venerdì, Settembre 17

Sunniti, sciiti e l’antico scontro iracheno

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Culla della civiltà, terra tra i fiumi, parte della mezzaluna fertile, pascoli erbosi circondati dal deserto e dalle montagne, l’area irachena è teatro di sanguinosi scontri per il potere. Conosciuto come ‘terra basse’ (in contrasto con l’altipiano iranico), l’Iraq è sempre stato un territorio conteso fin da epoche remote; oggi come un tempo, la guerra divampa su questo Paese dalle mille sfaccettature, popolato da diverse etnie tribali.
Le diverse origini dei popoli che oggi vivono e combattono in Iraq sono dovute a secoli di guerre e grandi migrazioni attraverso l’Asia, che hanno portato a stretto contatto tribù dalla genesi quasi leggendaria con i ‘nuovi’ iracheni, giunti nella terra di Babilonia nel corso dei secoli. Questa varietà di etnie sottintende culture e credenze variegate, con tutti i dissapori e gli scontri che ne conseguono. Gli iracheni che seguono i dettami del profeta Muhammad (Maometto) e del Corano si dividono in particolar modo in Sunniti e Sciiti, protagonisti del conflitto interno che in questi anni sta infiammando il mondo dell’Islam.

Osservando la distribuzione delle aree irachene a maggioranza sunnita e sciita, appare evidente la presenza sunnita in gran parte del territorio del Paese, tuttavia si tratta di un dato ingannevole, poiché la maggioranza dei musulmani iracheni è sciita (quasi il 63 per cento).
Gli Sciiti, infatti, popolano le zone più densamente abitate dell’Iraq, inoltre è lampante il loro maggiore impegno nel campo politico e sociale, mentre i Sunniti, inizialmente ostili alla nuova forma di governo iracheno, stanno mostrando un crescente interesse politico nelle elezioni, tuttavia sempre esiguo in confronto alla grande militanza sciita.
Diverso discorso meritano i Curdi, sunniti di confessione ma interessati alla politica irachena, dalla quale sperano di ottenere una certa autonomia della zona curda dell’Iraq.

Le motivazioni delle accese ostilità tra islamici e, in particolare, tra Sunniti e Sciiti sono da ricercare nella storia, nella religione e nella politica del Medio Oriente.

Seguaci di Ali, cugino e genero di Muhammad, nonché quarto Califfo, gli Sciiti (da ‘shi’ at ‘Ali’, ‘fazione di Ali’) ideologicamente lottano perché nell’Islam venga fatta rispettare la guida della famiglia del profeta, con i suoi precetti e regole morali. Storicamente, gli Sciiti accusano gli altri islamici di aver impedito ad Ali ed al resto della famiglia di Muhammad (Ahl al-Bayt) di occupare il dovuto posto di guida politica e spirituale del mondo islamico, lasciando invece il posto a Califfi indegni. Gli Sciiti oggi credono fermamente nell’unione dei poteri temporali e spirituali nelle mani dei capi religiosi, gli Imam, vere e uniche guide morali e mistiche dell’uomo timorato di Dio.

I Sunniti, dal canto loro, si rifanno alla sunna’ (‘consuetudine’) islamica. Secondo costoro, il ruolo di guida del mondo musulmano non dovrebbe essere ricoperto per titolo ereditario, bensì per meriti: solo il buon credente, se non addirittura il migliore dei credenti, può permettersi di essere un capo. Questo ‘responsabile’, dunque, deve essere designato da una comunità ispirata da Dio. Gli Imam, inoltre, non ricoprono un vero ruolo spirituale: ogni uomo musulmano, per i Sunniti, deve rivolgersi a Dio ed eseguire la sua volontà senza aver bisogno di intermediari. Per la sunna non esiste un intermediario fra l’umano e il divino.

Le differenze di pensiero e di approccio teologico all’Islam hanno sempre reso Sunniti e Sciiti rivali in Iraq, ma vi sono ulteriori ragioni nella inimicizia tra le due confessioni dell’Islam, non ultima quella politica.

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