giovedì, Ottobre 21

Sydney, il caffè del terrore field_506ffbaa4a8d4

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Una bandiera islamica issata sulla finestra, Dentro, una cinquantina di clienti ostaggio, per oltre 16 ore, di un sospetto fondamentalista. Ucciso poi, secondo indiscrezioni da confermare, in un blitz della polizia dal finale tragico, con un altro morto e quattro feriti.

Il 15 dicembre l‘Australia si è svegliata con il terrorismo internazionale in casa. A Sydney, verso le 9 (le 23 di sera in Italia) un uomo armato ha assaltato una cioccolateria Lindt nel centro cittadino, sequestrando «un numero di ostaggi non inferiore a 30», hanno comunicato le forze dell’ordine.

Dalle testimonianze dei media -‘Channel 7‘ ha anche diffuso le immagini dell’attentatore che entra- i trattenuti sarebbero tra i 40 i 50: cinque di loro (tre uomini e due donne), dopo circa sei ore, sono riusciti a uscire dal bar o, comunque, sono stati rilasciati. Altri, nel locale, sono riusciti a chiamare radio e tivù locali, raccontando che il terrorista avrebbe piazzato due bombe all’interno e altre due all’esterno. Citando fonti riservate della Polizia, la stampa ha identificato l’attentatore nel 50enne di origini iraniane Man Maron Monis, sedicente predicatore islamico «noto alle forze di sicurezza per lettere minacciose alle famiglie dei soldati australiani uccisi in Afghanistan». L’uomo avrebbe anche chiesto di poter parlare con il Premier australiano Tony Abbott, «profondamente scioccato», come tutto il Paese, per l’accaduto.

Sulla natura dell’attacco, il Capo del Governo non si è tuttavia espresso, alludendo solo a una non meglio precisata «motivazione politica», altri particolari sono stati mantenuti top secret. Da conferme della Polizia, si sa solo che, prima del blitz liberatore, i negoziatori avevano stabilito un contatto con l’uomo, ma i suoi moventi non sarebbero stati chiari.

Con l’irruzione degli agenti nella cioccolateria, altri ostaggi sono man mano usciti con le mani alzate, fino alla liberazione del locale. Poi si sono sentiti degli spari. Non doveva finore così: «Ci vorrà forse del tempo, ma vogliamo risolvere il caso pacificamente. Dalle informazioni che abbiamo, finora non è stato ferito nessuno», aveva dichiarato il vice Comandante della Polizia Catherine Burn, prima di lanciare l’operazione.

Sulla bandiera nera appesadiversa da quella dell’ISIS- è scritto, in arabo, «non c’è altro dio che Allah. Maometto è il messaggero di Allah». Dalle immagini e dai racconti in possesso dei media, l’uomo avrebbe anche fatto ruotare gli ostaggi davanti alle finestre, tenendone uno davanti a sé come scudo umano.

Centinaia di agenti con giubbotti antiproiettile (inclusi i tiratori scelti) hanno presidiato l’area e diversi edifici circostanti, tra i quali la Reserve Bank, il Consolato americano e l’Opera House, sono stati evacuati. I n particolare, nella mattina al teatro cittadino è stata condotta un’operazione della polizia per un «incidente».

Il negozio preso di mira si trova nel quartiere degli affari di Sydney di Martin Place. Per quanto non ai jihadisti dell’ISIS, il drappo esposto sarebbe comunque riconducibile al terrorismo islamico.

L’accaduto ha «devastato» la comunità musulmana nazionale: «Il Consiglio australiano degli Imam condanna totalmente e inequivocabilmente queste azioni criminale», ha dichiarato il Gran Mufti d’Australia Ibrahim Abu Mohamed. In serata, moschee, sinagoghe e chiese cristiane hanno invitato insieme tutti i fedeli a unirsi in veglie di preghiera in tutto il Paese, per favorire una soluzione pacifica all’assedio.

L’attacco che ha sconvolto l’Australia era, per certi versi, annunciato. Il 12 settembre scorso, il Governo aveva portato ad «alta» la minaccia di un attentato terroristico. E, meno di una settimana dopo, la Polizia aveva dato la notizia di una maxi operazione antiterrorismo -la più grande del Paese-, con 15 arresti tra Sydney e Brisbane per possibili e imminenti attacchi terroristiciUn alto membro australiano dell’ISIS sarebbe stato scoperto pianificare il sequestro di un cittadino a caso, per strada, da sgozzare in pubblico, proprio sulla Martin Place del locale colpito. Nel nord-ovest della città era stato fermato anche un sospettato, accusato di finanziare combattenti islamici dall’Australia alla Siria.

«I fatti di Sydney ci preoccupano profondamente. I miei pensieri vanno a tutti coloro che ne sono rimasti coinvolti», ha postato il Premier inglese David Cameron su Twitter. Massima allerta anche alla Casa Bianca, con il Presidente americano Barack Obama costantemente aggiornato dai suoi Consiglieri alla Sicurezza. Il pericolo di «lupi solitari» è in cima alle preoccupazioni dell’Fbi e dell’antiterrorismo Usa, specie con video dell’ISIS come quello odierno sulla decapitazione di un soldato di Bashar al Assad, in Siria, con i jihadisti che promettono a «Obama, l’infedele di venire a sgozzato nel cuore di New York».

Nel nord della Siria, i gruppi fondamentalisti riguadagnano posizioni contro il regime di Assad. Mentre, in Libia, infuriano i raid aerei nel polo petrolifero tra Sirte e Bengasi, contro le milizie filo-islamiche di Alba libica, che hanno ripreso il controllo del valico di frontiera con la Tunisia.

Con i Ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles per il vertice europeo, alla Farnesina, a Roma, i Capi delle Unità di crisi europee si son riuniti, nell’obiettivo di facilitare lo scambio di informazioni tra i 28 Paesi membri, in contesti sempre più globali e trasversali, con il crescente fenomeno dei foreign fighters, combattenti stranieri di ritorno dalla Siria e dall’Iraq e di «lupi solitari» facilmente strumentalizzabili.

L’attentato in Australia ha occupato le cronache degli esteri, oscurando via il piatto forte del giorno: le scintille tra il Premier turco Recep Tayyip Erdogan e l’Unione europea, dopo l’epurazione di giornalisti e personaggi (32 mandati di cattura e blitz in 13 città) vicini al leader dell’opposizione Fetullah Gülen, accerrimo nemico di Erdogan.

Federica Mogherini, Alto Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, ha bacchettato sui «raid della Polizia incompatibili con i valori europei e gli standard a cui la Turchia aspira a fare parte». Di tutta risposta, Erdogan ha invitato «l’UE a farsi i fatti propri». «L’Italia è da sempre in prima fila nel tenere aperto il dialogo tra Europa e Turchia, ma la libertà di espressione è un valore irrinunciabile», ha chiosato il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, all’indomani della visita di Stato del Premier italiano Matteo Renzi in Turchia.

Sconcerta la notizia da Tallin, in Estonia, dell’arresto dell’ex Europarlamentare e giornalista
Giulietto Chiesa prelevato dalla Polizia in albergo, per essere espulso dal Paese entro 48 ore: un fulmine a ciel sereno.

Ma sotto Natale, la Farnesina è alle prese anche con l’irrisolta vicenda dei due marò in India. Salvatore Girone ha chiesto alla Corte suprema indiana il rientro in Italia per le festività, l’altro fuciliere della Marina, Massimiliano Latorre, un prolungamento del percorso terapeutico, avviato in Italia dopo l’ictus. Domani mattina i giudici di New Delhi esamineranno le richieste, in un’udienza per la quale c’è grande attesa.

Ma Roma, in queste ore, è soprattutto lo snodo centrale delle trattative tra Usa e Israele sulla questione palestinese.
A
lla vigilia della risoluzione del Leader dell’ANP Abu Mazen in Consiglio di Sicurezza all’ONU, sulla fine dell’occupazione in Cisgiordania entro novembre 2016, il Premier israeliano Benyamin Netanyahu è atterrato a Fiumicino, per incontrare il Presidente del Consiglio italiano Renzi e, in serata, il Segretario di Stato americano John Kerry. L’arrivo allo scalo è stato rigorosamente offlimits alle telecamere. «Israele si aspetta il veto degli Usa all’ONU», hanno preannunciato, citando fonti ufficiali israeliane, i media di Tel Aviv come richiesta del faccia a faccia a Roma.

Oltreoceano, buone notizie, dalla Conferenza Onu a Lima sui cambiamenti climatici: la plenaria dei 195 Paesi presenti ha approvato un documento, firmato al vertice di Parigi nel 2015, sull’impegno «equo e quantificabile», entro l’ottobre prossimo, dei Governi, con azioni per la riduzione delle emissioni.

 

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