lunedì, Maggio 10

Sul ponte sventola camicia bianca … field_506ffb1d3dbe2

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L’idea mi è sfrecciata nella mente, così, per puro caso. Ho guardato distrattamente una foto che pareva ci fosse sotto la didascalia: ‘Non esiste sporco impossibile’ ed era pronta per essere venduta alla Procter & Gamble per la pubblicità.
Rappresentava, in fila come in un set di boys dei telefoni bianchi, ‘Matteo e i suoi fratelli’ (politicamente parlando) alla chiusura della Festa dell’ectoplasmica Unità di Bologna.
Erano raccolti i cinque leader della sinistra europea, giovani leoni quarantenni venuti in tournée… per il tortellino in brodo: il Primo Ministro francese, 
Manuel Valls, il Segretario del Partito socialista spagnolo, Pedro Sanchez, il Segretario generale del Pse, Hakim Post ed il
 leader dei laburisti olandese, Diederik Samson.
Col padrone di casa Matteo, erano tutti in una posa talmente coreografica, con le camicie bianche fosforescenti nel loro candore, quasi un’uniforme d’ordinanza, da essere una sorta di ritratto delnuovo potere’. Se devo dirla tutta, non vorrei che fossero i 4 Cavalieri dell’Apocalisse + 1… ma non posso sempre fare la Cassandra ad ogni costo.
Roba da augurare ‘Buona camicia a tutti’, peccato che lo slogan fosse obsoleto, consumato per rimpinguare il conto in banca di Maurizio Costanzo    -oggi padre orgoglioso di Saverio, regista del film ‘Hungry Hearts’ la cui protagonista Alba Rohrwacher è stata insignita della Coppa Volpi al Festival di Venezia -.

Ma torniamo ai nostri in-camisados, anzi al Principe degli in-camisados, il nostro Premier, evocatore di Gufi e incantatore di serpenti e di vegliardi.

Guardandolo così casual, contagiante ‘casualite’ anche agli altri Primi ministri coetanei, è scoccata la scintilla. No, non dell’attrazione fatale, perché io, essendo logorroica di mio, nutro una sacra diffidenza per i logorroici disinvolti. Avendolo praticato a tutti gli esami, so bene il trucco che consiste nel tramortire l’esaminatore con le chiacchiere, sì da sembrargli superpreparato con un’infarinatura superficiale di nozioni ben collegate e apparentemente  prodromo di un pozzo di scienza miraggio.
E’, invece, fiorita l’idea che vi annunciavo nell’attacco, ovvero in inizio d’articolo. A rifletterci bene, la storia d’Italia si può scrivere con le camicie.

L’Unità (del Paese… quell’altra abbiamo già detto che è in catalessi) l’hanno realizzata le camicie rosse … Giuseppe Garibaldi ne fu il condottiero… ma le camicie rosse erano la sua truppa.
Mi sembra di ricordare che tale divisa fosse state adottata dai sodali dell’Eroe dei due Mondi quand’era ancora nel mondo al di là dell’oceano, i 500 volontari che radunò in difesa della Repubblica Uruguayana contro il dittatore argentino Manuel de las Rosas che voleva conquistarla.
I suoi uomini della Legione Italiana indossavano un camiciotto da lavoro in panno rosso, originariamente la divisa dei macellai che, con quel particolare colore mimetizzavano le macchie di sangue animale derivanti da tal cruento mestiere.

Cambiamo secolo e l’Italia s’imbatte in un’altra camicia, stavolta di colore funereo e imposta in ogni attività della vita pubblica, pena persecuzioni.
L’assoluta identificazione di questo indumento (e dell’orbace) col regime fascista fa ancora sì che si usi denominare ‘camicia nera’, per metonimia, qualsiasi aderente al Ventennio e attivo negli organigrammi del PNF (o comunque, di dritto e di rovescio, indossante il fatidico indumento).
All’indomani della Liberazione, come per incanto   -e forse con un uso massivo di varechina-  questi souvenir del passato regime scomparvero, se non in riti catacombali, dando luogo al sempre replicato sport di adesioni oceaniche rinnegate appena muta il vento.

Un’enclave del XX secolo ha indossato un’altra camicia colorata, stavolta di uno squillante verde.
I leghisti duri e puri, infatti, hanno voluto contraddistinguere la loro adesione alla filosofia del Carroccio esibendo una camicia fra il verde smeraldo e quello ramarro, ma certo con loro non si arrivò al totalitarismo di settanta anni prima.
Pareva più una civetteria, come il rito alle sorgenti del Po, che una divisa obbligatoria, anche perché il verde è un colore che stanca presto. Lo diceva sempre la mia Mamma che col verde ogni bella donna si perde… (quando poi i maschietti sono bruttarelli…)

E siamo arrivati ai giorni nostri. Dopo un periodo di eclissi politica  -salvo l’eccezione di cui sopra-  la camicia ha ripreso quota come mezzo espressivo di un’appartenenza.
Matteo l’ha sdoganata, magari un po’ larghina, altrimenti gli si notano le maniglie che, più che dell’amore, appaiono numerose quanto quelle di un piccolo bus.

Camicia bianca per tutti, dunque, anche se io rimango delle vecchia guardia e quel bianco stile travet del Catasto mi sembra tristanzuolo e monotono, oltretutto difficile nel preservarne la freschezza. Ed una camicia bianca macchiata proprio ‘nun se po’ guardà’.

Come ‘nun se po’ guardà’ quel selfie con un’aria tontolona, debitamente autocensurato, dopo una meteorica apparizione su Twitter… Ha ragione chi ha inventato l’hashtag ‘selfiedoposelfie’… Uno s’immagina che un Premier non si autoscatti foto, né belle né brutte… no, caro Matteo, non son solo canzonette… e amenità varie. A meno che tu non voglia partecipare al concorso ‘Separati alla nascita’ come sosia di Rowan Atkinson (Mr Bean).

Non è nemmeno nelle mie aspettative un Premier con sgargianti camicie hawaiane, che mi sembrerebbe portatore di un messaggio poco credibile, di un eterno Club Med, in cui ogni fiore rappresenterebbe un annuncio tutto fumo e niente arrosto.

Ma tutto ‘sto bianco qui mi dà l’horror vacui, mi appare come il foglio bianco davanti al quale sopraggiunge il blocco dello scrittore (dicono che ne soffra un sacco di gente; io, sarò sincera, ne sono sempre stata esente… a meno che non si traduca in questo l’abbiocco che mi sta tormentando davanti al computer stasera).

A meno che, da quel fine esegeta dei segni da dare in pasto alla cittadinanza   –non dico agli elettori, giacché lui a Palazzo Chigi c’è arrivato con la teleferica che ha sorvolato le cabine elettorali-, Matteo Renzi non abbia voluto affidare alla camicia bianca che esibisce come sua uniforme d’ordinanza un dual use: il segno dell’assenza di birignao mentre si sta accreditando agli occhi degli italiani come uomo della Provvidenza; la stoffa utile per segnalare la resa all’assedio delle difficoltà.

La bandiera bianca, what else?

 

 

 

 

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