lunedì, Maggio 17

Tagli agli assegni di disoccupazione per gli emigrati 40

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Il governo inglese sembra pronto a decurtare il numero di assegni di sussistenza minima agli emigrati europei disoccupati e rinegoziare la legge nazionale di assistenza all’interno del Parlamento Europeo.

Il governo inglese intende stringere i ‘cordoni della borsa’ per i tanti, secondo gli inglesi troppi, emigrati europei disoccupati che, sempre più spesso e sempre più numerosi, chiedono assegni di disoccupazione al governo inglese. La maggioranza dei parlamentari d’oltre Manica sta facendo pressione a David Cameron, primo Ministro inglese, affinché decida per una sostanziale riduzione all’erogazione degli assegni di sussistenza minima ai cittadini non di nazionalità inglese che non contribuiscono regolarmente al welfare del Regno Unito. Boris Johnson, sindaco di Londra, alza il tiro e chiede esplicitamente a Cameron di ridiscutere l’assistenzialismo inglese agli emigrati europei nelle prossime sessioni del Parlamento Europeo a Strasburgo.

Da qualche settimana la parola d’ordine tra le aule di Westminster, sede del Parlamento inglese, sembra essere decurtazione. I tagli non riguarderanno né le tasse né restringimenti economici nell’ambito della sanità o del trasporto. Il settore che secondo la maggior parte dell’opinione pubblica e dei parlamentari inglesi necessita una drastica inversione di rotta è quello dell’assistenza economica agli emigrati europei disoccupati o in cerca di una occupazione.

Dall’inizio della crisi economica Londra è stata percepita come l’Eldorado delle  opportunità lavorative. Dal vecchio continente un vero e proprio esercito di persone si è spostato in massa verso la capitale inglese. Le rilevazioni dell’istituto statistico governativo britannico rivelano che negli ultimi quattro anni il numero di emigrati europei in cerca di lavoro è aumentato fino a toccare la soglia massima di seicento mila job-seekers europei, ossia persone in cerca di occupazione nel Regno Unito. Precisamente il dato di europei emigrati disoccupati nel Regno unito e’ attualmente pari a 611.779 unità secondo il giornale inglese Daily Mail.

Sempre secondo le statistiche inglesi riguardanti i flussi migratori dall’Europa al Regno Unito i migranti provengono soprattutto dai Paesi mediterranei, maggiormente dall’ Italia, Spagna e Grecia.

Il cruccio economico dell’assistenzialismo verso gli emigrati europei disoccupati è emerso prepotentemente verso la fine del 2013.

Ad ottobre dell’anno scorso il ‘Migration Watch UK’, un istituto di rilevazioni di flussi migratori che si definisce indipendente e non governativo, ha svelato all’opinione pubblica inglese l’ammontare dei soldi pubblici erogati agli emigrati disoccupati dal Governo britannico. La cifra riportata in un articolo del magazine online This is the west country.co.uk si aggira intorno  ai quattro cento millioni di sterline all’anno.

Sempre secondo il report redatto dall’istituto inglese, dei 600.000 job seekers europei, piùdella metà, precisamente 41.000, non hanno mai trovato un lavoro ma hanno sempre beneficiato degli assegni, che mediamente oscillano tra le 56 sterline alle 112 sterline a settimanasenza contare gli alloggi scontatissimi e i costi per i minori a carico ridotti al minimo per il genitore disoccupato.

A chiedere un cambiamento in ambito politico e’ stato per primo Andrew Green, presidente della Migration Watch UK, il quale ha sottolineato l’ingiustizia delle agevolazioni per chi vive in Gran Bretagna e usufruisce dei fondi governativi inglesi ma non produce nulla per il Paese in cui vive.

«A differenza dei nostri partner europei il sistema di benefici del Regno Unito è aperto anche a tutti coloro che non hanno mai contribuito. Una rinegoziazione è ora essenziale. Chi non ha dato alcun contributo non dovrebbero avere accesso ai finaziamenti governativi» Andrew Green, ha dichiarato al magazine inglese online ‘This is the west country’.

In un documento ufficiale redatto dal Commissione Parlamentare Europea si ridimensiona lo squilibrio evidenziato dalla Migration Watch UK e dai politici inglesi, dove si sottintendeva, neanche troppo velatamente, che sono prevalentemente gli emigrati di origine europea a chiedere sussidi economici al governo inglese.

Nel report pubblicato dal Parlamento Europeo si  evince che: «gli europei emigrati in altri Paesi dell’Unione chiedono fondi economici di disoccupazione tanto quanto i cittadini del paese ospitante».

Il documento della Commissione Europea sottolinea poi il trend statistico rivelato nel Regno Unito, in cui la maggioranza degli emigrati europei nel Paese anglosassone tende ad ottenere e mantenere un lavoro stabile molto piu’ a lungo  rispetto ai sudditi di sua maestà.

Un sondaggio realizzato dall’istituto statistico inglese Survation per Sky News UK mette in luce come la maggior parte degli inglesi desideri un cambiamento nelle politiche migratorie nel Regno Unito. Il 67 per cento degli intervistati vorebber vedere attuate misure drastiche alle entrate degli europei nel Regno Unito, mentre il 52 per cento ha  dichiarato di essere più propenso a votare per un partito che promette di ridurre il loro numero solo in modo ‘significativo’.

Il 74% dei partecipanti al sondaggio si e’ mostrato poi preoccupato del fatto che dalla fine del 2014 anche agli emigrati di nazionalità rumena e bulgara sarà consentito libero accesso alla Gran Bretagna, e di conseguenza saranno anche loro titolati a chiedere gli assegni di sussistenza, ipso facto questi tenderanno ad aumentare.

Boris Johnson, sindaco di Londra e membro del partito conservatore inglese, è l’esponente politico che chiede con maggiore enfasi a Cameron un taglio decisivo ai sussidi per gli emigrati disoccupati a Londra provenienti dagli altri Stati europei.

Johnson ha piu’ volte sottolineato tramite comunicati stampa e vari interviste ai giornali inglesi la sua visione politica di limitazione ai sussidi.

«Gli emigrati europei dovrebbero lavorare per un bel po’ di tempo prima di poter chiedere gli assegni di disoccupazione» ha dichiarato Johnson.

Proprio per questo il sindaco della capitale inglese chiede al Primo Ministro non solo di cambiare la legge nazionale sulla assistenza agli emigrati europei ponendo maggiori limitazioni per gli assegni di assistenza economica per chi e’ senza lavoro, ma, soprattutto, di rinegoziare questo aspetto all’interno del Trattato Europeo.

 

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