giovedì, Giugno 24

Sull’orologio della storia sta per battere l’ora fatale per il Governo ignorante L’ora entro la quale dovrebbe presentare un nuovo più decente documento economico finanziario che dimostri una almeno rudimentale conoscenza dell’aritmetica

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La storia si ripete, lo diceva anche quel genio sconosciuto di Giovan Battista Vico con i suoi corsi e ricorsi storici. Magari in scala più vasta. Negli anni ’50, un noto costruttore di motociclette delle Marche sfidò a una prova di coraggio il suo migliore amico. Lui, il costruttore, sarebbe venuto giù in motocicletta per il viale che porta al mare, l’amico lo avrebbe atteso in fondo al viale stesso. Chi sarebbe stato il più coraggioso? Quello dei due che non si sarebbe scansato all’ultimo momento. Così in una notte senza traffico, con amici spettatori, l’uno vene giù in moto a rotta di collo e l’altro lo attese impavido con le mani in tasca e la pipa in bocca. L’uno non deviò, l’altro non si mosse. L’impatto fu violento ma per fortuna non mortale. Il motociclista riportò escoriazioni, non si usava neanche il casco, l’amico fu operato la sera stessa nel locale ospedale per estrarre il bocchino della pipa che gli si era conficcato nella nuca, passando per il cavo orale.

Nonostante l’età non più giovane dei protagonisti, quello fu solo uno sconsiderato demenziale gioco di ragazzi, non dissimile a quello in cui, in quegli anni, i miei coetanei ed io attendevamo sui binari, di notte, l’arrivo del treno per vedere chi si scansava per ultimo. Per nostra fortuna a quell’ora passavano solo lentissimi e asmatici treni merci. Ma non è detto che il confronto fra l’Unione Europea e l’Italia sul rispetto delle regole del gioco vada egualmente bene, senza dolore e senza vittime.

I termini sono noti anche ai sassi oramai. Il Governo Conte  -Conte per così dire, in realtà il Governo dei due consoli che impazzano sui media-, intende spendere, per discutibili promesse elettorali, soldi che non ci sono e che molto difficilmente arriveranno in futuro. L’Unione Europea, con un misto di sopportazione, irritazione e anche paura, dice che non possiamo farlo, non con i conti pubblici nello stato in cui sono e con i vincoli europei che abbiamo sottoscritto per la tenuta dell’economia generale. Sottoscritti come fu sottoscritto da tutti il Trattato di neutralità del Belgio, stracciato per due volte dalla Germania: sottoscritti, cioè, da parte italiana con la riserva mentale di direè carta straccia che non vale niente’.
Per chi, ancora in possesso delle proprie facoltà mentali e morali, dovesse stupirsene, va ricordato che l’Italia è quello straordinario Paese in cui la legge è uguale per tutti, ma si applica solo agli altri e non a me. E’ evidente che se tutti la pensiamo in questo modo nessuno osserverà le leggi, tranne un pugno di idioti: e tutti sappiamo che è proprio così. Questa, aldilà delle lusinghe pubblicitarie della tv che ci mostrano come il Paese di Bengodi, è la vera ragione per cui tanti stranieri, malfamati conclamati o ancora in pectore, ci scelgono: perché sanno che qui non esiste legge, se non quella della giungla, a loro perfettamente nota perché da lì provengono.

Sull’orologio della storia sta per battere l’ora fatale, come diceva quel sano, onesto e dichiarato fascista cui un tempo, con la stessa spensieratezza di quest’anno, l’Italia affidò i suoi destini e con che risultato. L’ora fatale è quella entro la quale un Governo ignorante, che si perde i pezzi e che non sa fare due più due, dovrebbe presentate un nuovo più decente documento economico finanziario che dimostri una almeno rudimentale conoscenza dell’aritmetica, non matematica, per carità. Lo stagno è in subbuglio, in molti cominciano a rendersi conto che le cose non sono come sembravano, che le promesse elettorali sono state incaute e sciocche, oltre che populiste e velleitarie. Ed ecco allora il noto Ministro che, come San Lorenzo, sta per finire sulla graticola, ripiegare su una linea del Piave e parlare di deficit da ricondurre entro l’unovirgolasei per cento. Ecco solerti parlamentari e sottosegretari e ministri escogitare misure legislative che rallentino, diluiscano, rinviino le irresponsabili spese decise, ecco la riscoperta della logora ricetta del New Del di rooseveltiana memoria, per un forte impulso ai grandi progetti di infrastrutture in barba agli eterni ludditi; in fondo non dicevano i francesi, nell’’800, che ‘quand le batiment va tout va’? Ecco consultazioni non ancora febbrili ma quasi con i vertici europei. Ce la faranno i nostri eroi a traghettare il cavolo (le promesse elettorali, appunto, del cavolo), la capra (il Governo per la sua proverbiale intelligenza) e il lupo (l’Unione Europea, descritto come il necessario ‘cattivo’) da una riva all’altra del fiume?

Tutti dovremmo essere a questo punto selvaggiamente pessimisti, ma per una volta tanto io non lo sono. Come si sa ottimista e pessimista sono in realtà la tessa persona, solo che il pessimista è molto più informato. Io sto nel mezzo, le cose si aggiusteranno, si dovranno aggiustare, non possono non aggiustarsi. Diceva un famoso scrittore inglese che la verità (nel nostro caso, dei conti pubblici) anche se soffocata e in catene (nel nostro caso le deliranti affermazioni del Governo di totale autonomia e completa indifferenza alla ‘scritta sul muro’*) ha una forza tale da balzare agli occhi di tutti e da costringerci a prenderne atto. Basta ricordarsi come affondò l’Andrea Doria’: tanto il suo comandante quanto quello della ‘Stockholm’ che la speronò pensavano che le loro rotte erano entrambe giuste e non si mossero di pezza. Solo che una (l’Italia) affondò, l’altra (la UE) ne uscì quasi indenne.

Mai come in questo momento di rinata fede religiosa nella notte incombente, si avverte il sommesso brusìo di quanti in cuor loro pregano il soccorso del leggendario stellone simbolo del nostro Paese, quello delle stellette sui corpi militari, quello che da solo, per le sue doti scaramantiche e propiziatrici, vale più di tutte le cinquanta stelle della bandiera americana.

 

Nota*

Per quanti, in questo secolo di totale ateismo ignorano l’origine di questa frase proverbiale, essa è tratta dal Libro di Daniele nel Vecchio Testamento. Durante un banchetto nella reggia del re babilonese Balthazzar appare una mano magica che traccia sul muro quattro parole apparentemente indecifrabili. Solo il profeta Daniele, convocato appositamente, ne rivela il significato: esse prevedono la fine imminente del regno di Balthazzar e la sua conquista da parte dei Medi e dei Persiani, cosa che avverrà quella notte stessa. Oggi è un’espressione proverbiale che esorta a tener conto di tutti gli  avvertimenti che ci vengono dati: compresi quelli della Unione Europea

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