mercoledì, Luglio 28

Suleimani, l’arciduca Francesco Ferdinando del Medio Oriente? Qassem Suleimani è la vittima eccellente che potrebbe far deflagrare lo scontro tra Iran e Stati Uniti. La sua uccisione, voluta dal capo della Casa Bianca, potrebbe segnare l’inizio di una guerra per i giacimenti petroliferi della regione da parte degli Usa

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Il nuovo anno in Medio Oriente è iniziato decisamente male, anzi, per essere precisi, si è chiuso male ed è iniziato peggio. Epicentro: l’Iraq.
Il 31 dicembre, nel contesto di manifestazioni popolari particolarmente cruente, si è assistito all’assalto all’Ambasciata statunitense a Baghdad, attuato, secondo la lettura che ne hanno subito dato gli USA, da milizie sostenute dall’Iran, a titolo di ritorsione da parte di Teheran per un precedente attacco aereo statunitense che domenica aveva ucciso 25 combattenti della milizia appoggiata dall’Iran in Iraq, il Kataeb Hezbollah.
Ieri, 2 gennaio, gli americani hanno risposto con un raid, ordinato da Donald Trump, ha precisato il Pentagono, vicino l’aeroporto di Baghdad. Non un raid qualsiasi, un intervento pesantissimo che rischia di scatenare un terremoto nella geopolitica mediorientale. Infatti, nel raid, gli Usa hanno ucciso Qassem Suleimani, il potente generale iraniano capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d’elite dell’Esercito della Repubblica islamica, incaricata di compiere le operazioni all’estero.
Ucciso anche «il ‘numero 2di Hashed, Abu Mahdi al-Muhandis»; i due «sono stati uccisi in un bombardamento americano che ha colpito la loro auto sulla strada dell’aeroporto di Baghdad», ha riferito un portavoce. L’attacco è avvenuto poco dopo la mezzanotte, una raffica di missili ha colpito due veicoli che si trovavano vicino l’aeroporto. Fonti della sicurezza irachena avevano subito dichiarato che i missili avevano colpito un convoglio Hashed al-Shaabi -Forze di Mobilitazione popolare, la potente coalizione paramilitare filo-iraniana, ormai affiliata al governo di Baghdad- e ucciso otto persone, tra cui ‘figure importanti’.

Qassem Suleimani è la vittima eccellente che potrebbe far deflagrare lo scontro, fino ad ora a bassa intensità o quasi, tra Iran e Stati Uniti. La sua uccisione, voluta dal capo della Casa Bianca, potrebbe segnare l’escalation più drammatica del conflitto in Medio Oriente dopo la guerra inIraq, secondo gli analisti. Insomma, Suleimanipotrebbe diventare l’arciduca Francesco Ferdinando del Medio Oriente.

Suleimani è una figura quasi leggendaria, uno degli uomini più potenti in Medio Oriente, molto popolare in Iran, anche tra i giovani -la fascia sociale più critica nei confronti del Governo, quella che scende in strada a manifestare. Generale, stratega con ambizioni politiche, è spesso apparso al fianco della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ma si è sempre mantenuto distante dai media, nemico giurato di Usa e Israele, è considerato l’ideatore e lo stratega per eccellenza delle guerre per procura condotte dall’Iran. Architetto di gran parte delle attività iraniane in Medio Oriente, compresa la guerra in Siria e gli attacchi su Israele. Soleimani, un veterano della guerra Iran-Iraq, era un nome familiare in Iran, dove veniva celebrato per aver contribuito a sconfiggere lo Stato Islamico in Iraq e Siria e contrastare l’influenza degli Stati Uniti.
Un
rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha stimato che il Corpo di guardia rivoluzionario islamico dell’Iran sia stato responsabile del 17% di tutte le morti del personale americano in Iraq dal 2003 al 2011 – circa 603 vittime.

Colpito dalle sanzioni degli Stati Uniti fin dal 2007, è stato nel mirino del Pentagono e dei servizi israeliani a lungo.
Il Pentagono aveva preso in considerazione di colpire Soleimani nel momento più caldo del coinvolgimento degli Stati Uniti in Iraq, quando la Forza Quds stava forniva bombe e altre armi ai gruppi della milizia sciita irachena che, secondo le stime dell’Esercito, avrebbero ucciso oltre 600 soldati statunitensi.

Nel 2006, il quartier generale militare americano in Iraq «preparò un piano per uccidere o catturare il comandante della Forza di Qods Qassem Soleimani», recita uno studio militare. Ma i vertici militari «alla fine si sono astenuti dal prendere provvedimenti contro il Soleimani, permettendo al generale iraniano di entrare e uscire dall’Iraq senza ostacoli». Non è chiaro se la decisione sia stata dettata da ragioni militari o da intervento della Casa Bianca.

In Iraq Soleimani era di casa da qualche settimana, in obiettivo non tanto e non solo, come sta sostenendo Washington, l’ideazione di attacchi contro vertici diplomatici americani -«Il generale Soleimani stava attivamente sviluppando piani per attaccare diplomatici e membri del servizio americani in Iraq e in tutta la regione», hanno dichiarato in queste ore i vertici americani, e di qui l’attacco e l’uccisione con lo scopo di dissuadereTeheran da futuri attacchi-, quanto riportare alla calma il Paese.

L’Iran, a stragrande maggioranza sciita, esercita un’enorme influenza sull’Iraq da quando è stato ucciso il ‘rais’, Saddam Hussein, che era sunnita. Da ottobre è scosso dalle proteste anti-governative e contro l’Iran, considerato la ‘longa manus’ che agisce dietro il Governo. Suleimani, proprio per aiutare il Governo a riportare la situazione sotto controllo, sarebbe stato più volte nelle ultime settimane in Iraq, ed è stato ucciso mentre andava in aeroporto per ritornare in patria.

I funzionari statunitensi hanno descritto a lungo Soleimani come una mente paramilitare e terroristica, ritenuta responsabile degli attacchi alle truppe americane in Iraq e contro gli interessi degli Stati Uniti in tutto il mondo. Tuttavia la sua uccisione, sostengono gli osservatori sul terreno, non può essere liquidata alla stregua dell’uccisione di un Osama bin Laden o di un Abu Bakr al-Baghdadi. Anzi, il generale sarebbe l’uomo che fino ad oggi ha impedito che l’Iran si scontrasse frontalmente con gli USA, al di là della retorica americana e israeliana sarebbe stato uomo del dialogo.

La preoccupazione degli analisti è subito scattata quando l’annuncio della morte di Suleimani è stato dato, ed è definitivamente esplosa quando si è saputo che l’ordine di Trump è stato esplicitamente quello di uccidere il generale.

La convinzione quasi unanime è che la morte di Suleimani scatenerà probabilmente una pericolosa escalation del conflitto tra Iran e Stati Uniti. Fino ad ora, il conflitto militare tra Iran e Stati Uniti è stato in gran parte indiretto, a colpi di sanzioni economiche statunitensi e attacchi militari contro i partner, attacchi iraniani contro infrastrutture critiche saudite, sabotaggio iraniano di navi commerciali, mine iraniane contro petroliere giapponesi e norvegesi. Ora le cose potrebbero cambiare di colpo. Tutti sono convinti che sarà escalation, resta da capire che cosa sarà questa escalation.

L’Iran non ha tardato a farsi sentire. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, in un tweet, ha definito l’attacco degli Stati Uniti un «atto di terrorismo internazionale» che ha assassinato «la forza più efficace nella lotta contro Daesh (ISIS), Al Nusrah, Al Qaeda», una escalation «estremamente pericolosa e sciocca»,Trump «ha la responsabilità di tutte le conseguenze del suo avventurismo canaglia».L’Ayatollah Ali Khamenei ha promesso che«gravi ritorsioni» attendono gli assassini di Soleimani.

Di «forte possibilità di intensificare il conflitto tra Stati Uniti e Iran» ha parlato Seth Jones, esperto di estremismo Medio Oriente e guerra non convenzionale presso il Centro di Studi Strategici e Internazionali. «Il Medio Oriente è già in fiamme a causa di conflitti e movimenti di protesta su larga scala», ora ci si può attendere «molto, molto peggio».

I motivi della pericolosità dell’accaduto risiedono in diversi fattori. «In primo luogo, l’attacco elimina la figura militare più importante dell’Iran. Dalla guerra Iran-Iraq, l’Iran ha concentrato la sua politica estera sulla costruzione delle sue capacità asimmetriche, in particolare la forza IRGC-Quds. Suleimani ha guidato gli sforzi dell’Iran per costruire oltre 280.000 combattenti in Yemen, Siria, Iraq, Libano, Afghanistan e Pakistan, e per espandere il potere dell’Iran in Medio Oriente. Suleimani ha supervisionato personalmente l’espansione dell’Iran, creando un culto della personalità in tutta la regione. La sua morte sarà un duro colpo per la strategia asimmetrica dell’Iran», ha detto Jones.
Ma dal ‘duro colpo’ l’Iran potrebbe riprendersi velocemente, o comunque velocemente essere in grado di mettere in campo una risposta, e probabilmente anche poderosa. L’Iran potrebbe nominare presto un successore di Suleimani, perché, secondo osservatori come Afshon Ostovar, docente di sicurezza nazionale in USA, ottimo conoscitore del Medio Oriente dell’Iran e in particolare di Suleimani, e autore di ‘Vanguard of the Imam’, un libro sul Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica dell’Iran, il generale «era solo il volto della Repubblica islamica», «il volto della loro strategia, ma la loro strategia va oltre lui». Secondo alcune fonti, Esmail Qaani, sarebbe di fatto già il nuovo capo della Forza Quads, fino a oggi il numero due del generale Qassem Soleimani.
L’Iran di sicuro risponderà duramente, «in Iraq e probabilmente in Siria e nell’intera regione»,«Non c’è alcuna possibilità che l’Iran non risponda», risponderà violentemente e probabilmente in più teatri.

Funzionari del Governo americano interpellati da ‘Politico’ vedono nero. «La preoccupazione immediata è: qual è il prossimo passo dall’Iran? È questo l’inizio di una deflagrazione regionale?».«Dobbiamo essere preparati che ora siamo in guerra».

Un funzionario del Medio Oriente ha affermato che una rappresaglia da parte dell’Iran potrebbe verificarsi ovunque. «Potrebbero essere obiettivi inAfrica, in America Latina, nel Golfo, potrebbe essere qualsiasi cosa», ha detto il funzionario.

E qui emerge subito l’altro problema: gli Stati Uniti hanno finalmente una strategia per il Medio Oriente? Oppure l’uccisione di Suleimani,è azione isolata? Analisti del calibro Anthony H. Cordesman del Center for Strategic and International Studies, continuano a ritenere che gli USA non abbiano una strategia in Medio Oriente, «non hanno mai sviluppato alcun piano per affrontare le crisi politiche ed economiche dell’Iraq», «nessun piano chiaro per il futuro».Secondo Cordesman, «l‘Iran ha commesso molti errori da solo, ma chiaramente sta cercando di spingere gli Stati Uniti fuori dall’Iraq e ha forti legami con le milizie chiave e i movimenti politici sciiti. Gli Stati Uniti non hanno nessun piano chiaro per influenzare il futuro dell’Iraq e il presidente degli Stati Uniti parla del ritiro e di un livello di vittoria sull’ISIS che non si è mai verificato. Più in generale, gli Stati Uniti hanno costantemente perso la fiducia dei loro partner strategici arabi». «Gli Stati Uniti hanno già perso troppo terreno per avere buone opzioni».

Non bastasse c’è chi si chiede se gli USA saranno in grado di far fronte militarmente alla risposta dell’Iran.
Kyle Orton, ricercatore del think tank Henry Jackson Society di Londra, è tra i dubbiosi, infatti afferma di ritenere che gli Stati Uniti potrebbero non essere in grado di assorbire i colpi che lancerà l’Iran. «Le truppe americane sono sparse e gli agenti iraniani sono troppo diffusi», ha detto Orton al ‘Military Times’. «Se l’Iran prende la decisione di invertire l’interruttore, non sono sicuro di come le forze statunitensi in Iraq si difenderanno».
Gli Stati Uniti hanno dispiegato oltre 14.000 truppe aggiuntive in Medio Oriente negli ultimi sei mesi. Ci sono più di 60.000 soldati americani nel teatro delle operazioni del CENTCOM. Martedì, il Presidente Trump ha ordinato ulteriori 4.000 soldati della 82 Airborne Division dell’Esercito dadispiegare in Kuwait per rafforzare la sicurezza nella regione. Giovedì sera, l’82ª Divisione aviotrasportata ha annunciato che i suoi paracadutisti erano arrivati in Kuwait. Ma tutto questo potrebbe non bastare a far fronte agli attacchi iraniani, alle loro tattiche militari non convenzionali.

Gli analisti militari sono convinti che l’uccisione del generale abbia ‘cambiato radicalmente la traiettoria della regione’.

Repubblicani e Democratici americani, nel pieno della campagna elettorale, sono stati colti di sorpresa. I democratici soprattutto sottolineano come Trump ha agito senza l’approvazione del Congresso, «l’America ha appena assassinato,senza alcuna autorizzazione del Congresso, la seconda persona più potente in Iran, scatenando consapevolmente una potenziale massiccia guerra regionale». È probabile che anche la morte di Soleimani abbia profonde implicazioni in Iraq e in altri Paesi della regione, dove l’Iran ha potenti alleati politici, quale sarà la strategia? E: c’è una strategia? La domanda sembra destinata essere al centro dei dibattiti e dei grattacapi delle cancellerie di mezzo mondo nelle prossime settimane.

Per il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, il raid statunitense su Baghdad che ha provocato l’uccisione del generale Soleimani «è il segnale evidente di una guerra per i giacimenti petroliferi della regione da parte degli Usa. La storia si ripete come ai tempi di Saddam Hussein, stesso copione», ha dichiarato Marsiglia a ‘AkiAdnkronos’. «Se la focalizzazione principale è stata sulla Libia in questi ultimi mesi, con questo ultimo episodio si colpiscono ben due obiettivi geopolitici strategici del Medio Oriente: Iraq ed Iran, nonché i Paesi collegati alle fazioni politiche degli ayatollah iraniani». L’evento «ha sconvolto le politiche di approvvigionamento di importanti ordinativi di greggio iracheno già precedentemente contrattualizzati».

Il verdetto sembra unanime: siamo all’alba di uno scontro pericolosissimo che sconvolgerà l’intera regione e le politiche energetiche dell’Occidente.

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