venerdì, Dicembre 3

Super green pass a parole Qui si gioca la credibilità, e quindi la capacità di agire nell’interesse generale, del Governo. Come nelle reazioni corporative da quei gruppi di pressione abituati da sempre a fare valere i propri interessi di bottega

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Finalmente, dopo giorni di anticipazioni, il Super green pass è diventato realtà, ieri, con il Consiglio dei Ministri n° 48 dell’era Draghi, mentre eravamo appena reduci dall’ennesima sceneggiata a cinque stelle (non quelle del noto salame), che, ormai, non è più ridicola, è avvilente e disgustosa. Mi riferisco alla ‘sapida scena tra il divo Giuseppe Conte e il super-divo Beppe Grillo. Non credo di avere la verve satirica di un Wodehouse e quindi non ci provo nemmeno a itonizzare, ma, invero, il disgusto prevale.
E dunque, con una reazione un po’ isterica (si può dire?) Conte, il Presidente o Segretario o Tuttofare degli stellini, ritenendosi escluso dalla spartizione dei posti in RAI, si arrabbia come un bufalo e, come un bambino viziato, urla che d’ora in avanti gli stellini non andranno più in TV, o almeno in quella pubblica. Una reazione più sciocca e autolesionista è difficile pensare, ma tant’è: lui è il Capo assoluto, no?
No, evidentemente no. Prima di tutto alcuni bei tipi stellati se ne fregano e vanno lo stesso a concionare a vanvera, come è loro costume, in TV varie. Giuseppi non se la prende troppo, ma certo non fa una bella figura. Nel frattempo, al momento di scegliere il capogruppo al Senato dispone che sia scelto uno e, auspice il Giggino nazionale, viene eletto un altro. Figuraccia barbina, anzi, figuraccia duplice: che razza di democrazia è quella per cui i parlamentari ‘votano’ il candidato prescritto dal Capo? Ma si sa: tra gli stellini e la democrazia c’è la stessa distanza che c’è tra Roma e Sidney … forse anche di più! Dice: ma lo fa anche il PD. Appunto! Quanto poi a valore del Capo, lo vediamo tutti i giorni, il non-capo gli mette sistematicamente i bastoni fra le ruote. Perché? Perché è latore di un progetto politico diverso, ha strutturato rapporti fondamentali con altri partiti, o che so io? No, semplicemente per affermare che Giggino conta più di Giuseppi e che Giuseppi non si illuda di guidare, guida lui … più o meno.
Direte: succede anche in altri partiti. Vero, ma, perfino nel PD, dove accade tutti i minuti, le forme, le apparenze sono molto meglio salvate … ed è quanto dire: sto parlando del PD di Andrea Marcucci, tanto per fare un nome.
Ma tornando agli stellini, il Capo fa una riunione con i parlamentari credo, per decidere qualcosa sulla linea del partito. Bene, fa un po’ ridere, ma tant’è, lo fanno tutti i partiti quindi lo fa anche lui. E lo fa, tranquillo che il Capo alla fine è lui e che, dopo il corpo a coro con Grillo, ormai comanda lui. Come faccia a pensarlo lo sa solo lui. Ma tant’è. Imprevisto arriva Grillo, tipo ectoplasma: si materializza su uno schermo alle sue (di Giuseppi) spalle e comincia a prenderlo in giro, parlando dei suoi ‘penultimatum’.
Ora, sia chiaro, il livello delle ‘battute’ è di parecchio inferiore al minimo sindacale, è una cosa avvilente: sia le parole, sia i ‘concetti’. Ma in sostanza Grillo si preoccupa di dimostrare che Giuseppi conta così poco che lui, Grillo, lo sbeffeggia e alla fine gli fa rimangiare l’ordine di non andare in TV.
Ora, ditemi voi, come si può prendere sul serio un ‘partito’ che funziona così, e un Capo che è così, anzi, due Capi, forse tre, che sono così. Ma Nicola Zingaretti, come Enrico Letta, l’altra sera ha confermato che Giuseppi è il suo punto di riferimento stabile, la sua stella polare, il meglio del meglio.
Contenti loro!


Il guaio è che non sembra che ci si stia rendendo conto del fatto serissimo che il Governo si trova ad un passaggio fondamentale, decisivo.
Le sue iniziative, benché non eccessivamente decise, provocano reazioni corporative da quei gruppi di pressione abituati da sempre a fare valere i propri interessi di bottega sugli interessi generali. Tanto per cominciare (ma vedrete che non finisce qui) i tassisti, gli ambulanti e i titolari di concessioni balneari. Che, a mio parere, sono solo l’avanguardia degli altri, a cominciare da ristoratori e albergatori.
Mi spiego. I tassisti hanno piegato vari Governi e si accingono a cercare di farlo anche con questo. La concorrenza per costoro è una bestemmia, e tanto per fare capire da che parte tira il vento, entrano in sciopero, per ostacolare ogni possibile apertura alla concorrenza.
È, credetemi, un passaggio delicatissimo e decisivo. Perché qui si gioca la credibilità, e quindi la capacità di agire nell’interesse generale, del Governo. Se il Governo ‘perde’ la battaglia con i tassisti, si capirà che il Governo non è in grado di dirigere l’economia verso una economia di mercato decente: ovviamente a danno dei cittadini.
Ora uno si aspetta che i partiti che affermano di sostenere il Governo, scendano in campo ad aiutarlo a combattere questi corporativismi deteriori. Macché. Tutti zitti e buoni.
E per di più, il sindacato, che dovrebbe essere interessato esattamente a combattere i corporativismi in una visione complessiva dei rapporti sociali, non solo non ha nulla da dire, ma insiste con la difesa ottusa degli interessi di una minoranza arrogante e violenta: i contrari al vaccino.
E proprio nel momento in cui il Governo, messo alle strette dall’avanzare della epidemia e con colpevole ritardo, lancia l’idea del super green pass, che poi già per come è detta è destinata a creare conflitti e incomprensioni.
Non c’è nulla di ‘super’. C’è solo l’affermazione (leggete bene: affermazione) dell’idea per la quale chi è vaccinato non ha bisogno di altro per riprendere una vita normale, sia sul lavoro che nelle attività normali. Mentre, chi si ostina a non vaccinarsi, non può più frequentare i locali pubblici eccetera, ma può andare al lavoro con il solo tampone.

Ora, per favore, non prendiamoci in giro. Tutti sappiamo benissimo che per entrare in un ristorante, in un albergo, in un autobus nessuno ti chiede nulla. Insomma l’idea degli ‘io apro’ stravince nei fatti, anche se non nella forma. Ci vorrebbero i controlli, ma nessuno controlla. I poliziotti in Italia sono l’unica osa che non manca, ma mandarne qualcuno in giro a controllare che i ristoranti controllino il passaporto eccetera, ah questo no: hanno altro da fare, spiega la signora Luciana Lamorgese. Cosa non si sa, ma tant’è.
E qui si chiude il cerchio, che, temo il Governo non abbia percepito.
Al di là delle parole e degli Ukase, le regole tutti sappiamo che non verranno rispettate, perché nessun controllo si farà. Basterebbe farne una decina al giorno e molti capirebbero che non conviene fare troppo i furbi.
E dunque: i tassisti scioperano, domani faranno chiasso gli ambulanti, i titolari di concessioni stanno brigando dietro le quinte, il Governo combatte il Covid a parole, ma senza agire sul serio.
Da domani inizia la parte più difficile dell’attività di Governo, quella da fare rizzare i capelli in testa: si tratta di prendere iniziative economiche decise e chiare, fare investimenti certi e trasparenti, insomma mettere mano sul serio al piano di rinascita. Ma se il Governo mostra di non avere forza e autorità sufficienti, riprenderà forte l’abitudine italiana di fare i propri interessi e non quelli collettivi: il padrone delle ferriere, Carlo Bonomi, è pronto, aspetta solo di capire fino a che punto può tornare ai vecchi metodi.
È, ripeto, un passaggio decisivo per il Governo: oggi, non domani, oggi. O il Governo riprende subito in mano tutta la situazione e mostra la faccia dura o la sbrodolatura continuerà e speranze di ripresa seria non ve ne saranno. Credo che Mario Draghi lo abbia capito e si stia mangiando le mani per i troppi ‘cedimenti’ fatti fin qui: dalle tasse al passaporto verde. E si sta dunque domandando se non gli convenga accettare l’elezione alla Presidenza della Repubblica, e lasciare che l’Italia affondi lentamente nelle sabbie mobili della propria incapacità, buffoneria, mancanza di senso dello Stato.
E un passaggio è proprio oggi, nell’incontro con Emmanuel Macron, spero in assenza di Giggino. Sarà il rilancio del Governo o solo una bella lucidata all’immagine del Paese, per lasciarla poi opacizzare dai corporativismi e dall’inefficienza?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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