venerdì, Settembre 17

Sulle tracce di Dante

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La città per la quale aveva combattuto e speso energie umane e intellettuali gli restò per sempre preclusa e solo da lontano poté immaginare le grandi trasformazioni in atto al momento della sua fallimentare missione romana, come il completamento di Palazzo Vecchio con la costruzione della Torre d’Arnolfo e i lavori della cattedrale di S. Maria del Fiore. Non poté vedere lagrande Firenze‘ che le trasformazioni in atto, dovute al predominio dei nuovi ceti e alla dittatura monetaria del Fiorino (che lui odiava in quanto motivo di corruzione della città), stavano portando a compimento, né perdonò mai alla sua città la pena dell’esilio.

Ora le dispute di Firenze con Ravenna per riavere le spoglie del suo illustre concittadino col tempo sembrano essersi sopite. E Firenze deve accontentarsi di una maschera funebre del poeta, esposta in in Palazzo Vecchio e al centro anche dell’ultimo libro di Dan BrownInferno‘ nel quale viene misteriosamente trafugata. Ma la maschera è ancora al suo posto e suscita l’attenzione dei visitatori.

Tornando alle Mostre dantesche in corso, ce n’è una degna di un certo interesse nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi: è quella promossa dalla Fondazione Ambrosiana, che presenta 100 illustrazioni di Salvator Dalì ispirate alla Divina Commedia‘. Dopo quelle celebri del Gustave Dorè, queste illustrazioni furono commissionate negli Anni 50 dal Governo italiano all’artista catalano per celebrare il 700 anniversario della nascita del poeta. Ma il progetto si arenò, anche per l’ostilità di alcuni settori politico culturali nei confronti dell’artista spagnolo considerato, allora, un surrealista provocatorio con ostentata personalità eccentrica. Lui però andò avanti nella sua sperimentazione per nove anni, la Mostra ebbe successo invece in Francia e ora le stampe create da Dalì per la Divina Commedia, tratte dall’edizione in italiano pubblicata a Firenze da ‘Arti e scienze Salani‘ dal titolo ‘Dalì incontra Dante‘, sono ora visibili a Firenze.

Last but not least, si segnala l’esposizione alla Galleria degli Uffizi di un ritratto allegorico del sommo poeta opera Agnolo Tori, detto il Bronzino. L’opera, dipinta nel 1532-1533 è esposta nella Sala 65 dal 7 luglio scorso, è una testimonianza lirica del culto rinascimentale per gli uomini illustri, in questo dedicata al più celebre letterato fondatore della lingua italiana. Nel De Volgari eloquentia, Dante fissa i criteri di un volgare illustre, inteso come lingua unitaria e ideale, capace di imporsi come alta espressione dell’arte e della cultura.

M’è parso importante”, afferma Antonio Natali, Direttore della Galleria, “che in questo 2015, votato a celebrare i 750 anni dalla nascita dell’Alighieri, anche gli Uffizi fossero nel novero dei luoghi che rendono omaggio alla memoria del poeta. La tela, da oggi in Galleria e fino a pochissimi giorni fa esibita nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, fu presente alla mostra del Bronzino di Palazzo Strozzi nel 2010-2011. In quella circostanza fu collocata accanto alla tavola, d’identica impaginazione e affine espressione, conservata alla National Gallery di Washington. Confronto ravvicinato da cui uscì rinvigorito il convincimento (peraltro già diffuso) che la redazione fiorentina fosse da reputare autografa e che l’opera americana ne fosse invece una replica, ancorché quasi coeva”.

La storia di quel ‘Ritratto allegorico di Dante Alighieri‘, è legata alla commissione ricevuta dal Bronzino da Bartolomeo Bettini dei ritratti dei tre padri della letteratura italiana, Dante, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. All’epoca, la disputa sul primato del volgare toscano e l’interesse per Dante (disputa poi risolta dal veneziano Pietro Bembo), infervorarono non solo gli studi letterari, ma anche il dibattito politico. Sia Bettini che il suo amico Michelangelo erano fortemente impegnati nel difendere la Repubblica contro la tirannia del duca Alessandro de’ Medici e il canto Canto XXV del Paradiso, leggibile sul libro sorretto nel dipinto da Dante desideroso di rientrare dall’esilio, si adattava particolarmente alle vicende politiche della famiglia Bettini. Dei tre ritratti l’unico ad oggi conosciuto è quello di Dante. Un tassello importante dell’interesse che l’opera e la figura del Divin Poeta esercitano da sette secoli e mezzo sulle menti più illuminate e da un pubblico sempre più vasto.

 

 

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