lunedì, Agosto 2

Talebani in azione

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In una dichiarazione rilasciata la scorsa domenica al‘ Washington Post’, Sudarsan Raghavan ha affermato: “I ribelli talebani, nel pomeriggio, hanno intensificato i loro attacchi su questa città sott’assedio con una serie di bombardamenti e incursioni audaci, prendendo di mira stranieri e afghani, portando nella città la guerra in un modo mai visto da quando gli islamisti radicali sono stati estromessi dal potere”.

Proprio ora che gli afghani, a quanto sembrava, avessero intrapreso, con il nuovo Presidente Ashraf Ghani Ahmadzai alla guida, una fase di transizione lontana dall’instabilità politica, il Paese è sprofondato ancora una volta nel bel mezzo di una guerra e di disordini civili visto che i Talebani hanno dichiarato di voler riconquistare tutti i territori afghani.

Mentre i funzionari nazionali e stranieri sono stati completamente colti alla sprovvista dalle improvvise attività del movimento, il Principe Ali Seraj – l’uomo che ha informato l’ex Presidente americano Reagan sull’Afghanistan ricoprendo il ruolo di mediatore tra Washington e i leader tribali afghani – ha da tempo ammonito in merito al fatto che l’incapacità dell’Afghanistan, sia nel dare una spinta all’economia sia nel creare coesione sociale riportando le tribù all’ovile, aveva lasciato lo Stato aperto alle azioni dei radicali.

Una catastrofe annunciata

Inoltre, il Principe Ali, sostenitore di vecchia data del sistema Arkabi – milizie tribali – ha regolarmente messo in guardia lo Stato contro la struttura mercenaria del suo esercito, sostenendo che tale pressione finanziaria sullo Stato avesse lasciato essenzialmente l’Afghanistan in preda al disastro.

Come ha evidenziato in un rapporto per Al-Jazeera, lo scorso novembre, “per la grande maggioranza degli afghani la sicurezza rimane la priorità – seguita da alimentazione, occupazione, combustibile e prezzo dei generi di prima necessità. Senza la sicurezza, gli altri bisogni non possono essere soddisfatti”.

Ha poi aggiunto: “È chiaro che i problemi della sicurezza dell’Afghanistan non possono essere affrontati dall’Esercito nazionale afghano. A differenza dei militari di leva del passato, quando le forze erano ben equipaggiate con tutti gli strumenti necessari, quali carri armati, jet, elicotteri, veicoli corazzati, razzi, ecc., l’esercito nazionale odierno è scarsamente equipaggiato per affrontare le minacce del nemico, notoriamente supportato e finanziato dai paesi vicini“.

Col senno di poi, i funzionari statali avrebbero dovuto prestare ascolto a tali avvertimenti.

Ma se il Principe Ali ha manifestato chiaramente il suo “supporto all’aspetto tribale” esortando Kabul a fare affidamento sulle proprie tradizioni piuttosto che conformarsi ai piani occidentali, rovesciando in tal modo un sistema che per secoli si è dimostrato di successo nel combattere tutti gli aspiranti invasori, anche altri analisti hanno evidenziato le colpe della politica che permette a gruppi come i talebani di inscenare un ritorno.

L’esperto iraniano Mahsen Kia ha affermato che “Washington ha debilitato l’Afghanistan fin dentro lo Stato formando un guscio istituzionale senza un vero potere per il suo nome“.

In un commento esclusivo ha aggiunto: “Piuttosto che importare la democrazia, come è stato pomposamente sostenuto nel 2001, gli Stati Uniti hanno distrutto tutto ciò che teneva unito l’Afghanistan: la struttura tribale, l’economia, le industrie, l’esercito, le istituzioni. Le azioni di Washington hanno essenzialmente reso il Paese dipendente dagli aiuti stranieri in modo che Kabul rimanesse per sempre un vassallo statunitense“.

Un altro analista, Mojtada Mousawi, ha messo in rilievo anche il fatto che il problema dei Talebani dell’Afghanistan non è altro che un tentativo americano di giustificare un ritorno militare nell’Asia Centrale. “Washington sa perfettamente che ritirando le sue truppe i Talebani tenterebbero di prendere il controllo su Kabul. Permettendo una tale crisi di sicurezza, Washington sta manipolando i funzionari afghani nel richiamare le truppe statunitensi“.

Drammatico aumento di violenza

Gli attacchi più recenti si sono verificati nella giornata di sabato, quando tre militari armati di fucili e granate, di cui uno con un giubbotto imbottito di esplosivo, hanno preso d’assalto un complesso abitato da stranieri nell’enclave borghese Karte-e-Saay. “In un delirio di esplosioni e spari, due stranieri sono stati uccisi e sette fatti prigionieri“, ha dichiarato il vice Ministro degli Interni Mohammad Ayub Salangi.

Sebbene le forze di sicurezza abbiano cercato di neutralizzare tutti i militari talebani, l’audacia del gruppo ha scatenato reazioni violente nell’intero paese, come monito che il terrore passato costituisca una spada di Damocle sulla nazione.

Nella giornata di domenica, le autorità hanno dichiarato l’aumento del bilancio delle vittime di tre stranieri, un cooperante del Sud Africa e i suoi due figli, e un afghano. Inoltre, il capo della polizia di Kabul, il Gen. Mohammed Zahir, si è improvvisamente dimesso nel bel mezzo della crescente insicurezza.

Parlando da Teheran, Mousawi ha previsto che tali attacchi potrebbero sconvolgere l’Afghanistan nei prossimi giorni e settimane dal momento che i talebani continueranno a mettere alla prova la capacità di autodifesa dello Stato. “Questa è una lotta che l’esercito non può combattere da solo. L’intera nazione deve sostenere lo Stato, inclusi tutte le entità tribali e i leader religiosi. L’Afghanistan ha bisogno di ritrovare il suo asse. Senza coesione e una causa comune, la nazione rimarrà esposta ai quattro venti“.

Mousawi ha aggiunto che, avendo sia le Nazioni Unite che gli Stati Uniti completamente sottovalutato la capacità dei talebani di riorganizzarsi, Kabul dovrebbe rivedere la sua politica antiterroristica. “Dato che la stagione annuale dei combattimenti si avvicina nelle aspre zone di montagna sempre più innevate, la capitale è diventata il nuovo punto focale del conflitto”.

Il giornalista afghano Esmatullah Kohsar ha diffuso un agghiacciante avvertimento nel fine settimana quando ha scritto in un tweet “La città (Kabul) è sull’orlo di una guerra”.

Se finora i funzionari statali afghani hanno voluto minimizzare la minaccia dei Talebani, sostenendo che Kabul fosse la casa di migliaia di truppe straniere e forze di sicurezza afghane di formazione occidentale, i leader tribali hanno consigliato al governo centrale di avanzare cautamente o il loro avvertimento si rivelerà la tomba delle aspirazioni democratiche degli afghani.

Mirwais Jan Balkhi, un generale in pensione, ha espresso preoccupazione sull’apparente audacia ritrovata dei talebani, ritenendo che il gruppo mira a paralizzare le forze armate facendo scoppiare la guerra nella capitale, dove si concentra la maggior parte della potenza di fuoco afghana. Ha spiegato che “nonostante i talebani non possano superare in numero o persino in armi le forze armate, essi possono sicuramente intaccarne la struttura. Ciò indebolirà lo Stato e altri territori cadranno al di fuori del suo potere“.

Balkhi ha evidenziato la recente intensificazione della violenza contro i simboli influenti dell’Afghanistan, tra cui il capo della polizia di Kabul, un attivista dei diritti delle donne, e gli stranieri che lavorano presso organizzazioni umanitarie e ambasciate.

Dal momento che la paura sta attanagliando la capitale, centinaia di persone hanno già scelto di abbandonare la città, desiderose di andare via da quello che considerano il nuovo fronte dei Talebani.

Secondo alcune stime, il numero complessivo degli attacchi a Kabul supera già il doppio rispetto allo scorso anno. In base ai dati compilati da Matthew Henman, manager dell’IHS Jane’s Terrorism and Insurgency Center, gruppo di analisi militare con sede a Londra, quest’anno, a partire da metà novembre, si sono verificati 80 attacchi a Kabul.

In ogni caso, la lotta dell’Afghanistan contro i talebani sembra essere solo all’inizio.

 

Traduzione a cura di Patrizia Stellato

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