domenica, Settembre 19

Sul femminismo e l’ Islam Viaggio a fianco delle donne musulmane che combattono l’islamofobia e il sessismo.

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LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELL’ISLAM, TRA CONVINZIONI E REALTA’

Lo stereotipo della donna musulmana nell’immaginario occidentale è frutto di una politica di informazione generalizzata che tende all’omologazione senza alcuna distinzione culturale e geografica, che spesso porta alla costruzione della figura del musulmano come il nemico da combattere. La donna musulmana velata diventa un facile elemento di riconoscimento della nostra (occidentale) “migliore” diversità.” Ci spiega Roberta Chimera, documentarista, produttrice, esperta di Islam e questione di genere, e attivista e fondatrice di ‘Rights Under the Veil’: “Pensare che tutte le donne musulmane abbiano un ruolo di subalternità alla figura maschile è certamente sbagliato, tanto quanto pensare che tutte le donne non musulmane siano emancipate. E’ necessario superare la convinzione che il mondo musulmano sia un’entità unica ed omogenea. Ogni Paese ha la sua identità e la sua storia e, naturalmente, le sue leggi e le sue tradizioni.”

Il Marocco e la Tunisia sono entrambi paesi musulmani, ma la Tunisia non è il Marocco, né viceversa.” Aggiunge Ismahan Hassen. Ismahan è nata in Italia, a Caserta, da genitori tunisini. E’ laureata in Studi Arabo – Islamici del Mediterraneo con una tesi sul ruolo della donna tra i testi sacri e l’interpretazione maschile. Certo la religione è un fattore importante” prosegue “ma i paesi e le loro culture non sono costruiti solo dalla religione, ma dalla storia, dall’avvicendamento dei popoli, dalla società, dalle influenze esterne, dalle politiche dello Stato. Generalizzare, nonostante la religione sia un fattore comune importante, è sbagliato. A maggior ragione è sbagliato per le tematiche di genere.”

Il problema è proprio questo: le donne musulmane oltre a soffrire le stesse disuguaglianze cui soffrono tuttora le donne nel nostro Paese, si trovano anche a pagare il conto di un’ondata sempre crescente di islamofobia e tensione. Una condizione che porta ad episodi di intolleranza e di violenza fisica e verbale, ad atti di razzismo e discriminazione, fino a ripercussioni nell’accesso al mondo del lavoro. Il velo è spesso l’obiettivo delle discriminazioni e uno degli ostacoli più importanti nella ricerca di un posto di lavoro. Non è un caso che in Italia – Paese con il 69% di tasso di ostilità verso i musulmani (fonte Pew Research), e che si trova all’81esimo posto del Global Gender Gap Index in quanto a parità di generele donne provenienti da paesi musulmani registrino le percentuali più basse per partecipazione al mercato del lavoro.

Ovviamente le conseguenze di questo quadro altro non fanno che rafforzare ancora di più l’immagine della donna musulmana velata, riservata e subordinata. La realtà, per fortuna, come spesso accade non è così semplice. Le due donne che abbiamo contattato, Ismahan Hassen e Roberta Chimera, hanno origini e percorsi diversi, ma condividono la visione, lo studio e la rivendicazione di una figura della donna musulmana diversa, distante dalle nostre distorte convinzioni occidentali. Una figura che cambia in base al contesto nel quale la si guarda, che evolve con il maturare della propria consapevolezza, che si mischia e si integra con le culture con le quali viene a contatto. Con loro abbiamo tentato di descrivere i tratti di questa donna, abbiamo fatto un viaggio attraverso le storture che condizionano la nostra visione, ma anche attraverso le contraddizioni di un universo in cui la subordinazione, le vessazioni, le violenze di certo esistono, ma in cui esistono anche storie di emancipazione, rivendicazione e rivincita.

All’origine dell’immagine della differenza così marcate tra uomini e donne nell’Islam sta un’interpretazione dei testi sacri dell’Islam, che non tiene conto del contesto e del periodo storico:La figura femminile all’interno dell’Islam va analizzata contestualizzando i testi sacri, il Corano e la Suna.” Spiega Ismahan “Significa tenere conto del periodo storico e del contesto sociale in cui il Corano e la Suna sono stati dettati dal Profeta. Se si contestualizza ci si rende conto di come Islam sia stato una vera e propria innovazione ed emancipazione per le donne rispetto all’epoca preislamica. E si riesce a comprendere il perché di tanti simboli attualmente visti come simboli di oppressione, come il velo.”

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