sabato, Luglio 24

Suicidi per crisi field_506ffb1d3dbe2

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Padova in questi giorni ha subito due lutti per crisi. Il primo è stato il benzinaio di via Gattamelata, zona ospedali, Giovanni Zampieri, dello scorso sei febbraio. Ha aperto regolarmente la propria pompa di benzina, alla quale si rifornivano spesso le ambulanze, i medici e tanti privati. Teatro del gesto proprio l’ospedale cittadino: Zampieri è salito al decimo piano, è rimasto per qualche ora di fronte alla finestra, nel corridoio, e alla fine il salto nel vuoto«La crisi mi ha tolto il sorriso» sono le parole che sono state trovate nel biglietto lasciato dall’uomo. Un benzinaio che, si dice, lascia alla famiglia tanti crediti, proprio quei crediti che sarebbero la ragione del gesto estremo.

Padova è una piccola città, le voci girano come in un paesello di periferia. Tante le voci che circolano su Zampieri: appassionato di gioco d’azzardo? Chiedeva in prestito i soldi per pagare la cisterna che veniva a rifornire il distributore? La verità non è importante: quello che conta è il malessere di un uomo che prima di gettarsi nel vuoto rimane per ore a pensare di fronte alla finestra del decimo piano. La vera domanda è: che cosa è passato veramente nella testa del benzinaio di via Gattamelata prima di gettarsi nel vuoto?

Il secondo lutto subito da Padova è quello dovuto alla morte dell’imprenditore Giorgio Zanardi, fondatore della omonima casa editrice con sede in città. Casa editrice che un tempo non lontano dava lavoro a 300 famiglie, ma che ora conta appena un centinaio di dipendenti, dei quali molti in cassintegrazione. L’editore settantaquattrenne era stato costretto a ricorrere alla cassintegrazione anche per i figli e la moglie, dipendenti dell’azienda. Un uomo che trattava la propria azienda come la propria casa e che non ha quindi mai fatto distinzioni tra i membri della propria famiglia e i propri dipendenti. Un uomo che non ce l’ha fatta a vedere la propria azienda sommersa dai debiti e con le linee di credito bloccate da parte delle banche. Un uomo che un giorno si è recato al lavoro e ha deciso di suicidarsi impiccandosi nel proprio ufficio.

Se le morti per crisi sono generalmente fatti di cronaca o dati statistici che ci fanno capire l’entità di un malessere sociale, diventano avvenimenti reali quando accadono al benzinaio dove hai imparato a fare benzina, quello che ti salutava sempre con un sorriso, o all’imprenditore che dava lavoro alle famiglie dei tuoi amici. Diventano reali quando un sabato sera un’amica, che in quel momento si trovava all’ospedale, ti racconta di aver visto cadere un uomo dal balcone. Diventano reali quando, se ti affacci da una finestra del monoblocco dell’ospedale, vedi ancora una canna fumaria deformata dal peso del corpo che ci è caduto sopra.

E così accade che ti chiedi che cosa sia passato per la testa di Zampieri mentre fissava la finestra dal corridoio dell’ospedale, indeciso sul buttarsi o meno oppure impegnato in un bilancio della propria vita. Ti chiedi che cosa sia passato per la testa di un uomo come Zanardi, ultrasettantenne eppure così affezionato alla propria azienda da considerare un suo fallimento come il fallimento di una vita intera, che nemmeno la gioia di una famiglia era riuscita a compensare.

Ti guardi intorno in città e passando con l’autobus guardi le finestre aperte agli ultimi piani dei palazzi e ti chiedi cosa si prova. Sposti lo sguardo più in basso, al livello della strada, e vedi persone vestite con abiti di recupero, a basso costo, famiglie stipate dentro macchine scassate, negli autobus lavoratori che vanno al lavoro con le scarpe logore e una borsa frigo in braccio, i mercati affollati e le boutique deserte. La crisi è ovunque: la respiriamo, ci vestiamo di crisi, ci condiziona con un malessere che tutti proviamo in modo più o meno intenso.

E’ da poco nato un nuovo Governo che promette una riforma al mese, ma questa è una cosa distante. Non è vicina come i morti nella nostra città. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà perché anche le riforme promesse diventino qualcosa che ci cambi veramente la vita. Mi chiedo quanti altri Zampieri e Zanardi, quanti altri uomini si troveranno disperati a fissare per ore una finestra.

 

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