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Estremo Oriente: lo Stato Islamico avanza?
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L’obiettivo finale è lo stesso, stabilire un Califfato e un territorio su cui far rispettare la Sharia, però, non è un gruppo direttamente controllato, né direttamente amministrato dalla leadership dello Stato Islamico. Il Sud-est asiatico, oggi, rappresenta un nuovo mercato per il radicalismo islamico, qualcosa che non si era visto prima e che garantisce un bacino per il reclutamento, nonché, una potenzialmente una via di fuga.

Stato Islamico: e ora cosa accadrà?
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Quando lo Stato Islamico, sarà ‘debellato’ dal territorio e dovrà rinunciare all’idea di controllare un territorio, sarà interessante vedere cosa succederà alla coalizione. Questo perché l’unico attore che tiene un po’ insieme le varie parti è proprio il nemico comune, quindi, una volta tolto questo, bisognerà vedere. Poi l’insistenza nel parlare dello Stato Islamico in Siria, certe volte fa passare in secondo piano gruppi come Jabhat al-Nusra o Ahrar al-Sham che sono attori da una strategia più di lungo termine, più sofisticata e pragmatica.

Isis: dallo ‘Stato’ allo stato liquido
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Nel Giugno del 2014, l’Isis era a capo di un territorio di 45.659 chilometri; nel 2015 il territorio perso dall’IS è il 28% delle aree precedentemente conquistate di Iraq e Siria; nel 2016 la sua ampiezza territoriale scende a 35.788 chilometri quadrati. Le uniche aree ancora sotto il controllo dell’IS sono quelle desertiche.