martedì, Ottobre 26

Sulle montagne di Vjedha a distruggere cannabis field_506ffb1d3dbe2

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Scutari
– Il portavoce della Polizia di Scutari ci ha avvertiti un giorno prima: domani si parte all’alba. Con altri 8 giornalisti mi aggrego a una squadra di 50 poliziotti diretta  sulle montagne di Vjedha, presso le acque del  lago di Vau i Dejes, vicino Scutari, per un’operazione antidroga. Una delle tante che si mettono a segno in questi giorni. E’ necessario partire al mattino presto.

Attraversato il lago a bordo di due motovedette, siamo sbarcati, e iniziato a camminare lungo la montagna rocciosa. I poliziotti ci fanno strada.

La zona è ben sorvegliata, e, a quanto pare, nulla è stato lasciato al caso, compreso il pronto soccorsi per i morsi dei serpenti, visto che fra queste rocce ce ne sono tanti, e anche pericolosi.
Sapevamo che non avremmo trovato una strada per salire da queste parti: dobbiamo farcela noi, tagliando i rami degli alberi.

Il percorso è completamente ostruito dai rami, ma la Polizia procede velocemente con una certa facilità: “Paragonato a dove siamo abituati a salire, questa è una passeggiata per noi”, mi spiega uno dei poliziotti, “poi, oggi il tempo è buono, siamo saliti anche quando c’era la tempesta”, continua.

Ci avevano avvertiti che c’erano molti serpenti, ma oggi, fortunatamente, non ne incontriamo nemmeno uno. I trafficanti scelgono per questa ragione la zona: perché è ancora selvaggia.

Questa montagna, come tante altre, è monitorata dalla Polizia albanese con l’aiuto della missione italiana di Interforze, che ha scoperto e poi pubblicato le mappe di tutte le aree coltivate a cannabis. “Prima avevamo un grosso problema con le mappe, poiché non erano ben chiare. Queste che hanno portato gli italiani sono molto dettagliate”, afferma l’organizzatore dell’operazione, mostrando la mappa di questa zona.

I poliziotti raccontano che le operazioni diventano molto più pericolose quando la pianta raggiunge la maturità ed è pronta per il raccolto: i trafficanti sono pronti a difenderla con la vita poiché è un grosso investimento.

La cannabis può essere scambiata molto facilmente con una pianta chiamata kerp (canapa). Per incriminare chi coltiva cannabis i laboratori debbono dimostrare che dalla pianta è stata estratta una certa percentuale di THC (il tetraidrocannabinolo, uno dei principi attivi della cannabis), ma la misurazione va fatta solo quando la pianta è matura, perché nelle prime fasi vegetative non è possibile trovare il principio attivo. Quando è pronta per il raccolto la pianta arriva fino a 2 metri di altezza.

La superficie coltivata che troviamo su questa montagna si estende su quasi di 900 metri quadrati. Per la crescita della pianta è importante l’acqua, ma non il terreno: è una pianta che ha poche esigenze, e dalle cui inflorescenze si ricava l’hashash, che dalle montagne si trasporta giù verso il sud dell’Albania o al confine con il Montenegro.
Dalla cannabis si ricava anche l’olio che arriva sul mercato a  2.000 euro al litro, mentre la pianta si vende a circa 200 euro al kg. Il valore di mercato dell’hashish è invece più o meno di 10 euro per una dose di 10 grammi.
Gli scienziati, ultimamente, hanno creato anche semi di cannabis geneticamente modificata, provenienti dall’Olanda: è più facile trasportare i semi che le piante.

Le  zone più coltivate in Albania sono quelle al nord, Malesia e Madhe, Dugagjini, ma anche le zone dietro la montagna di Dajti, vicino Tirana, e Kruja.

Faticando a strappare le radici alle piante di cannabis, i poliziotti raccontano le loro esperienze. “Mentre camminavamo a passo del leopardo per le montagne, un giorno mi passò davanti un grosso serpente. Non li vidi, ma grazie al mio compagno, mi fermai in tempo, fino a quando passò del tutto davanti ai miei occhi. Non ci ho visto per la paura”, racconta un giovane agente mentre appicca il fuoco alla cannabis.

La pianta giovane, non raccolta e non seccata, ha un odore che assomiglia a quello della menta, ma più intenso, le foglie hanno un colore verde forte.

Ogni zona coltivata a cannabis in Albania ha massimo due ispettori di Polizia a controllarla e raccogliere le informazioni, risorse limitate, certo, ma la lotta contro la produzione della cannabis non è mai dipesa dalla mancanza di informazioni sulle coltivazioni, bensì dalla protezione che alcuni politici e capi dei Governi locali fornivano ai produttori -telefonando ai cellulari dei poliziotti, quando questi trovavano le piantagioni, per ordinare di non intervenire. “Quando arrivavano le chiamate il gioco finiva“, raccontano. Alcuni poliziotti chiudevano gli occhi in cambio di una grossa somma di denaro, altri tacevano e basta, perché altrimenti gli abitanti dei villaggi che coltivavano la droga si presentavano direttamente a casa degli agenti per ‘protestare’.

Le operazioni continueranno ogni giorno fino a settembre”, ci spiega il capo della Polizia di Scutari, Shaban Nexhi; sarà un lunga estate, senza vacanze.

A fine giornata,  la Polizia ha distrutto 2.000 piante di cannabis.  “Si doveva cominciare con Lazarat”, ci dice un poliziotto mentre taglia le ultime radici, “così non ci sparano più addosso ora come facevano una volta”, e mentre il sudore gli scivola sulle guance rosse continua guardandomi dritto nei occhi: “ora non abbiamo più paura“.

 

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