martedì, Aprile 20

Tagliando uno yogurt al giorno… 40

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Tagliando e coupon sono sinonimi? Il verbo ‘couper’ in francese significa ‘tagliare, dividere’. E’ l’azione che si compie quando si stacca un buono sconto (o tagliando) da una pagina pubblicitaria. In italiano la parola ‘tagliando’ assume il significato di qualcosa che ‘si deve tagliare’, cioè staccare da una matrice. Potremmo anche dire ‘cedola’. Tagliando indica anche le verifiche di manutenzione dell’auto, segnalate sul libretto del veicolo. In senso più generale si usa invece il termine  ‘coupon’, che indica una forma di marketing attraverso la quale un venditore concede un vantaggio al suo cliente. Per esempio si ricevono sconti, al supermercato, esibendo un coupon. Accumulare buoni sconto per fare la spesa in Italia è una moda recente. L’abitudine americana si è diffusa con un programma di Real Time, Tutti pazzi per la spesa, dove famiglie agguerrite e bramose di risparmio riempiono carrelli di provviste, spendendo pochi cents. 

Non ci illudiamo: in Italia i coupon non sono cumulabili. In ogni caso la ‘redemption’ (risultato di un’azione di marketing) di queste operazioni è bassa, nella penisola: solo uno o due coupon su dieci tornano effettivamente nelle mani dell’azienda che li ha messi nel mercato. Ovviamente ciò significa che pochi li usano per spendere meno, quando comprano cose. Ma il mondo della GdO è in crisi profonda e l’ICC, indicatore dei consumi di Confcommercio, è sceso dello 0,7 nel mese di febbraio, mostrando una stabilizzazione generale dei consumi.  Una stabilizzazione che non significa ripresa: «A febbraio 2014 il numero di occupati è sceso di 39mila unità (-365mila rispetto allo stesso mese del 2013)». La disoccupazione è aumentata di 8.000 persone rispetto all’inizio dell’anno e gli italiani non hanno certo riconquistato la fiducia.

«Ci potrebbero volere 33 anni – prosegue il rapporto – per tornare ai livelli di consumo di beni durevoli precedenti alla crisi: con una variazione annua dell’1% si dovrà aspettare il 2046 per ‘tornare’ al 2007. Meglio per gli alimentari, per i quali basterebbero 12,5 anni. Con una crescita del 3% servirebbero 12 anni per i beni e 4 per il cibo. Ma “i limiti strutturali dell’economia suggeriscono di considerare l’ipotesi di crescita all’1% come la più probabile, al 3% come la meno probabile».

In una situazione simile, anche se non abbiamo la possibilità di cumulare i coupon, molti sostengono che stampandoli, raccogliendoli, usandoli con criterio si possa risparmiare parecchio. Vediamo come. Ci si può abbonare e ricevere le segnalazioni man mano che vengono pubblicate negli innumerevoli siti dedicati. Potrete stampare i coupon per la spesa al supermercato su scontOmaggio – Sconty, acquistare prodotti a prezzi vantaggiosissimi su GroupaliaGroupon o Poinx o in un uno dei siti che propongono offerte superscontate e che troverete facilmente digitando ‘coupon’ in qualsiasi motore di ricerca. Una cautela è d’obbligo: verificate, verificate, verificate. Cosa? Verificate la credibilità dell’offerta, magari fate qualche chiamata o comunque cercate sempre di capire in che modo venga praticato lo sconto. Mica per non fidarsi, ma è sempre bene andarci cauti.

Un conto è stampare un tagliando e portarlo con sé al supermercato, un altro discorso è acquistare un viaggio da un operatore sconosciuto e a un prezzo inferiore del 50% al prezzo di mercato. Si chiama semplicemente buon senso, nella gran parte dei casi infatti va tutto liscio e i clienti saranno soddisfatti di aver acquistato un viaggio con uno sconto o un abito o degli occhiali da sole con forti sconti. Ma se qualcosa non andasse chiaro? Il settore in Italia è nuovo e la fine 2013 diverse associazioni consumatori hanno chiesto all’Antitrust, cioè all’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, «di avviare un procedimento per verificare possibili pratiche commerciali scorrette da parte di Groupon. L’istruttoria è stata avviata alla luce delle denunce presentate dalle associazioni dei consumatori Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum – Veneto, Sportello Europeo Consumatori – Trento, Associazione Consumatori Utenti – ACU Piemonte, Nero su Bianco e da oltre 600 singoli cittadini». Qui il comunicato stampa. Questo significa che l’Autorità sta indagando per capire se le condizioni applicate in caso di disservizi e rimborsi rispettino tutte le prescrizioni di legge.

Mentre aspettiamo di sapere come si concluderà l’istruttoria, possiamo anche andare in cerca di coupon da ‘attivare’ per gli acquisti online, da stampare per gli acquisti ‘di persona’ o di altre condizioni favorevoli che sembrano aver permesso a molti italiani di acquistare prodotti e servizi a prezzi talvolta incredibili.  Chi vuole risparmiare ha a disposizione anche molti altri repertori informativi. Per esempio Altroconsumo pubblica un’inchiesta su come risparmiare fino a 1500 euro l’anno semplicemente scegliendo i supermercati meno costosi. Un modo più sicuro, ovviamente. Eppure, cn tutte le cautele del caso, anche l’inchiesta di Altroconsumo sostiene che – più che spingersi fino all’altra parte della città per risparmiare sulla spesa – conviene approfittare dei buoni sconto, con i quali si risparmia fino al 22%.

Scegliere tra le diverse opzioni (coupon, codice sconto, acquisti sulla quantità dei prodotti, ripiegare sulle sottomarche o sugli hard discount…) può essere complicato. Forse vale la pena di invertire il ragionamento. La prima domanda è: mi serve ciò che sto comprando? La seconda domanda è: è credibile che io possa acquistare un prodotto di marca e magari di alta gamma a un quinto del suo valore di mercato? Cioè: il venditore o il produttore rinunceranno a quattro quinti del guadagno… ma perché? Terza domanda: cosa ci guadagna il venditore?

E’ sempre bene guardare le cose da più punti di vista. Un esempio interessante, pubblicato da Ioleggoletichetta, fa riflettere sull’importanza dei dettagli, quando scegliamo cosa comprare. «100 consumatori Italiani che consumano tutti i giorni uno yogurt del valore di 1 € fatto completamente in Italia contribuiscono a pagare uno stipendio di 36.500 € lordi annui di un lavoratore che lavora in Italia salvaguardando anche la filiera italiana del latte mentre 100 consumatori italiani che consumano tutti i giorni uno yogurt del valore di 1 € fatto ad es. in Germania contribuiscono a pagare uno stipendio di 36.500 € lordi annui di un lavoratore che lavora in Germania (*) finanziando di fatto un’altra filiera. Leggere l’etichetta può fare la differenza anche per uscire dalla crisi che stiamo vivendo». Per mantenere l’indicazione dell’etichetta sui prodotti alimentari, ecco la petizione di ‘Ioleggoletichetta’: Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta.

 

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