lunedì, Novembre 29

Taiwan: allarme più che pericolo Taiwan ha lanciato un nuovo allarme circa un possibile attacco cinese all'isola. La presenza militare USA con la sua strategia del porcospino e i suoi addestratori militari che preparano i taiwanesi allo sbarco cinese, per il momento allontana il rischio

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Mentre a Pechino è in svolgimento la quattro giorni -iniziata ieri- del comitato centrale
del Partito comunista, il sesto plenum,
Taiwan ha lanciato oggi un nuovo allarme circa un possibile attacco cinese all’isola.
Le Forze armate di Pechino, secondo quanto reso noto dal Ministero della Difesa Nazionale,sarebbero in grado di bloccare i principali snodi portuali e aeroportuali dell’isola, colpendo le linee di comunicazione aeree e marittime, recando danno al flusso di risorse militari e logistiche dell’isola, e ponendo una ‘grave’ minaccia a Taipei. L’allarme è stato lanciato in occasione della presentazione di un rapporto che cita 554 intrusioni di aerei da combattimento cinesi nello spazio aereo di difesa dell’isola tra settembre 2020 e la fine di agosto.
La Cina, che ha annunciato di volere completare l’ammodernamento delle sue Forze armate entro il 2035, secondo Taipei, punta a «ottenere la superiorità in possibili operazioni contro Taiwan e le capacità per respingere le forze straniere, ponendo una grave minaccia alla sicurezza nazionale».

Secondo il rapporto e le dichiarazioni del Ministro della Difesa, la Cina sta cercando di prendere il controllo dell’isola logorando le sue capacità militari, in particolare dell’aeronautica, e influenzando l’opinione pubblica, mentre evita un conflitto militare aperto che vedrebbe molto probabilmente coinvolti gli Stati Uniti. Infatti, Washington è impegnata, in forza del Taiwan Relations Act, a garantire che l’isola possa difendersi, posizione recentemente riconfermata dal Presidente Joe Biden, e Taipei fa affidamento sugli Stati Uniti per gran parte del suo equipaggiamento militare, per quanto stia cercando di rivitalizzare l’industria di difesa nazionale.
Pechino, sempre secondo il Ministro, starebbe impiegando le tattiche della ‘zona grigia’ per aumentare la pressione sulla repubblica che rivendica come proprio territorio. La Cina ha intensificato le minacce contro Taiwan tenendo esercitazioni militari e inviando aerei vicino all’isola. Durante il fine settimana della giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese, a inizio ottobre, Pechino ha inviato 149 aerei militari a sud-ovest di Taiwan, costringendo Taipei ad attivare i suoi sistemi missilistici di difesa aerea. Secondo gli osservatori militari, un modo, questo, per riaffermare la propria
sovranità sull’isola, ma anche «il risultato del rafforzamento dei legami tra Taiwan e gli Stati Uniti sotto i presidenti Donald Trump e Joe Biden. Le grandi vendite di armi», l’ultima in ordine di tempo è stata una vendita di armi da 750 milioni di dollari annunciata da Washington ad agosto, «e le visite di alto profilo di funzionari statunitensi hanno rafforzato la posizione internazionale di Taiwan e hanno inimicato Pechino», come ha sottolineato ‘CNN‘ .

Il Ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-Cheng, ha dichiarato che questa sfida militare dalla Cina è stata la più dura degli ultimi 40 anni. Ha aggiunto che le capacità militari cinesi stanno crescendo a un ritmo che potrebbe consentire un tentativo di invasione su vasta scala entro il 2025, al massimo entro il 2027.
La strategia di logoramento cinese, ha spiegato Taipei, include anche guerra informatica,propaganda e una campagna per isolare Taiwan a livello internazionale e costringerla ad accettare le condizioni della Cina senza impegnarsi in una guerra aperta.

Questo ennesimo allarme di inserisce nella escalation di questi ultimi mesi nello stretto di Taiwan che ha fatto temere una guerra nello stretto capace di ampliarsi a livello globale.

All’inizio di ottobre, è arrivata la conferma che gli Stati Uniti hanno mantenuto segretamente un piccolo contingente di addestratori militari a Taiwan
Le forze militari statunitensi sono presenti a Taiwan da più di un decennio. Il Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha riconosciuto lo spiegamento in un’intervista alla CNN alla fine di ottobre. La presenza militare statunitense sull’isola fa parte di uno sforzo, che si estende su diverse Amministrazioni, per rafforzare la capacità di Taiwan di combattere qualsiasi potenziale invasione cinese, ma rischia anche di infiammare ulteriormente le tensioni tra Washington e Pechino. ‘Foreign Policy‘ ne fa il quadro, in base ai dati del Pentagono prodotti dal Defense Manpower Data Center -organizzazione interna del Pentagono.
Gli Stati Uniti hanno mantenuto
piccoli contingenti di truppe sull’isola risalenti almeno a settembre 2008. I numeri mostrano anche un piccolo contingente di marines statunitensi a Taiwan presenti dall’inizio di quest’anno.
Gli addestratori statunitensi sono presenti da decenni, principalmente per addestrare le truppe taiwanesi sugli acquisti di materiale militare statunitense. Il programma per addestrare le truppe taiwanesi porta i militari negli USA per addestrarsi sotto la sorveglianza di soldati, aviatori, marinai e marines, inclusa una rotazione di piloti che si addestrano su F-16 a Luke Air Force Base in Arizona, una delle principali basi di addestramento dell’Air Force.

Con l’Amministrazione Trump e ora con quella di Biden, il dispiegamento di truppe statunitensi è cresciuto, e sono cresciute anche le forze speciali, «non solo per addestrare i taiwanesi sulle acquisizioni di hardware, ma per aiutarli a prepararsi per scenari che includono il respingere gli sbarchi cinesi», secondo le informazioni ottenute da ‘Foreign Policy‘.
Gli ultimi due consiglieri per la sicurezza nazionale di Trump hanno propagandato una cosiddetta ‘
strategia del porcospino‘, «volta a rendere Taiwan un bersaglio più spinoso con più missili da crociera di difesa costiera che circondano l’isola. Ulteriori Marines e forze speciali dell’Esercito hanno aiutato a preparare le forze marine taiwanesi per una possibile invasione anfibia e per continuare la resistenza armata contro gli sforzi di controinsurrezione cinesi se l’Esercito di Liberazione del Popolo arriva a terra».

La linea di tendenza, sostiene ‘Foreign Policy‘, «è indubbiamente verso una maggiore presenza. A giugno, i numeri di tracciamento del Defence Manpower Data Center hanno raccolto 30 truppe in servizio attivo e 15 civili del Pentagono in servizio sull’isola, con 23 marine in primo piano, un conteggio che non sembra includere l’unità delle forze speciali dell’esercito che si sta addestrando a Taiwan. Si tratta di un aumento rispetto alle circa 20 truppe per la maggior parte del 2020, che a sua volta era più delle circa 10 truppe a Taiwan all’inizio dell’amministrazione Trump e alla fine dell’amministrazione Obama. Il numero di civili del Pentagono su Taiwan è rimasto a circa 15 persone durante quel periodo di tempo».
«
Le truppe statunitensi che lavorano presso l’American Institute in Taiwan, l’ambasciata americana de facto nel Paese, conducono da anni sopralluoghi sulla spiaggia con i taiwanesi per aiutare a individuare le aree da fortificare contro gli sbarchi cinesi». «“Direi che i sistemi convenzionali non dissuaderanno i cinesi”, ha detto Heino Klinck, che è stato il massimo funzionario del Pentagono per l’Asia orientale fino a gennaio. “Ciò che scoraggerà i cinesi è questa strategia da porcospino secondo cui anche se provi a inghiottirci, non sarai in grado di digerirci, perché combatterai oltre i litorali, oltre le spiagge. Dovrai combattere per ogni blocco quadrato di Taiwan”».

Le posizioni del mondo politico americano circa il dispiegamento militare sull’isola sono molto diverse.
Per un verso c’è la preoccupazione che le azioni dell’Amministrazione Biden possano sfociare nella provocazione, il che condurrebbe ad una escalation delle tensioni USA-Cina. Dall’altra parte, si sostiene che la Cina sta sicuramente monitorando con attenzione i movimenti USA, gli Stati Uniti dimostrano il loro impegno ad aiutare Taiwan a difendersi, pur mantenendo la politica di ambiguità strategica nei confronti di Taiwan che Washington persegue da decenni, e Pechino si rende conto che gli USA non stanno cercando uno scontro. Una forza di difesa taiwanese ben addestrata e ben equipaggiata rende meno probabile una guerra, si sostiene.

Non mancano coloro che, come il senatore repubblicano Josh Hawley, sottolineano che «Tutti i segnali indicano che Xi Jinping sta diventando più fiducioso nella sua capacità di invadere Taiwan»; «Se vogliamo la pace, allora Taiwan deve prepararsi alla guerra, soprattutto accelerando il dispiegamento delle difese asimmetriche necessarie per sconfiggere un’invasione cinese».

Secondo gli osservatori, la Cina non sembra pronta a lanciare un assalto anfibio a tutto campo sull’isola, dato quanto sarebbe complicata tale operazione.
Altro freno è costituito dall’
incertezza della Cina circa la risposta degli Stati Uniti. «Sebbene i pianificatori militari di Pechino possano ritenere che le forze cinesi abbiano ora un certo grado di superiorità locale, non è chiaro a quale livello gli Stati Uniti sarebbero disposti a intensificare un conflitto se si trattasse dell’aiuto di Taiwan. E qualsiasi intervento militare cinese per forzare l’unificazione di Taiwan con la terraferma pone rischi potenzialmente catastrofici per i più ampi obiettivi economici e di politica estera della Cina».

Altamente improbabile‘ definiscono, la gran parte degli osservatori, l’eventualità di una guerra imminente. Caso mai si evidenzia il rischio di un’escalation causata da un incidente militare non intenzionale, anche perchè, si fa notare, Ci sono stati investimenti inadeguati per sviluppare comunicazioni e accordi diplomatici per la gestione delle crisi nello stretto di Taiwan tra Cina, Taiwan e Stati Uniti, anche perchè la Cina non vuole che i suoi avversari siano in grado di prevedere con certezza cosa potrebbe accadere.

Lo stretto di Taiwan è diventato uno dei luoghi più pericolosi al mondo, sostengono alcuni osservatori militari, che ritengono che una guerra tra Cina e Taiwan, non solo coinvolgerebbe gli USA, ma altre potenze regionali e sarebbe la guerra più devastante dalla seconda guerra mondiale. Per il momento non ci sono segnali che un tale evento possa essere davvero imminente.

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