venerdì, Settembre 24

Svezia al voto: l’estrema destra tallona la Socialdemocrazia Il modello svedese sembra entrare in crisi e il vento del nazionalismo soffia forte sulle elezioni svedesi

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Il prossimo 9 settembre la Svezia si recherà alle urne per le elezioni legislative che, quest’anno, sembrano essere più incerte del passato data la forte avanzata del partito di estrema destra, l’SD (Sverigedemokraterna – Democratici Svedesi), che, sondaggi alla mano, sta stravolgendo la tradizionale bipolarità che, fino al 2014, ha caratterizzato la politica elettorale svedese.

La Svezia è una Monarchia costituzionale, con una forma di governo parlamentare a carattere monocamerale. La funzione del Monarca è di natura puramente simbolica e cerimoniale e, nonostante non abbia nessun potere politico, gli è affidata la presidenza del Consiglio consultivo degli affari esteri e gode dell’immunità penale e processuale.

La Sveriges Grundlagar, la Costituzione svedese, è entrata in vigore nel il 1° gennaio 1975 ed è costituita da quattro leggi fondamentali: lo ‘Strumento di Governo’, l’ ‘Atto di successione’, la ‘Libertà di stampa’ e la ‘Legge fondamentale sulla libertà di espressione’. Secondo l’articolo 4 della carta costituzionale il Riksdag, il Parlamento, è il massimo rappresentate del popolo, composto da 349 membri e detentore del potere legislativo.

I 349 deputati del Riksdag vengono eletti tramite un sistema proporzionale: le 29 circoscrizioni plurinominali – ognuna della quali, in base alle dimensioni, può esprimere da 2 a 34 seggi – sono atte ad eleggere 310 candidati, mentre, i restanti 39 seggi sono distribuiti sulla base dei voti riscossi in campo nazionale. Per i partiti, la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento è fissata al 4% a livello nazionale o al 12% in una circoscrizione.

La Svezia è la culla della socialdemocrazia, le riforme sociali insieme ad un’economia solida -che sta subendo adesso una prima leggera recessione dopo 20 trimestri consecutivi di crescita – hanno fatto del Paese scandinavo uno degli Stati più stabili e solidi dell’UE. Questi motivi, unitamente  ad una politica delle porte aperte, hanno fatto sì che la Svezia diventasse una meta ambita per molti migranti e che diventasse un modello di integrazione e prosperità socio-culturale. La Svezia è il Paese europeo che ospita il maggior numero di migranti pro-capite.

Come riporta uno studio del CSIS sulle migrazioni forzate, negli ultimi anni la Svezia è stata la destinazione principale di decine di migliaia di migranti, specialmente di minori non accompagnati. Nell’estate del 2015, 163.000 persone, arrivate principalmente da Siria e Iraq, si sono presentate al confine per entrare nel Paese. A fronte di un numero sempre crescente di immigrati, la Svezia ha dovuto abbassare la quota delle richieste di asilo. Per la prima volta dagli anni ’50, inoltre, ha istituito un controllo obbligatorio sul suo confine meridionale con la Danimarca, chiudendo addirittura completamente le frontiere per un periodo di tempo.

I problemi, però, non si fermano solo all’ingente numeri dei migranti. Nell’ultimo anno, il Paese ha dovuto fare i conti con un’ondata di violenza da parte delle baby-gang ed altre bande armate che hanno causato problemi, specialmente nelle periferie delle grandi città, con una serie di sparatorie mortali e l’uso di granate. Eventi che non hanno lasciato il Governo indifferente e che, lo scorso gennaio, hanno portato il Primo Ministro svedese, Stefan Lofven, a non escludere l’invio dell’Esercito nelle zone più colpite da questo aumento della criminalità. Come riporta ‘Politico, però, i dati del Consiglio nazionale per la prevenzione della criminalità per il 2017 indicano che il livello della preoccupazione pubblica per la criminalità è rimasto invariato rispetto al 2006 (quando il 29% delle persone esprimeva preoccupazione per la propria sicurezza). Ci sono stati 113 omicidi l’anno scorso, 106 nel 2016 e 112 nel 2015.

Immigrazione e sicurezza: temi caldi, anzi scottanti – molto spesso accumunati – che non hanno lasciato la Svezia immune dall’ondata di nazionalismi che sta pervadendo tutta l’Europa.

I Democratici Svedesi, guidati da Jimmie Akesson, a capo del partito dal 2005, sono la forza di estrema destra che sta facendo leva su questi argomenti e che ha visto un’impennata nei sondaggi non indifferente, scombussolando il fronte elettorale svedese. Dalle scorse elezioni, infatti, quando si sono fermati al 12,9% dei consensi, i Democratici, al 5 settembre – secondo l’aggregatore di sondaggi Poll of Polls – sarebbero la seconda forza del Paese col 19%, mentre a metà del luglio scorso sarebbero stati addirittura in testa col 23%. L’ascesa dell’SD non è recente,  già da due turni elettorali – 2010 e 2014- riesce a raddoppiare i consensi rispetto al voto precedente.

Sebbene sia riuscito entrare in Parlamento solo nel 2010, la storia dell’SD inizia nel 1988, quando il partito fu fondato da personaggi provenienti da frange neo-naziste, suprematiste bianche anti-immigrati e dal movimento fascista ‘Bevara Sverige Svenskt (Manteniamo la Svezia svedese). Per tale ragione, per tutto l’arco degli anni ’90, i Democratici sono stati isolati dalla politica e non hanno preso parte al gioco parlamentare. Alla fine degli anni ’90 hanno iniziato un processo di moderazione delle loro posizioni e ciò ha fatto sì che guadagnassero sempre più punti percentuali fino all’ascesa di Jimmie Akesson che ha condotto, prima, il partito a conquistare i primi seggi all’interno del Riksgad e che ora sembra puntare decisamente alla governance del Paese. Nonostante abbia solo 39 anni, Akesson è da quasi 13 anni al timone del partito, che ha sposato dopo aver fatto parte, all’inizio della sua carriera politica, dei moderati, che ha abbandonato disilluso dal loro liberalismo economico e dall’adesione all’UE. Entrato a far parte del SD, dunque, Akesson ha aumentato la sua popolarità anche attraverso una radicale ‘pulizia’ all’interno del partito, allontanando i gruppi razzisti violenti. In questo senso, risale al novembre 2017 la notizia dell’espulsione dal partito di Martin Strid, un politico locale della città di Borlange, che durante una conferenza aveva definito i musulmani «non completamente umani». Nonostante ciò, l’ala di estrema destra rimane comunque forte e l’SD rimane un partito anti-europeista e anti-immigrazione.

La parte più sostanziosa del programma dei Democratici Svedesi, infatti, non può che riguardare l’immigrazione e l’integrazione. Rimpatri, requisiti più severi per l’acquisizione della cittadinanza, abolizione della sanità gratuita per gli irregolari sono solo alcune delle misure che intende adottare il partito se dovesse riuscire ad andare al Governo.

La cosa certa è che, secondo un sondaggio, relativo al 2016, riportato dalla piattaforma Statista, alla domanda ‘Quali pensi che siano le due questioni più importanti per la Svezia al momento?’, il 35% degli intervistati svedesi ha risposto l’immigrazione, mentre il 34% salute e sicurezza sociale.

L’ascesa dell’SD, in ogni caso, riflette il panorama europeo con i gruppi populisti e nazionalisti che ogni giorno guadagno consensi in molte aree dell’eurozona.

A fare da contraltare alle politiche dell’SD c’è il SAP (Sveriges Socialdemokratiska Arbetareparti Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia) – noto anche come Socialdemokraterna – che al momento, sempre secondo i sondaggi, sarebbe in vantaggio su tutti gli altri partiti con il 24% dei voti. Il SAP è il partito più antico della Svezia e, fondato nel 1889, ha contribuito in maniera determinante alla creazione di quel modello svedese di integrazione e welfare che, ultimamente, sembra essere in crisi. Capo del partito è Stefan Lofven, Primo Ministro uscente e candidato alle prossime elezioni. Il SAP ha sempre goduto di percentuali molto alte, sin da quando nel 1920, è entrato a far parte del Riksgad, ma negli ultimi anni ha visto ridurre il suo consenso. Anche se il SAP ha favorito la politica migratoria delle porte aperte, ha dovuto ridimensionare il suo programma sull’immigrazione, conservando le restrizioni esistenti fino a quando l’UE non si avvarrà di un sistema di quote congiunte percepito come equo e proporzionato.

A completare il quadro tripolare del fronte elettore vi il Moderata Samlingspartiet (Partito della Coalizione Moderata, meglio conosciuto come Partito Moderato), guidato da Ulf Kristersson. Il Partito Moderato ha vinto le elezioni del 2006 e del 2010, dove pur non essendo primo partito a livello nazionale, è riuscito ad andare al Governo grazie alla coalizione Alleanza per la Svezia, nella quale erano presenti molti partiti dell’universo centrista. I sondaggi, al momento, danno i Moderati al 17%.

Gli altri partiti che si contenderanno seggi, ma con percentuali più ridotte sono: il Partito Ambientalista i Verdi,  il Partito di Centro, il Partito della Sinistra, i Liberali e la Democrazia Cristiana.

Con percentuali così ridotte, nessuno dei tre partiti principali potrà arrivare ad una maggioranza stabile. Tutto dipenderà, perciò, dal gioco delle alleanze a cui, però, l’SD non intende partecipare.

 

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