mercoledì, Aprile 14

Sulla via dell’ Islam tollerante Ne parliamo con l’esperto di Islam Paolo Luigi Branca dell’Università Cattolica di Milano

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C’è un pezzo di Europa malata di islamofobia, e un altro che, paventando l’islamizzazione del continente, muove alla ricerca, forse ‘consolatoria’ come antidoto alla tentazione islamofoba, dell’Islam così detto ‘tollerante’.
In questo percorso ci si imbatte in una serie di ‘prodotti’ funzionali allo scopo. Tra i tanti, un libro di qualche anno fa, ‘Maometto on the road. Viaggio al termine dell’Islam’ di Michael Muhammad Knight, nel quale si prospetta un Islam ‘diverso’, ‘più tollerante’  -termine non condiviso dagli esperti storici del Medio Oriente. E’ agli antipodi ‘La rabbia e l’orgoglio‘ di Oriana Fallaci,  una biografia, forse un po’ romanzata, dove il protagonista suona dei brani rapper in una band islamica. Tale musica è presente in varie comunità musulmane insieme ai mullah e alle ragazze hjiabi (ossia velate), con i quali il protagonista ha rapporti ravvicinati, ma non si sente di appartenere loro in pieno perché alla ricerca del vero senso del ‘suo Islam’. Tale Islam, se vogliamo chiamarlo‘progressista’, esiste, in esso le donne pregano a fianco degli uomini (e non come di solito dietro, o separate) e a volte guidano con le parole e la partecipazione la preghiera. Un Islam che, dunque, non è come quello solito, che può apparire a volte maschilista, e dove la vicenda dell’imam Hossein richiama quella di Cristo, fino al martirio a Karbala. Il sentimento religioso appare quindi più autentico, pur mantenendo il rito pluri-quotidiano della preghiera e delle abluzioni, ma anche alla ricerca di una “via americana all’Islam”, che anche alcune persone in Europa hanno intrapreso.
Si sente sempre più spesso parlare di donne inglesi, per esempio quelle che abitano a Londra, che lasciano tutto per andare in Siria. La stessa devozione islamica non può, però, rinunciare alla musica, al sesso e infine alle droghe, spesso vietate dalla religione musulmana. Un continente mentale, in cui la ‘globalizzazione della fede’, promossa dai sauditi, si scontra con il folklore locale musulmano e il valore dei santi luoghi sacri.
Il pellegrinaggio verso la Mecca del musulmano moderno acquista nuovo valore culturale, e si arricchisce di nuovi spunti e nuove riflessioni che lo rivelano lontano da ogni luogo comune e pregiudizio, dal quale spesso è avvolto ancora oggi.

Con Paolo Luigi Branca, Ricercatore in Islamistica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ci siamo messi alla ricerca dell’Islam ‘tollerante’, che a lui, ci dice subito, termini come Islam moderato’, ‘tollerante’ “non piace“.

 

Si paventa l’islamizzazione dell’Europa…

Neppure nel passato, con le conquiste arabe seguite alla morte di Maometto, c’è stata un’islamizzazione immediata… Le popolazioni sottomesse politicamente erano prevalentemente cristiane, pagane, zoroastriane ed ebraiche e lo rimasero a lungo. Solo coi secoli, attraverso alleanze tribali, matrimoni e diversa tassazione si è avuta una progressiva conversione della maggioranza all’islam. La presenza musulmana in Occidente è recente, e ancora tutto sommato limitata. Non vedo nel breve periodo pericoli di islamizzazione di massa. In altre parole mi pare ridicolo pensare che tra qualche anno smetteremo di mangiare insaccati o di bere vino. Dal punto di vista demografico, tuttavia, nel mondo ci sono circa 1,5 miliardi di musulmani, che abitano in Paesi a più forte crescita rispetto all’Occidente. Che questo possa portare sul medio-lungo periodo a trasformazioni anche profonde è un’ipotesi da non escludere e che naturalmente a qualcuno può anche non essere gradita…

 

Quanto l’Islam sciita dell’imam Hossein e il suo martirio a Karbala assomigliano alla vita e morte del nostro Cristo e invece quali differenze ci sono tra i due personaggi?

Lo sciismo è assai più vicino alla sensibilità cristiana, proprio in quanto attraverso la persecuzione e il martirio dei suoi imam ha sviluppato una concezione redentrice della sofferenza, del tutto assente nella maggioranza sunnita, oltre alla funzione di intermediari fra Dio e l’umanità di tali leader religiosi. Gesù, però, non ha mai rivendicato un ruolo di guida politica di una comunità di credenti che si concepisse anche come ‘Nazione’ distinta dalle altre.

 

Che cosa vuol dire ‘Islam tollerante’?

L’espressione ‘Islam moderato’ non mi piace. Avendo a che fare soprattutto con giovani mi pare una definizione che sa un po’ di muffa. Ai ragazzi si deve chiedere una testimonianza limpida e coraggiosa degli ideali in cui credono. Ciò non significa, però, che si tratti solo di intransigenza formale riguardo alle regole del culto, preghiera compresa. Ogni musulmano è praticante a modo suo. Molto dipende dall’ambiente d’origine e dalla frequentazione di gruppi più o meno ideologizzati. Quando prevalgono i valori sulle norme ci si intende abbastanza bene con la maggioranza di loro, che però si fa sentire assai meno della rumorosa minoranza fondamentalista.

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