martedì, Aprile 20

Tagli al cinema dell’Estate Romana Intervista a Massimo Arcangeli sul cinema e la cancellazione di eventi estivi a Roma

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Il 17 giugno scorso si è svolta la protesta in Campidoglio dei lavoratori dello spettacolo contro le graduatorie, la selezione e i tagli ad essa collegati, effettuati dall’Amministrazione di Roma Capitale che doveva assegnare i fondi comunali alle manifestazioni del teatro, del cinema e della musica previste per l’Estate Romana.

Nel 2014, dopo circa 19 anni di regolare svolgimento, non si potranno realizzare le Notti di cinema a Piazza Vittorio’ perché i fondi che sono stati erogati dal Comune di Roma servono a malapena a pagare la sorveglianza,I grandi Festival…Cannes, Venezia e Locarno a Roma’, ammessi ma senza contributo comunale e soltanto con quello della Regione. Queste manifestazioni avevano permesso a centinaia di migliaia di cittadini di assistere a film di grande livello artistico, che normalmente sono di difficile o impossibile fruizione. Simili eventi hanno inoltre caratterizzato in modo prestigioso l’Estate Romana e l’attività culturale della città, unendo all’aspetto artistico anche l’impegno sociale, come nel caso delle ‘Notti di cinema a Piazza Vittorio’, nate da una precisa sollecitazione dell’Amministrazione capitolina che voleva, grazie alla cultura, riqualificare e rendere accessibile una delle più belle e tormentate piazze della capitale.

Sono peraltro oscure le motivazioni che hanno portato a tale decisione l’Amministrazione Capitolina, oltre al fatto di non ritenerle più sufficientemente idonee alla vocazione culturale della città.

Abbiamo intervistato sull’argomento Massimo Arcangeli, Segretario generale dell’ANEC AGIS Lazio, un’associazione di categoria dell’esercizio cinematografico nella regione e delegazione territoriale dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema (ANEC), che a sua volta fa parte dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo (AGIS), che rappresenta gli esercenti cinema della regione nei confronti delle istituzioni, del Governo centrale, dei Ministeri competenti e degli Enti Locali, delle altre associazioni imprenditoriali e sindacali. L’Associazione si propone di tutelare gli interessi dell’esercizio cinematografico sia per il singolo imprenditore, che per la categoria nel suo complesso.

Arcangeli, cosa cambia con lo spostamento della proiezione dei film di Cannes in alcuni cinema rispetto alla tradizionale programmazione a Piazza Vittorio?
Bisogna fare chiarezza, perché si sta parlando di due cose distinte. Quello di Piazza Vittorio è un grande appuntamento di cinema all’interno della piazza, che ha come obiettivo di ristabilire un rapporto tra la città e la zona, per lo più abbinata al degrado e in questi ultimi anni addirittura soggetta al monopolio da parte di altre comunità e popolazioni: la Cina, l’India, ecc. Noi svolgiamo una funzione non solo di carattere culturale, ma anche di integrazione sociale. La manifestazione di Piazza Vittorio quest’anno non siamo in condizioni di farla, e questo ci dispiace perché costituiva anche un appuntamento per alcuni importanti festival internazionali come quello di Pesaro e quello di Locarno. Altra cosa è invece il progetto internazionale dei grandi festival: noi da ormai quasi 20 anni, in accordo con tali festival attraverso una convenzione, portavamo, in due sole città in Italia, Milano e Roma, in anteprima nelle sale cinematografiche tutti i film vincitori, e una parte di quelli selezionati nelle grandi manifestazioni internazionali, come Cannes, Venezia e Locarno. Ma ora anche questo progetto, molto apprezzato dai cinefili, dagli addetti ai lavori e dai turisti, non si farà perché l’Amministrazione Comunale ha deciso di non sostenerlo e di non finanziarlo.

Come mai dopo 20 anni Roma Capitale non ha permesso la manifestazione a piazza Vittorio e quest’altra iniziativa?
Questo lo dovrebbe chiedere all’Amministrazione Comunale, ai suoi responsabili, al Sindaco e a coloro che sono stati scelti per governare questa città. Noi non possiamo far altro che esserne dispiaciuti. Come associazione di categoria degli esercenti e organizzazione generale legata allo spettacolo, noi abbiamo sempre cercato di dare il nostro contributo alla valorizzazione dell’offerta culturale di Roma. Evidentemente sono state fatte scelte diverse, più legate alla sperimentazione, all’innovazione e all’avanguardia, e in alcuni casi esse sono state destinate ad avvantaggiare gli spazi occupati di questa città, come per esempio le compagnie del Valle. Si è finanziato anche un progetto dell’Angelo Mai occupato. Si sono quindi privilegiati soggetti che operano nell’illegalità e nella totale assenza di rispetto delle regole. Questa scelta ci preoccupa molto, perché rappresenta una deriva che va a danneggiare chi opera in questa città nel pieno rispetto delle regole.

Secondo lei queste scelte sono legate alla crisi del settore?
Queste scelte sono legate alla crisi della politica, che non ha più il coraggio di scegliere e affida le scelte di un’amministrazione così delicata e complessa, come quella di Roma, ai burocrati e agli apparati di potere.

O sono legate alle difficoltà economico-amministrative del Comune di Roma?
Questa è solo una parte del problema. Se vogliamo che questa città riqualifichi la sua immagine nel mondo, i bandi dell’Estate Romana devono uscire a gennaio, non a giugno, perché per programmare qualsiasi attività in maniera seria ci vuole tempo. Non è dunque solo un problema di risorse, ma anche un problema di metodi, di strategie e di strumenti, che questa Amministrazione non è in grado di mettere al servizio della città.

Il cambio di ministro al MiBACT ha qualche ruolo?
No, non credo che ci siano stati riflessi da questo punto di vista sull’Amministrazione Comunale.

È un problema specifico per Roma, o riguarda anche altre città d’Italia?
No, io credo che su Roma si stiano concentrando una serie di effetti e scelte devastanti, che vanno dalla mancanza di scelte politiche sul Teatro Valle occupato, al fatto che siamo stati un anno ad aspettare la nomina del Sovrintendente ai Beni Culturali, oltre al pasticcio che ha caratterizzato la scelta del direttore del Teatro di Roma, e abbiamo constatato che non c’è nessun tipo di intervento che dia un minimo di ossigeno al sistema teatrale di Roma, ormai al collasso. Non c’è inoltre un’azione politica che miri a evitare la chiusura continua dei cinema in questa città. C’è un’assenza totale di una visione e strategia culturale per la città, che è identificata nel mondo come capitale della cultura per eccellenza.

La cancellazione delle iniziative a piazza Vittorio ha un risvolto economico?
Essa ha un risvolto economico, sociale e occupazionale, perché quello di Piazza Vittorio era diventato un appuntamento, ormai tradizionale e fisso per questa città, utile anche per tutti i commercianti della zona. Noi con questa iniziativa davamo lavoro a circa 45 persone, e ciò si riflette ora anche nella vita quotidiana dei nostri concittadini: persone che contavano di poter avere per tre mesi 1000 o 1200 o 1300 euro, oggi ne sono state private e questo rappresenta un problema di carattere sociale ed economico anche per le loro famiglie.

Qual è la situazione attuale del cinema italiano dal punto di vista delle dotazioni di risorse, del FUS, degli incassi in sala?
Dopo i grandi riscontri con premi a livello internazionale, il cinema italiano sta vivendo una stagione molto interessante. L’unica critica che in questo momento si potrebbe fare, è che tutta l’attenzione delle istituzioni è rivolta ai contenuti, alla creazione di un prodotto e legittimamente anche alla creatività. C’è però una parte carente di sostegno, che ci sentiamo di far notare, che riguarda i luoghi del cinema, l’esercizio cinematografico, che costituisce il primo appuntamento e contatto tra il prodotto, il contenuto e i cittadini. Da questo punto di vista, il luogo (e la sacralità) del cinema, visto come primo momento di fruizione del prodotto cinematografico, è un po’ carente e lì si dovrebbe fare di più, anche dal punto di vista della sensibilizzazione, dell’educazione e della formazione del nuovo pubblico, attento al contenuto e al prodotto cinematografico.

L’Oscar alla Grande Bellezza si ripercuote sui flussi del turismo nella capitale. Ha avuto effetto sull’immagine del cinema italiano nel mondo?
Qualsiasi premio di quella portata ha dei riflessi positivi sull’immagine del cinema e del nostro Paese. Questo viene dimostrato anche dall’importanza che le Film Commissions hanno a livello territoriale e regionale. È un modo per esportare l’immagine, l’identità e la storia del nostro Paese. Ben venga dunque la possibilità a livello internazionale che il nostro cinema sia premiato e riconosciuto ancora come uno di quelli più significativi a livello mondiale.

 

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