mercoledì, Luglio 28

Sulla via dell'urbanizzazione field_506ffb1d3dbe2

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urbanizzazione

Con il termine urbanizzazione si indica quel «processo attraverso cui, dalla concentrazione urbana, si transita alla diffusione dell’insediamento e delle funzioni urbane sul territorio, con la formazione di una rete di città gerarchicamente ordinata e tale da distribuire capillarmente i servizi o, comunque, da limitare al minimo gli spostamenti che la popolazione deve compiere allo scopo di fruirne». Il fenomeno di crescita e diffusione delle città è sempre esistito, ma oggi ha assunto connotazioni peculiari ed è al centro di animati dibattiti nei ‘paesi in via di sviluppo’.

Per quanto riguarda la Cina, l’urbanizzazione occupa da mesi le prime pagine dei maggiori quotidiani e continua ad essere periodicamente oggetto di dichiarazioni ufficiali da parte di rappresentanti del governo centrale. La tematica si intreccia con ambiziosi piani politici, diffuse preoccupazioni di riforma economica e sociale, e crescenti controversie per l’allarmante livello di inquinamento che ormai si registra in tutti i grandi conglomerati urbani. Le nuove prospettive di architettura sostenibile e le innovative strategie di pianificazione urbana all’orizzonte sono ostacolate da spinose questioni di difficile risoluzione, come la riforma del cosiddetto ‘hukou’.

Traducibile letteralmente come registrazione di residenza, questo sistema di certificazione fu istituito in epoca maoista per controllare gli spostamenti della popolazione dalle campagne alle città. Comprensivo di informazioni di carattere identificativo riguardanti sia il possessore del documento che il suo nucleo familiare, l’hukou ha ufficializzato una discriminazione tra lavoratori rurali e lavoratori urbani che oggi è criticata non soltanto dai difensori dei diritti umani, ma anche dai più importanti economisti del Paese. Seppur contestata da molti nella propria efficacia e realizzazione pratica, si è infatti diffusa l’idea che «estendendo i diritti ai nuovi abitanti dei centri urbani si creerà una nuova classe di consumatori che alimenterà la domanda interna permettendo alla Cina di sganciarsi da un modello economico basato sugli investimenti e dominato dalle grandi aziende di Stato», come osservato su ‘AgiChina 24‘ dal corrispondente Eugenio Buzzetti.

Se affrontare le sfuggenti dinamiche migratorie e le incontrollabili conseguenze dell’inurbamento di milioni di persone è una questione chiave della politica pubblica a livello internazionale, il peculiare retaggio storico dietro la corsa alla modernizzazione cinese è descritto soltanto in parte dalla classica dicotomia città/campagna. Il fenomeno della ‘popolazione vagante’ che abbandona i villaggi rurali per spostarsi nelle città industrializzate senza aver ottenuto il cambiamento del proprio status di residenza – e, dunque, senza la possibilità di accedere ad alcun sistema di assistenza sociale e previdenziale – è solo uno dei tanti esempi a testimonianza della complessità dell’urbanizzazione cinese.

Qualche mese fa il governo ha annunciato l’intenzione di lanciare un massiccio piano di urbanizzazione nel 2014, progetto confermato da una dichiarazione dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese (PCC) pochi giorni dopo la conclusione del Terzo plenum del 18° Congresso del PCC. L’attuale Primo Ministro della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Li Keqiang, ha rilasciato chiare affermazioni a riguardo durante la ‘Central Urbanization Work Conference’ (CUWC) che per la prima volta si è tenuta a Pechino tra il 12 e il 13 dicembre. Secondo il premier Li, che vanta tra i suoi titoli anche un prestigioso dottorato in economia, «l’urbanizzazione è la strada che la Cina deve prendere nella sua corsa alla modernizzazione» e questa politica deve avere come compito principale quello di «consentire ai lavoratori migranti di ottenere lo status di cittadini in modo ordinato». Come riportato dall’agenzia di stampa ufficiale ‘Xinhua’, durante la conferenza è stata discussa una riforma graduale del sistema dell’hukou che prevede l’immediata rimozione di limitazioni nel caso di piccole città sottosviluppate e una parziale flessibilità nel caso di nuclei urbani di medie dimensioni. Per quanto riguarda le grandi metropoli come Pechino o Shanghai, invece, le esistenti limitazioni continueranno ad essere applicate nel tentativo di combattere il già problematico fenomeno della sovrappopolazione. In linea con una strategia di urbanizzazione «incentrata sul cittadino» e sui suoi bisogni, non è mancato l’accento su tematiche ambientali e il richiamo all’importanza di promuovere uno sviluppo sostenibile.

Li aveva già parlato in numerose altre occasioni della questione dell’urbanizzazione in Cina. Tra queste, ricordiamo il suo primo discorso da neo-eletto a marzo e l’incontro tecnico con un gruppo di accademici ed esperti della Chinese Academy of Sciences (CAS) e della Chinese Academy of Engineering (CAE) a settembre. Nel succitato discorso, il premier aveva sottolineato l’importanza strategica dell’urbanizzazione e il fatto che la Cina sia da considerarsi un ‘paese in via di sviluppo’ proprio perché il suo tasso di urbanizzazione (che attualmente si aggira intorno al 52%) non è paragonabile a quello dei paesi sviluppati, dove raggiunge vette del 75-80%. A tal proposito, Li aveva fatto anche riferimento all’anomala situazione in cui versano molti paesi dell’America Latina, considerati in via di sviluppo nonostante un 80% della popolazione viva in effetti all’interno di aree urbane. Proprio per evitare che anche in Cina si creasse una «struttura urbana divisa» con una classe media che si arricchisce accerchiata da miseria e delinquenza, Li aveva sottolineato l’importanza di combattere la disoccupazione e il degrado urbano anche durante l’incontro tecnico svoltosi pochi mesi dopo a Pechino. Discutendo le migliori strategie di urbanizzazione con un selezionato gruppo di esperti, Li aveva ottenuto la problematica conferma che soltanto un 35% della popolazione che attualmente vive nelle città cinesi è in possesso di un regolare hukou urbano.

Altri leader politici hanno affrontato l’argomento quest’anno, dal vicepresidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme (National Development and Reform Commission – NDRC)  Zhang Xiaoqiang, al Ministro dell’Agricoltura Han Changfu. Lo scorso settembre, Zhang aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di progettare un’urbanizzazione «scientifica», «intelligente» e «di alta qualità», in grado di incorporare i concetti fondamentali di ‘sviluppo verde‘, ecosostenibilità ed efficienza energetica, promuovendo nel contempo un modello di crescita economica fondato su un sistema di produzione e consumi a basso contenuto di carbonio. Pochi giorni fa, il ministro Han ha infine affrontato la tematica collaterale della pianificazione rurale. L’accento è caduto sul problema della povertà e sul pericolo di incentivare l’abbandono delle campagne per favorire uno sbilanciato sviluppo delle città. In questo senso, la promozione di una parallela modernizzazione dei villaggi rurali sembra ora più urgente che mai.

 

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