mercoledì, Agosto 4

Sul randagismo la politica è sorda field_506ffbaa4a8d4

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Nell’accordo Regioni-Governo, proposto da Legambiente, si sarebbe dovuti passare, entro 12 mesi, dalle attuali 21 Banche dati regionali ad un’unica Banca dati dell’anagrafe animali d’affezione nazionale consultabile on line, integrata anche con i dati sullo status riproduttivo dell’animale  e con la modifica dei dati attraverso tutti i veterinari pubblici e privati iscritti all’Ordine. E ancora si sarebbe passati da un controllo annuo ogni 6.000 cittadini ad un efficace sistema di controllo di un controllo all’anno almeno ogni 600 cittadini, realizzato d’intesa tra Polizia locale e servizi veterinari pubblici. E infine, l’attuazione di un sistema nazionale omogeneo ed efficace di sterilizzazione di tutti i cani e gatti non padronali. Ad oggi tutto ciò non si è ancora realizzato, dopo sei mesi di annunci e poi di silenzio. L’Indro ha provato a  contattare l’Anci da cui però non ha avuto alcuna risposta.

È inoltre necessario attuare programmi di prevenzione che non siano soltanto legati alla gestione delle emergenze, ma che costruiscano vere e proprie politiche per il benessere degli animali. Le linee guida sono contenute anche nel Manifesto che Pippo Civati ha presentato in Conferenza Stampa un paio di settimane fa. L’Indro lo ha sentito per comprendere quali sono state le carenze delle istituzioni. Le stesse che non hanno saputo applicare le leggi vigenti per mancanza di controlli, di cultura e di scarsa sensibilità nei confronti della tutela degli animali. “Se si incentivassero le politiche sulle adozioni anziché investire solo sui rifugi e ai canili, molte risorse potrebbero essere risparmiate” dice Civati.

Ancor più incalzante è l’intervento di Beatrice Brignone, uno dei bracci destri di Civati, che ha curato i contenuti del Manifesto, mettendo a disposizione la sua esperienza politica e di volontariato al servizio degli animali. “Bisogna attuare politiche premianti per quegli enti che incentivano le adozioni. Solo così si può arginare il business dei canili, non tanto quelli gestiti dalle associazioni di volontariato che agiscono a scopo di lucro, quanto quelli affidati ai privati che prendono soldi sui ricoveri” precisa la deputata del PD.

È compito delle istituzioni quello di dare più oneri agli amministratori che non affidano gli animali a questi enti.  “Non sempre si trovano amministrazioni attente ai problemi degli animali. In Regione Sicilia, ad esempio, vi è il problema di recuperare centinaia di migliaia di animali per un valore economico mai riconosciuto” aggiunge Civati. Accade che il loro recupero passi attraverso strutture di accoglienza le cui condizioni di manutenzione, anche igienico-sanitarie, siano inadeguate per ospitare qualsiasi essere vivente. “Non sempre c’è stato il rispetto delle Convenzioni europee sul recupero degli animali nei ricoveri. Inoltre le politiche degli animali sono presenti all’interno dei Ministeri, ma ci vorrebbe anche all’interno della Presidenza del Consiglio un momento di sintesi e di coordinamento per una lettura complessiva del problema, e poi un coordinamento tra Regioni ed Enti locali, soprattutto in quelle aree in cui il randagismo è ancora molto presente” conclude Civati.

Tra le responsabilità degli amministratori locali vi è anche quella di creare percorsi di recupero speciali e personalizzati per animali che hanno un carattere difficile o che hanno vissuto maltrattamenti e soprusi. Anche questo deve essere un obbligo della politica istituzionale, che non può essere delegato soltanto alle associazioni di volontariato. Per esempio, è necessario attuare adeguati piani di sterilizzazione, oppure realizzare i cosiddetti ‘canili consortili’. “La gestione dei servizi di tutela degli animali da parte di più Comuni può contribuire ad abbattere i costi, e si può prevenire il randagismo anche detassando quegli enti o persone che attuano pratiche sterilizzanti, disincentivando l’accoppiamento e la proliferazione di animali che vengono poi riversarsi in strada”. Infine, la critica alle Regioni che non hanno attuato interventi di prevenzione adeguati. “In molte Regioni sono state fatte linee attuative per far entrare in vigore le norme vigenti, ma poi queste non hanno poteri di controllo o di sanzione. Non ha senso fare un verbale a cui non segue una multa” conclude Beatrice Brignone.

Il randagismo è una piaga difficile da affrontare. È necessario quindi che tutti gli attori, locali e nazionali, abbiano una particolare sensibilità, che oggi non sempre esiste.

 

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