domenica, Ottobre 17

Summit anti Boko Haram Tra propaganda occidentale e dittatori africani

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Parigi. Sabato 17 maggio 2014. Su iniziativa del presidente Francois Hollande, si è svolto un summit straordinario per decidere una strategia regionale contro la setta islamica Boko Haram in guerra contro il governo federale nigeriano dal 2002 che sta minacciando gli interessi economici della Nigeria e quelli geo-strategici della Francia nella regione. Al summit hanno presenziato i capi di Stato della Nigeria, Benin, Camerun, Ciad e Niger.  

Il piano di azione contro il pericolo terroristico rappresentato da Boko Haram prevede un coordinamento sulle informazioni dei vari servizi segreti, la creazione di una centrale anti terroristica regionale, la sorveglianza comune delle frontiere e una presenza militare africana situata nei pressi del lago Ciad con capacità d’intervento militare immediato in caso di pericolo.

Il presidente francese Hollande, ben attento ad evitare critiche contro il suo omologo nigeriano Jonathan Goodluck, ha candidato la Francia al ruolo di paese coordinatore della lotta regionale contro il terrorismo specificando però che non potrà direttamente intervenire contro Boko Haram essendo la Francia già impegnata nella lotta contro il terrorismo in Mali e Repubblica Centroafricana. L’intervento militare francese si limiterà ai paesi dove sono già presenti le sue truppe: Ciad e Niger. La Francia ha dei caccia bombardieri classe Rafale a N’Djamena, capitale del Ciad e dei droni in Niger. Entrambi i mezzi arerei possono essere messi a disposizione per missioni di esplorazioni per individuare le basi terroristiche.

Alla proposta francese è seguito un entusiasta coro di consensi da parte dei Capi di Stato invitati, tutti appartenenti alla sfera di influenza della France-Afrique, esclusa la Nigeria. Il Presidente Jonathan Goodluck ha dichiarato la piena approvazione della proposta francese, giurando di impegnarsi a fondo per la liberazione delle 276 studentesse recentemente rapite nel nord est della Nigeria.

Il presidente nigeriano sta ricevendo dure critiche a livello nazionale ed internazionale per l’incapacità di fermare Boko Haram, accuse di inaudite violenze compiute dai militari sui civili di fede mussulmana nel nord del paese,  di non essere stato capace di prevenire il rapimento delle 276 studentesse del liceo di Chibok, nel nord est della Nigeria e di non riuscire a liberarle a distanza di 15 giorni dal loro rapimento. Un giorno prima di recarsi al summit anti terroristico a Parigi, il presidente Goodluck ha annullato la visita presso la città di Chibok, nello Stato di Borno a causa di una prevedibile opposizione popolare dei cittadini e dei familiari delle ragazze rapite.

Il presidente ciadiano Idriss Deby Itno ha dichiarato la sua determinazione a combattere il terrorismo internazionale. Il presidente Idriss Deby ha preso il potere tramite un colpo di stato nell’ottobre 1989.  Da 25 anni il suo regime dittatoriale governa con il braccio di ferro il paese sopprimendo fisicamente l’opposizione politica creando come reazione una guerra civile dal 1990 al 2008. Autore di innumerevoli crimini contro l’umanità sulla propria popolazione, fino al 2010 ha finanziato i peggiori gruppi estremisti islamici sudanesi come il JEM che lottano contro il governo di Khartoum. Il governo del Ciad è uno sei più corrotti della regione e le risorse petrolifere beneficiano solo la famiglia presidenziale e le multinazionali occidentali. Nonostante 15 anni di attività estrattive non si registrano significativi progresso di progresso socio-economico per la popolazione.

Stessa lunghezza d’onda per i presidente del Camerun: Paul Biya  e del Niger: Mahamadou Issoufou.

Paul Biya,  al potere dal 1982, è considerato la punta di diamante del controllo francese sulla regione. Biya gestisce il paese come un affare di famiglia, favorendo la corruzione a tutti i livelli come arma politica per impedire il cambiamento e il rinnovo democratico.

Mahamadou Issoufou giunge al potere nel febbraio 2010 attraverso un colpo di stato. La Francia all’epoca gli fornì pieno appoggio finanziario e logistico per abbattere il regime di Mohamadou Tandja che stava mettendo in serio pericoli gli interessi della multinazionale energetica francese Areva leader mondiale nel settore nucleare. Il principale ruolo assegnato al Presidente Issoufou dall’Eliseo è quello di proteggere gli interessi della Areva nel paese che gode di regime privilegiato tramite il pagamento di royalities del 12%. Accordo ridicolo visto che la maggioranza dei paesi africani ha abbandonato il sistema delle royalities per adottare quello della compartecipazione societarie dove i governi africani detengono dal 40 al 54% delle azioni. Il Niger è il quinto produttore di uranio al mondo e il quarto paese più povero in Africa. Lo sfruttamento del uranio è proprietà francese. Le mine nigerine rappresentano il 32% della produzione elettrica francese prodotta dalle centrali nucleari e il 60% della produzione di uranio della Areva che vende ai principali paesi industrializzati che hanno legalizzato le centrali nucleari. Lo scorso marzo il presidente Issoufou ha duramente represso il movimento universitario che si era creato nel gennaio 2014 contro Areva. L’obiettivo del movimento era di difendere la sovranità del popolo nigerino ed impedire la svendita delle risorse naturali di Paese.

L’unico presidente decente presente al summit è il beninese Thomas Boni Yayi, ex vice direttore della Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale che ha dichiarato di essere determinato ad unire sforzi e risorse nella lotta regionale ed internazionale al terrorismo sottolineando che l’intolleranza religiosa non ha più posto in Africa.

Promesse di supporto finanziario e logistico sono provenute dall’inviato americano. Washington ha già promesso l’invio in Nigeria di droni per individuare il luogo dove sono detenute le 276 studentesse, criticando aspramente la “tragica e inaccettabile lentezza” dimostrata dal governo nigeriano nelle operazioni di salvataggio.

Dichiarazioni che rientrano nella offensiva mediatica americana contro Boko Haram tendente a nascondere precedenti inspiegabili prese di posizione di Washington riguardo il gruppo terroristico nigeriano. Nel 2011 l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, rifiutò di inserire Boko Haram nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali, permettendo così ai suoi leader fino ad ora conosciuti (una spaurita minoranza) di viaggiare tranquillamente a livello planetario e mantenere i propri conti bancari esteri senza rischiare spiacevoli “congelamenti”. Boko Haram è stata inserita nella lista solo nel 2013.

Il summit anti terroristico sembra essere stato sfruttato dalla Francia per salvaguardare gli interessi della France-Afrique nei suoi stati satelliti governati da dittatori creati e supportati dal Eliseo oltre al  tentativo di penetrazione commerciale nel suo nuovo alleato nigeriano, seconda potenza economica del Continente.  Il summit è in contemporanea al progetto di riorganizzazione del dispositivo militare francese in Africa. Sotto la bandiera della lotta contro il terrorismo saranno dislocati altri 3.000 soldati francesi nei paese Sahariani, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa Jean-Yves le Drian.

Le attività anti terroristiche dell’esercito francese sono già in atto nel Niger dal 2012, ma caratterizzate da una scarsa cooperazione con il governo Nigerino e mancanza di mezzi adeguati che hanno permesso a Boko Haram di intensificare gli attacchi in Niger.

All’inizio di maggio violenti combattimenti tra guerriglieri appartenenti a Boko Haram e forze governative si sono verificate nella località Chétimari, a venti km dalla città di Diffa, capoluogo della omonima regione. Yacouba Soumana Gaoh, governatore della regione ha dichiarato alla TV di stato che l’esercito nigerino è riuscito a respingere i guerriglieri islamici oltre il confine. Informazione indirettamente smentita dai commercianti della regione che affermano di essere costretti a pagare tributi ai terroristi di Boko Haram ancora presenti nella regione.

Le incursioni del gruppo terroristico nigeriano in Niger risalgono all’ottobre 2013 ma il governo ha sempre negato l’esistenza del problema affermando che si trattasse di un semplice problema di criminalità locale. Nella regione di Diaffa vivono 50.000 rifugiati nigeriani sfuggiti a causa delle violenze inferte sui civili oltreconfine sia dai terroristi che dal esercito regolare nigeriano. Il Niger è strategico per la Francia essendo il principale fornitore di uranio.

L’impegno francese contro il terrorismo nella regione sahariana sembra contrastare con il supporto che la Cellula Africana del Eliseo e i consiglieri militari francesi offrono al gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR), al est del Congo. Dal settembre 2013 le FDLR stanno progettando una invasione del Rwanda con il supporto attivo del Governo di Kinshasa e l’inspiegabile inattività del contingente ONU di pace: MONUSCO. Le FDLR sono formate dalle milizie che attuarono il genocidio del 1994.

L’idea di una centrale anti terroristica regionale non é certamente originale essendo già esistente dal 2010 quando fu creata la Commissione del Bacino del Lago Ciad nota per la sua inefficacia. Sarebbe più corretto parlare del rilancio di questa centrare anti terroristica attraverso le necessarie modifiche operative.

Il presidente Francois Hollande ha anche evocato la possibilità di richiedere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di applicare sanzioni contro il gruppo islamico nigeriano.  Esistono varie teorie sulla origine e natura di Boko Haram, ma la drammatica verità è che nessuno sa esattamente cosa sia questa organizzazione, da chi sia composta, chi la finanzia. Anche il governo federale della Nigeria brancola nel buio. Difficile combattere efficacemente un nemico sconosciuto, figuriamoci imporre sanzioni a dei fantasmi.

 

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