lunedì, Giugno 21

Sulla Rai 'voteranno come imporrà Renzi' field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Lei approva la scelta di nominare il Cda con i criteri del vigente regolamento quando era già in itinere una riforma?

Per colpa del Governo ci siamo trovati in una situazione assurda: una legge in corso di approvazione, un Cda scaduto e un’azienda che rischiava la paralisi. Uno stato di cose dovuto, come già detto, all’incapacità dell’esecutivo. Ciò che contesto maggiormente è stata tuttavia la fretta imposta a fine luglio per il rinnovo del cda: un’accelerazione che non ha permesso di avviare una procedura trasparente di selezione dei futuri consiglieri di amministrazione. Ma l’intento dei partiti era semplicemente lottizzare il servizio pubblico.

 

Ancora lei a marzo scriveva: «So che la maggioranza del parlamento è contro questa falsa riforma». Pensa che lo dimostrerà o voterà a favore anche di questa legge, come le altre che Renzi sta spingendo?

Lo spero perché in ballo c’è l’indipendenza dell’informazione pubblica. Ma alla fine, come sempre, dopo aver abbaiato per mesi, voteranno come imporrà Renzi.

 

L’ex direttore generale Gubitosi aveva promesso di tagliare direttori e vice per un risparmio di 100 milioni. Cosa succederà adesso?

Vedremo con la nuova dirigenza. Il lavoro di riduzione degli sprechi è indispensabile, ma non bisogna trascurare la visione d’insieme del servizio pubblico e la strategia editoriale. Rai deve tornare a essere una grande fabbrica di cultura e di prodotti audiovisivi. Deve tornare a essere innovativa.

 

Cosa non piace al M5S della riforma Rai di Renzi?

Non ci piace nulla, soprattutto per quanto concerne il nuovo meccanismo di nomina del consiglio di amministrazione, che non permette in alcun modo di tagliare il legame malsano che da decenni lega la politica all’azienda radiotelevisiva pubblica. E da questo punto di vista c’è anche un peggioramento rispetto alla Gasparri: si passa dal controllo dei partiti a quello del Governo e della maggioranza, andando contro la stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale. Dalla padella alla brace.

 

Allora perché non viene presa in considerazione la vostra proposta?

Non viene presa in considerazione perché il Governo non prende in considerazione le altre proposte, avendo fatto la sua. Al massimo vengono affiancati altri disegni di legge, ma il testo base viene considerato quello governativo. La nostra riforma inquadra criteri meritocratici per eleggere con un meccanismo nuovo il consiglio di amministrazione della Rai, in modo da individuare la comprovata indipendenza, il comprovato merito e la comprovata onorabilità, fuori dai meccanismi e e dalle logiche dei partiti politici. Loro, invece, con questo disegno vogliono accentrare il potere del Governo sulla funzione pubblica. Questo non è accettabile. Abbiamo obiettivi diversi: per noi la TV pubblica è indipendente da qualsiasi tipo di potere; loro tendono a centralizzare tutto nelle mani del Governo. In un modo che nessuno mai aveva fatto prima.

 

Non c’è il rischio di un richiamo a livello europeo?

Organismi europei preposti hanno già censurato Ungheria e Moldavia perché sono gli unici in Europa che hanno un procedimento simile all’Italia, cioè il Governo che nomina l’amministratore delegato. Quindi un richiamo sicuramente ci sarà.

 

Cosa propone di diverso la vostra proposta?

Tutto, sostanzialmente. A partire dal Cda, che dovrà essere interdisciplinare, quindi una forte presenza del mondo autorale, dell’ingegneria delle reti, puntando su innovazione e figure economiche e giuridiche. Un Consiglio ridotto da 9 a 5 e interdisciplinare e strategico, con risparmio di soldi e capacità reale di valutare e programmare. La nostra proposta individua una totale trasparenza di costi, degli appalti, di dirigenti apicali, di stipendi lordi. Vi è poi un capitolo sull’onorabilità, per noi fondamentale. La cultura della Rai così com’è proprio non va. Assistiamo a un asservimento in generale al potere costituito. Diciamo che è una abitudine di come sono andate le cose per 30 anni, con poca o nulla capacità di programmare in modo libero e indipendente per raccontare il mondo e l’Italia. Credo che ci sia stato un livellamento verso il basso negli anni.

 

C’è un modello di riferimento per voi nel panorama televisivo mondiale?

Mi vengono in mente alcuni reportage della Bbc: trovo siano molto avanzati, fatti benissimo. Purtroppo devo dire che la commercializzazione è entrata in tutte le logiche nel mondo televisivo: si pensa solo allo share, all’audience. Bisogna capire che la TV pubblica deve produrre qualità all’interno del Paese, lasciando a quella commerciale il compito di produrre consumatori anziché contenuti. Questa è la grande differenza, e spesso non si comprende più quale sia l’una e quale l’altra.

 

Un’ultima domanda: siete favorevoli all’abolizione del canone?

Se il Paese decide che è importante come in tutta Europa avere un TV pubblica che si distingua dalla commerciale perché l’educazione può essere il valore aggiunto per la democrazia, allora va bene se i cittadini la finanziano per renderla indipendente. Se invece decidiamo che non serve una TV pubblica così disegnata, allora possiamo pure abolire il canone.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->