mercoledì, Agosto 4

Sulle orme di Paolo Grassi per la rigenerazione culturale del dopo-pandemia Intervista con Stefano Rolando nominato venerdì 11 giugno presidente della Fondazione

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Stefano Rolando, editorialista de ‘L’Indro‘, tra i più reputati esperti di comunicazione con anni di docenza allo Iulm a Milano e una lunga esperienza in istituzioni e aziende, che ebbe alla Rai l’avvio della sua carriera dirigenziale, proprio come assistente dell’allora presidente Paolo Grassi (1977-1980), da tempo membro del cda della Fondazione intitolata a Paolo Grassi, che ha sede nello storico edificio del Piccolo Teatro di Via Rovello, è stato nominato venerdì 11 giugno presidente della Fondazione, con unanime motivazione dei consiglieri, succedendo a Davide Rampello. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Roma per rivolgergli alcune domande su questa notizia.

Nel rallegrarci per questo impegno che ha assunto, ci dice in breve che cosa rappresenta oggi la Fondazione ‘Paolo Grassi’?
La Fondazione ha quindici anni di vita, caparbiamente voluta dalla figlia di Paolo Grassi, Francesca, e sostenuta fin qui da intellettuali, esperti delle discipline della cultura e dello spettacolo, professori universitari. Primo presidente è stato il prof. Salvatore Veca. E negli ultimi anni ha avuto in CdA figure molto significative per questi settori e per la città di Milano. Da Mimma Guastoni a Ferruccio de Bortoli, da Stefano Merlini che fu sovrintendente del Maggio a Piero Gelli già direttore editoriale di Garzanti e Einaudi (purtroppo entrambi recentemente scomparsi). Con figure nei propri organi scientifici che sono stati soprattutto a Milano di grande rilievo nella vita culturale e in particolare teatrale (penso a Carlo Fontana, a Antonio Calbi, a Sergio Escobar, a Mario Raimondo e molti altri). Dopo la concentrazione di impegni nel quadro del centenario della nascita di Paolo Grassi nel 2019 (tra cui la mostra a Palazzo Reale, progettata da Fabio Francione, aperta dal sindaco Sala e dal ministro della Cultura Franceschini) si è toccato con mano che Milano riconosceva in Grassi un riferimento vivo nel campo dell’organizzazione culturale, del rapporto tra cultura e pubblico e nelle relazioni tra settori della cultura e della comunicazione e la dimensione nazionale e internazionale dei problemi di questo settore. “Un patrimonio della città” disse in quell’occasione il sindaco. Si è così lavorato per mettere a punto uno sforzo di riorganizzazione e di potenziamento che ha portato all’ampliamento di iniziative, di programmi e di rapporti con figure importanti del nostro tempo. Con un primo importantissimo concorso solidale di Fondazione BPM, di Banca Intesa e di Fondazione Cariplo.

Insieme a lei, presidente della Fondazione, vi è infatti la notizia della nomina del rettore dell’Università degli Studi di Milano, Elio Franzini, a presidente del Comitato Scientifico.
Un riferimento esemplare, di studioso e al tempo stesso di gestore di una grandissima organizzazione culturale come la ‘Statale’. Recentissime anche le cooptazioni in Cda di Elio De Capitani e in CS di Claudio Longhi, due figure centrali del sistema teatro a Milano e in Italia. Con il prof. Franzini ci siamo sentiti subito ed è intenzione annunciare la piena ricomposizione del Comitato scientifico dopo il prossimo insediamento del Cda che integrerà figure che riguardano anche altri mondi che l’esperienza storica di Paolo Grassi ha attraversato, dall’editoria alla televisione, solo per fare due esempi.

Quali sono i programmi già attivati nel quadro dell’auspicabile riapertura del sistema cultura-spettacolo?
Anche questo deve essere oggetto di decisioni che non tarderanno. E’ evidente che ogni iniziativa di qualità deve avere la sua sostenibilità. E sarà quindi naturale che, sulla base di progetti validi, cercheremo la solidarietà di soggetti pubblici e privati e daremo vita alla partecipazione anche di soci individuali, le persone. Che nel sistema valoriale di Paolo Grassi contavano come le istituzioni. In ogni caso l’ambito educativo -che sta a cuore a tutti noi e che Francesca Grassi segue con impegno- sarà una strada maestra. Ma anche la ricerca e l’elaborazione di tanti aspetti che il dopo-pandemia -se possiamo fare oggi questo pensiero- pone come obbligo di ripensamento di parametri e di scelte.

Lei fu assistente di Paolo Grassi nei suoi anni di presidenza alla Rai. Che ricordo ne vuol dare?
E’ uno dei ricordi essenziali della mia stessa formazione. Metodo, tenacia, passione, opzione per la qualità. Alla Rai Grassi è tuttora un mito e un riferimento. Per questo la Fondazione vuole operare in più direzioni, che oggi sono ancora più interdipendenti rispetto a quegli anni. Mi sono occupato di comunicazione di impresa e poi pubblica, ho lavorato in televisione e nel cinema, ho servito istituzioni nazionali e regionali. Oggi Fondazione Paolo Grassi mi sembra un soggetto straordinariamente fruibile per riconnettere dimensioni che appartenevano ai sogni della generazione degli anni della liberazione e della ricostruzione e che possono e devono interessare i nostri giovani. Dico questo anche pensando (come membro del cda della Fondazione Milano, presieduta da Stefano Mirti) al ruolo che le scuole civiche di spettacolo hanno per Milano e per l’Italia. Al centro, appunto, anche per noi il nesso Milano-Lombardia-Italia-Europa. Con un fermo proposito (penso qui anche alla radice pugliese di Paolo Grassi) per la tenuta del nostro nord-sud e dell’unità d’Italia.

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