domenica, Maggio 9

Sventato attentato anti-Cina field_506ffb1d3dbe2

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manila

Bangkok – La Cina chiede con urgenza alle Filippine di assicurare la protezione dei propri cittadini residenti nella Nazione da Martedì scorso, a seguito della scoperta di un gruppo di attentatori che stava pianificando di attaccare l’Ambasciata cinese ed edifici variamente legati alla Comunità cinese residente nelle Filippine.

I fatti. Un attentato fallito con bombe al principale aeroporto delle Filippine e nell’area metropolitana di Manila  è stato sventato sul nascere, si ritiene fosse parte di un piano d’attacco terroristico che nasce nelle frange filippine estremamente contrarie alla Cina per le note questioni complesse e dolorose dei conflitti marittimi e territoriali tra Cina e Filippine. Tre membri del gruppo, ora in custodia presso il Bureau Nazionale d’Investigazione sono stati trovati in possesso illegale di esplosivi, un reato nel territorio filippino. Ely Pamatong, un ex candidato alle Presidenziali, viene oggi accusato di essere la mente che si pone dietro la pianificazione dell’attentato con bombe al Ninoy Aquino International Airport NAIA. Martedì sera, lo stesso Pamatong ha affermato «in un certo qual senso, sono io il responsabile poiché ho incoraggiato gli attacchi anti-cinesi».

La Sottosegretaria alla Giustizia, Leila de Lima ha chiarito ai media che il piano è fallito sul nascere a causa dell’intervento tempestivo del Bureau Nazionale d’Investigazione fin dalla fase iniziale.

Secondo quel che ha riferito la Sottosegretaria Leila de Lima, il Bureau Nazionale d’Investigazione sta anche studiando la possibilità di mutare l’atto d’accusa dal solo possesso di esplosivi in quello più grave di cospirazione finalizzata alla commissione di atti di terrorismo contro il gruppo mai sentito di prima di terroristi.

I tre presunti terroristi appartenenti ad un gruppo finora imprecisato sono stati arrestati nella giornata di Lunedì, con l’accusa di voler attuare un attacco con bombe al Terminal 3 NAIA ma anche all’ipermercato SM Mall of Asia  ed all’Ambasciata Cinese nelle Filippine oltre a D.M. Consunji Inc, entrambe notoriamente sedi cinesi ed entrambi a Makati City.

Gli ufficiali di polizia che hanno provveduto all’arresto hanno identificato i tre arrestati come Grandeur Pepito Guerrero, Emmanuel San Pedro e Sonny Yohanon. Un primo report emesso dagli inquirenti aveva parlato di quattro accusati della pianificazione degli attentati. Tra gli esplosivi ritrivati sono stati accertati anche lanciafiamme e bottiglie varie contenenti benzina. A loro volta le bottiglie avrebbero dovuto essere usate come miccie per effettuare ulteriori e più grandi esplosioni.

Oltre agli esplosivi ed ai vari dispositivi e marchingegni atti al creare esplosioni di vario livello, gli inquirenti hanno anche trovato del materiale cartaceo intitolato “Manifesto ng Kilusan Laban sa Mananakop” (Manifesto contro i Conquistatori), un testo di quattro pagine stampato da un computer ma parecchio corretto a mano successivamente, datato in origine 28 Agosto, sebbene la data sia stata poi cambiata in 1° Settembre.

Il Manifesto, scritto in filippino, apre con la identificazione del gruppo con la sigla Nuova Armata del Popolo e Moro Fronte di Liberazione Nazionale ed indica chiaramente che sono contrari fortemente ai ripetuti attacchi cinesi alla sovranità marittima e territoriale filippina. In esso si scrive anche che il pianificato attacco con le bombe era stato pensato «per risvegliare i filippini il Presidente Aquino, la leadership di comando militare e la comunità internazionale contro gli atti commessi dalla CinaSe l’Amministrazione Aquino non ci sosterrà in questa battaglia, allora la leadership militare potrebbe decidere di abbandonare qualsiasi legame con il Governo attuale e decidere di spostarsi in altri territori, come la Thailandia».

Mentre Manila prende le sue misure efficaci al fine di contrastare il rischio terroristico, casi similari –vicini alle tensioni determinatesi in ambito di conflitti territoriali tra Pechino e Manila a proposito del Mar Cinese Meridionale- possono certamente determinare –affermano gli osservatori- un ulteriore allontanamento degli investitori e visitatori di origine cinese dalla Nazione Sud Est asiatica.

Martedì scorso, l’Ambasciata cinese ha chiesto pressantemente alle Filippine di condurre un’inchiesta sul caso ed ha attenzionato le imprese cinesi e gli studenti presenti nelle Filippine nel prendere le loro dovute cautele e precauzioni.

Gli attacchi ripetitivi che hanno posto nel mirino edifici collegati alla Cina o agli operatori del mondo del business sino-filippini sono particolarmente esposti a rischi dopo che tre uomini di un gruppo d’attacco terroristico sono stati arrestati nel tentativo di far esplodere una bomba nell’Aeroporto della Capitale filippina nella giornata di Lunedì.

Il Sottosegretario alla Giustizia, Leila de Lima, ha confermato che gli uomini apparivano particolarmente rabbiosi contro il Governo proprio a causa delle conflittualità in essere con la Cina. Ma la stessa alta funzionaria governativa ha poi aggiunto che gli investigatori e gli operatori delle Forze dell’Ordine che stanno svolgendo indagini su questo caso, non sono sembrati del tutto convinti che la reale intenzione del gruppo d’attacco fosse quella di mostrare rabbia contro la Cina e contro gli interessi cinesi.

Li Guoqiang, un esperto sulle tematiche riguardanti le conflittualità territoriali presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, afferma che il Governo delle Filippine dovrebbe assumersi le responsabilità per atti di tale gravità, poiché le continue sfide condotte da Manila verso la sovranità territoriale cinese su alcune parti del Mar Cinese Meridionale, possono aver condotto al ridar fiato ad un eccesso di nazionalismo un po’ in tutto il Paese.

«Manila può anche continuare a spingere sul pedale del nazionalismo per portare avanti quelli che ritiene essere i propri diritti in termini di sovranità marittima ma tutti i precedenti tentativi, dal portare la Cina di fronte ad un arbitrato internazionale fino allo svolgimento di operazioni militari in acque territoriali cinesi, sono stati finora senza alcuna validità», ha aggiunto Li Guoqiang.

«Le Filippine vedranno solo un ulteriore abbassamento delle presenze in termini di investimento e di visite turististiche da parte cinese ma mano che gli operatori del settore cinesi vedranno le istituzioni fallire nel difendere un valore basilare: la vita».

 

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