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UE: Pechino addio La svolta a U di Bruxelles: da Pechino a Washington in tre mesi. L'autonomia strategica sembra archiviata, lasciando il posto all'approccio multiforme, e in forse ora anche la rettifica dell'accordo globale sugli investimenti con la Cina
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Il rapporto von der Leyen-Borrell parla una ‘lingua’ nuova, dura, conflittuale, molto simile, se non sovrapponibile, a quella di Washington. Che razza di atlantismo sarà è però troppo presto per dirlo

Europa: ora rilancio serio e ‘avanzato’, meno contabilità, più politica unitaria e di coesione Stoppati i sovranisti, ora si deve lavorare a una unione forte, unita e decisa: magari una Europa più ‘piccola’. E possono rilanciarla solo i Paesi realmente e culturalmente fondatori e anima dell’Europa: Italia, Francia e Germania, con un po’ di Spagna e Grecia
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Se la Germania smette di pensare al revanscismo e collabora, se la Francia smette di fare il primo della classe senza soldi in tasca, e se l’Italia sarà leale e collaborativa e ricca di idee e cultura: se tutti, insomma, rinunceranno al proprio particolare a vantaggio dell’interesse generale