modo di vedere ampiamente diffuso nella società afghana, si sono evoluti, dimostrando resilienza, per restare inalterati. Chi sono i talebani, vecchi e nuovi, come non sono cambiati dagli anni '90, perchè il nuovo Emirato Islamico sarà una versione neanche troppo aggiornata di quello dal 1996 al 2001

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Ieri 15 agosto 2021, Kabul si è arresa ai talebani. Ora l’Afghanistan è nelle mani dei talebani. La loro bandiera è issata sul palazzo presidenziale, dopo la precipitosa fuga del Presidente Ashraf Ghani in Tagikistan. E’ la stessa bandiera bianca con scritta nera che indica la testimonianza di fede dei musulmani che era stata utilizzata dai talebani quando presero il potere negli anni ’90. E i nuovi padroni del Paese hanno annunciato la rinascita dell’Emirato Islamico, in linea con quello che hanno sempre sostenuto i negoziatori talebani: l’adozione di una nuova Costituzione che trasformi il Paese in un ‘emirato -uno Stato islamico governato da un piccolo gruppo di leader religiosi con potere assoluto.

Le forze di sicurezza nazionali afghane, addestrate dagli americani e dalle altre forze NATO sul terreno, non hanno combattuto, si sono disciolte come neve al sole, contro ogni previsione di soli pochi giorni fa, quando si parlava della caduta della capitale in 3 mesi.
Negli ultimi due decenni, gli Stati Uniti hanno versato
trilioni di dollari in Afghanistan per cacciare i talebani. Questo colossale sforzo finanziario si è concluso con un fiasco totale: gli americani e le altre forze internazionali sul terreno che fuggono con la coda tra le gambe. Come accadde in Vietnam, nel 1975, quando gli americani fuggirono da Saigon. Il collasso dell’Esercito afghano è avvenuto molto più rapidamente di quanto il Presidente USA Joe Biden e la sua squadra si aspettassero, e conseguentemente l’arresa di Kabul.

Il Paese sta ora affrontando il ritorno al potere dei talebani, che la gran parte degli osservatori immagina essere molto simile a quello degli anni ’90, quello del ‘primo’ emirato, ovvero deterioramento di tutte le libertà civili, in particolare per le donne. E il Presidente dei capi di stato maggiore americani, il generale Mark Milley, ha affermato che gruppi terroristici come al-Qaeda potrebbero ricostituirsi in Afghanistan prima dei due anni che i funzionari della Difesa avevano precedentemente stimato.

«Un anno in più, o cinque anni in più, di presenza militare degli Stati Uniti non avrebbe fatto la differenza se l’Esercito afghano non può o non vuole tenere il proprio Paese», ha dichiarato Biden nelle ore precedenti la caduta del Paese in mano ai talebani. Una dichiarazionedi resa politicache spiega bene sia la valutazione dell’Amministrazione Biden sulla situazione nel Paese, sia perchè, in soli tre mesi da quando gli USA hanno iniziato a ritirare le truppe dal Paese -a seguito di una guerra di 20 anni che ha ucciso 2.448 membri del servizio statunitense, 3.846 appaltatori militari statunitensi e 66.000 militari e polizia nazionali afgani i talebani siano riusciti a stupire il mondo conquistando fulmineamente il Paese con la resa finale in meno di 24 ore della capitale. I talebani sono in sintonia con gli afghani. I talebani sono una forza indiscutibile ancorata nell’Afghanistan profondo.

I talebani (che in lingua pashtu significa ‘gli studenti’), avevano preso il controllo dell’Afghanistan nel 1996, dopo aver catturato Kabul da vari gruppi rivali nella guerra civile afghana. Assunto il potere, hanno stabilito un governo basato sulla loro interpretazione estrema della legge islamica della sharia e hanno governato per cinque anni. Il regime talebano sarebbe poi stato rovesciato nel 2001, a seguito dell’invasione del Paese voluta e guidata dagli Stati Uniti.
Durante i cinque anni di governo dei talebani -che è stato quasi universalmente evitato da altri governi ma sostenuto
militarmente e politicamente dal Pakistan alle donne è stato proibito lavorare, frequentare la scuola o uscire di casa senza un parente maschio, e dovevano coprire i loro corpi dalla testa ai piedi con il burqa. Non potevano visitare centri sanitari, frequentare la scuola o lavorare. Gli uomini erano costretti a farsi crescere la barba e indossare un berretto o un turbante. La musica e altri intrattenimenti furono banditi.
Chiunque non rispettasse queste regole rischiava di essere frustato pubblicamente, picchiato o umiliato. Le donne che disobbedivano a queste regole potevano essere
uccise.

Sono trascorsi vent’anni dall’invasione degli Stati Uniti del 2001 che ha rapidamente rovesciato il regime talebano. La maggior parte dei combattenti talebani oggi ha meno di 30 anni. Alcuni non erano nemmeno nati nel 2001.
La sconfitta dei talebani del 2001 venne celebrata dagli afgani dentro e fuori l’Afghanistan. I bambini hanno iniziato a far volare gli aquiloni e a giocare, cose fino ad allora vietate. La musica è tornata vibrare, e le donne hanno lasciato le loro case per studiare o lavorare senza paura di essere picchiate dai talebani. Sono entrata in buon numero nella vita pubblica, dal diritto, alla medicina e alla politica. Le donne costituiscono
più di un quarto dei parlamentari e nel 2016 più di 150.000 donne erano state elette alle cariche locali. Molti uomini si sono rasati la barba. L’Afghanistan si è aperto al mondo.
In questi 20 anni i talebani, però, non sono scomparsi, per quanto gli afgani avessero ripreso una parvenza di vita normale, piuttosto si sono evoluti, dimostrando resilienza, per restare inalterati.

Quando diciamo ‘talebani’ pensiamo a uomini con barba e turbanti, guidati dall’ideologia fondamentalista islamica e responsabili di una diffusa violenza. Quando pensiamo a quelli degli anni ’90, immaginiamo «gli sradicati dalle scuole religiose situate al confine afghano-pakistano, i fuoriusciti dai campi profughi afgani in Pakistan», afferma Didier Chaudet, Addetto scientifico dell’Istituto francese per gli studi dell’Asia centrale. «Questo non ha molto senso, soprattutto per la loro leadership, e in particolare per coloro che hanno esercitato responsabilità militari dagli anni ’90: sono, il più delle volte, uomini che hanno già combattuto i sovietici, e quindi più vecchi di quelli nati e cresciuti in questi campi profughi».
Bisogna infatti risalire agli anni ’80, quando i guerriglieri afgani chiamatiMujahedeenhanno condotto una guerra contro l’occupazione sovietica per circa un decennio. Sono stati finanziati ed equipaggiati da una serie di poteri esterni, inclusi gli Stati Uniti. «Nel 1989, i sovietici si ritirarono e questo segnò l’inizio del crollo del governo afghano che aveva fatto molto affidamento su di loro. Nel 1992 fu formato un governo mujahedeen, ma soffrì di sanguinose lotte intestine nella capitale», ricostruisce Kaweh Kerami, docente a contratto presso l’Università americana dell’Afghanistan (AUAF) e consulente di ricerca presso l’Afganistan Research and Evaluation Unit. «Le condizioni sfavorevoli sul terreno hanno creato un terreno fertile per l’emergere dei talebani. Un gruppo fondamentalista islamico dominato dall’etnia pashtun. Si ritiene che i talebani siano apparsi per la prima volta nelle madrasse religiose della linea dura finanziate dall’Arabia Saudita nel nord del Pakistan nei primi anni ’90. Alcuni di loro erano combattenti mujahedeen contro i sovietici. Nel 1994, i talebani hanno iniziato una campagna militare dal sud dell’Afghanistan. Nel 1996, il gruppo conquistò Kabul, senza trovare molta resistenza».

«Come mostrano Anand Gopal e Alex Strick van Linschoten nella loro analisi approfondita dell’ideologia talebana, la loro leadership e l’ideologia che hanno promosso, provenivano dall’ambiente rurale, di villaggio pashtun in territorio afghano», afferma Didier Chaudet. «Non si tratta quindi di ideologia estranea all’Afghanistan, ma al contrario di un pensiero radicato in una popolazione ben definita. E se la loro ideologia è stata fondamentalista negli anni ’90, si è evoluta in una certa misura: i leader dei talebani hanno capito che le loro politiche passate li avevano alienati anche alla popolazione pashtun che avrebbe dovuto sostenerli. A poco a poco, l’ideologia dei talebani, dopo il 2001, è convergente verso un approccio islamista più tradizionale, mettendo da parte gli elementi più paralizzanti del suo passato fondamentalismo».

Oggi, i membri più giovani dei talebani, che 20 anni fa detestavano la tecnologia, hanno adottato social media, TV e radio per promuovere la loro versione estremista della legge islamica. Lungi dal rifiutare la tecnologia, ne fanno pieno uso per la loro propaganda. «E piuttosto che opporsi sistematicamente all’istruzione statale, soprattutto delle ragazze, preferiscono controllarla. Anzi, invece di attaccare le scuole finanziate da Kabul, le cooptano, garantendone la protezione, soprattutto nelle zone rurali, dove le forze di sicurezza filo-governative non sono abbastanza forti per opporvisi», afferma Chaudet. Meglio ancora, «sono responsabili della selezione degli insegnanti e fanno in modo che questi non si accontentino di ricevere i loro stipendi senza venire a insegnare… L’obiettivo dei talebani è mostrare alla popolazione che sono più di un ribellione, che sono pronti a governare e a farlo in modo efficace».

Anche la retorica dei loro leader più anziani è cambiata dal 2001, almeno formalmente e nelle loro dichiarazioni sulla scena internazionale.
«Durante i negoziati di pace e durante le visite all’estero, la leadership dei talebani ha espresso sia la convinzione che le donne abbiano diritti secondo le leggi islamiche sia il desiderio di ridurre la violenza in Afghanistan. Il gruppo si è anche impegnato a proteggere infrastrutture pubbliche come edifici governativi, strade e scuole, che ha spesso attaccato», afferma Sher Jan Ahmadzai, Direttore del Centro per gli studi sull’Afghanistan dell’Università del Nebraska. «In pochissime aree dell’Afghanistan che i talebani hanno controllato per molti anni, i membri locali del gruppo hanno permesso alle ragazze di andare a scuola dopo che i leader della comunità hanno negoziato con i leader talebani locali. Ma nelle aree appena catturate le loro politiche sono più dure».
Ahmadzai rileva che
dopo le prime conquiste talebane di queste settimane, «i governanti talebani del nord e del nordest dell’Afghanistan hanno chiesto alle famiglie di far sposare una ragazza per famiglia ai loro combattenti; hanno detto che le donne non dovrebbero uscire di casa senza un parente maschio; e hanno ordinato agli uomini di pregare nelle moschee e farsi crescere la barba. La Commissione indipendente per la riforma amministrativa e il servizio civile, un’agenzia governativa afghana, afferma che le infrastrutture pubbliche sono state distrutte e i servizi sociali sono stati bloccati in molte aree controllate dai talebani, lasciando 13 milioni di persone senza servizi pubblici».
Insomma, secondo Sher Jan Ahmadzai, tutto sta a dimostrare «che
i talebani credono ancora nel ripristino del loro vecchio sistema di emirato, in cui un leader religioso non eletto, o emiro, era il decisore finale. Nessuno poteva contestare i suoi verdetti perché si credeva che avesse un’autorità divina conferita da Dio».
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Cosa è cambiato? Assolutamente niente», ha affermato Ahmad Rashid, un giornalista pakistano che ha seguito l’Afghanistan per 20 anni, al quotidiano tedesco ‘Deutsche Welle‘ a luglio. «I talebani non credono nella democrazia. Vogliono solo il crollo del governo in modo da poter riconquistare l’Afghanistan e reimpostare il loro sistema».

L’odio verso gli sciiti, che, negli anni ’90, ha stretto un forte legame tra i fondamentalisti afgani più radicali e i jihadisti stranieri, «sta venendo meno: i talebani non esitano più a collaborare con gli sciiti, mentre questa ostilità è ancora rilevante per Daesh», afferma Didier Chaudet. Il discorso islamista portato avanti dai talebani «è principalmente simile a un nazionalismo che utilizza un vocabolario religioso, essendo l’Islam fondamentalmente associato all’identità afghana: le questioni dell’indipendenza nazionale e il rifiuto della presenza straniera dominano oggi le loro parole. Ma questo nazionalismo, se cerca di parlare a tutti gli afghani, e se riesce a reclutare localmente non pashtun, resta prima di tutto profondamente etnico, e legato alla difesa degli interessi strettamente pashtun. In questo, rimane nella continuità della storia recente, essendo emerso in parte il fenomeno dei talebani come reazione all’ascesa al potere dei tagiki dopo la guerra contro i sovietici».

«Sotto il dominio dei talebani, l’Afghanistan ha ospitato molti terroristi che hanno perpetrato attacchi contro gli interessi americani in tutto il mondo», afferma Sher Jan Ahmadzai. «I terroristi includevano il leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, che ha pianificato gli attentati del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania e gli attacchi dell’11 settembre 2001, al World Trade Center e al Pentagono. Bin Laden è stato ucciso dalle forze statunitensi nella sua casa in Pakistan nel 2011, ma le cellule di al-Qaeda continuano a operare nel sud-ovest asiatico e oltre. E i talebani si associano ancora al gruppo -una violazione del loro accordo del 2020 con gli Stati Uniti Secondo un rapporto del governo degli Stati Uniti del maggio 2021, i talebani ‘mantengono stretti legami’ con al-Qaeda. Rapporti recenti delle agenzie di sicurezza indiane affermano che gruppi terroristici con sede in Pakistan stanno collaborando con i talebani per combattere le forze afgane anche all’interno dell’Afghanistan». Un rapporto del team di monitoraggio delle Nazioni Unite pubblicato a giugno che affermava che al-Qaeda è già presente in tutto l’Afghanistan, specialmente lungo il confine con il Pakistan, ed è guidata da Osama Mahmood sotto l’ala Jabhat-al-Nasr di al-Qaeda. Tutte evidenze che confermano come il Paese sia destinato a tornare ad essere unsantuarioper i terroristi islamici.

«Nel 2017 i talebani erano già presenti nel 70% del territorio afghano. Dopo 17 anni di combattimenti, il governo legale di Kabul controllava solo il 30% del Paese», afferma Didier Chaudet. «La capacità di reclutamento dei talebani è reale, prova che le loro idee attirano alcuni afgani. Gli americani avevano stimato un migliaio di talebani nel 2004, l’accademico Antonio Giustozzi ne ha stimati 17.000 per il 2006, e nel 2018 tra i 60mila e i 77mila combattenti nelle loro file».
Dopo l’invasione del Paese guidata dagli Stati Uniti, molte delle figure di spicco dei talebani sono sfuggite alla cattura e, secondo quanto riferito, si sono rifugiate a Quetta, in Pakistan. «In seguito, ciò ha portato alla formazione dellaQuetta Shura‘ – il consiglio di leadership talebano che guida l’insurrezione in Afghanistan», spiega Kaweh Kerami. I talebani «si sono mobilitati nel 2004 e hanno iniziato una sanguinosa insurrezione contro il nuovo governo afghano e il sostegno alle truppe straniere. Nel 2021, il gruppo di insorti ha circa 75.000 combattenti e il suo meccanismo di insurrezione funziona con finanziamenti stranieri (da governi e donatori privati), nonché con tasse a livello locale, estorsioni ed economia della droga illecita».

Il buon reclutamento non è necessariamente dovuto a qualche forma di adesione ideologica, afferma Didier Chaudet, «è spesso motivato da una reazione di rivolta di fronte alle ingiustizie o alle tensioni politiche locali, associate alla corruzione e alla guerra stessa, alla violenza e al ‘danno collaterale’ che implica». Questo tipo di sofferenza colpisce in modo sproporzionato l’Afghanistan rurale, «soprattutto nel sud, dominato dall’etnia pashtun. Questo Afghanistan rurale ha beneficiato molto poco dei progressi sociali ed economici proposti da parte dell’Afghanistan urbano, ed è storicamente conservatore e patriottico».
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Da un punto di vista ideologico, prosegue Chaudet «i talebani, lungi dall’essere una minoranza, rappresentano un modo di vedere ampiamente diffuso nella società afghana. La natura molto conservatrice dei sermoni in alcune moschee sunnite in Afghanistan, anche a Kabul, può certamente sorprendere l’analista abituato a vedere il Paese solo attraverso gli occhi delle ambasciate straniere e delle élite liberali. Tuttavia, se l’Afghanistan, nel maggio 2011, aveva 3.325 moschee ‘ufficiali’, erano ben 60.000 i luoghi di culto non registrati presso le autorità, con tutti gli abusi che ciò comporta. Chiunque abbia trascorso del tempo in Afghanistan può solo vedere l’importanza di queste moschee di quartiere nella vita quotidiana della gente. Ovviamente non sostengono necessariamente l’islamismo radicale. Ma sono spesso molto conservatori, al punto da essere compatibili con la logica dei talebani. E questa religiosità conservatrice non esita a intromettersi nel dibattito pubblico». «I talebani rappresentano quindi una forza politica e militare locale, radicata in particolare in un Afghanistan di cui si sa poco: Afghanistan rurale, conservatore, principalmente nella zona pashtun, e non quello delle città e ancor meno delle élite anglofone».
Ci sono
molteplici possibili spiegazioni per la rinascita dei talebani, afferma Kaweh Kerami, «tra cui la mancanza di una strategia post-intervento, gli effetti negativi della campagna militare straniera, un governo corrotto e incompetente a Kabul e una crescente dipendenza dall’assistenza finanziaria e militare straniera e rivalità regionali».

Quando si tratta di diritti delle donne, libertà di stampa, elezioni e altre libertà garantite nella costituzione del 2004 (almeno, in forma scritta), i talebani hanno spesso affermato di volere un ‘vero sistema islamicoche si allinei con la tradizione afghana, ma è non è chiaro cosa significhi esattamente e quanto sarebbe diverso dalla loro ‘regola’ precedente (1996-2001), sostiene Kerami.
«In una
dichiarazione, i talebani hanno recentemente affermato che forniranno strutture alle donne per lavorare e ricevere un’istruzione, nonostante le sue azioni alla fine degli anni ’90. Nonostante questo apparente cambiamento, i talebani sembrano ancora creare una società basata sulle loro rigide interpretazioni dell’Islam, qualcosa che i giovani afgani urbani temono».
Insomma,
i nuovitalebani sono ben poco dissimili dai vecchi talebani di 20 anni fa, se non nelle espressioni.
Annota Kerami che non si sa come i talebano finanzieranno il loro esclusivo regime teocratico, una risposta la si può rintracciare nel come i talebani in questi anni hanno
migliorato i loro legami con i Paesi vicini, come Iran, Russia, alcuni Stati dell’Asia centrale che si erano opposti al regime negli anni ’90, e soprattutto, recentemente, la Cina, la quale avrebbe già garantito ampi finanziamenti infrastrutturali.
In chiusura Kerami mette in guardia dall’illusione che sta prendendo piede in alcuni settori della popolazione vicini ai talebani, ovvero che l’acquisizione militare da parte dei talebani metta fine alla guerra in Afghanistan. «La pace e la stabilità nelle società multietniche e diversificate possono essere garantite solo attraverso la coesistenza, il consenso e l’inclusione, non il dominio e la politica a somma zero.
Gli interessi divergenti dei Paesi della regione potrebbero alimentare il malcontento locale contro i talebani (come sperimentato alla fine degli anni ’90), il che perpetuerebbe la guerra sanguinosa e distruttiva».

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