sabato, Maggio 8

Suicidi, gli effetti nascosti del Covid-19 “Il coronavirus si trova ad essere concausa di suicidi insieme ad altri fattori umani, ambientali, sociali, patologici”. Intervista a Loris Pinzani, psicologo e psicoterapeuta

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Questa seconda fase acuta della pandemia e gli effetti economici del lockdown più o meno modulato su cui si concentrano  l’attenzione e le polemiche sui media e nelle istituzioni, è contrassegnata anche da altri effetti devastanti dei quali sembra si abbia scarsa considerazione: sono quelli psicologici legati alla pandemia con particolare attenzione agli stati depressivi e ai suicidi, di cui si hanno solo dati empirici, poiché  nonostante l’appello dell’ OMS, le rilevazioni statistiche ufficiali  sono ferme almeno in Italia al 2016. “

Loris Pinzani, noto psicologo e psicoterapeuta fiorentino,  autore di numerosi saggi di psicologia clinica relativi al disagio mentale,  va subito al dunque, in questa  nostra  amichevole conversazione  che tocca anche in maniera rapsodica vari aspetti, sia sociali che politici.  E ciò mi colpisce assai, in quanto  non immaginavo che il fenomeno potesse avere significativa  rilevanza. Sì, ero rimasto colpito dal suicidio durante la prima fase acuta del virus di un ristoratore fiorentino, durante il lockdown,  immagino per ragioni economiche, ma non pensavo ad un fenomeno diffuso”.

Più diffuso di quanto si pensi• – afferma  il dott.Pinzani–  “stando a  quanto risulta a noi psicoterapeutici e ai i dati raccolti dall’Osservatorio Suicidi Covid-19 i quali rilevano da marzo in poi, 72 suicidi correlati al Covid, 37 tentati e altri 44 per cause ignote, nel senso che il coronavirus si trova ad essere concausa insieme ad altri fattori umani, ambientali, sociali, patologici . Mancano i dati di questa seconda fase. E tuttavia, si tratta di numeri preoccupanti da tenere quotidianamente sotto controllo. Già in un Convegno Internazionale tenutosi alla Sapienza di Roma,  gli psichiatri lamentavano un aumento del 30%  dei ricoveri  e chiedevano alle istituzioni sanitarie l’aggiornamento dei dati statistici. Cosa che non è avvenuta. Quanto al caso del ristoratore fiorentino, del quale mi sono occupato,  non era afflitto da problemi economici. Lo ha confermato anche il fratello. Il suo problema era un altro. E rimanda agli aspetti più generali che ci riguardano. La sua condizione mentale non era quella del disperato, dell’imprenditore ridotto alla fame dalle misure restrittive, ma quella di chi non vede  vied’uscita, nessuna futura progettualità, nessuna speranza  in un domani diverso. Una condizione evidentemente maturata nel tempo.  Al suicidio non si arriva da un momento all’altro ( tranne che in alcuni casi). Il fatto nuovo e rilevante è che oggi l’umanità è investita globalmente dalla pandemia e  ciò può suscitare un senso di angoscia in determinati soggetti, che agiscono secondo la loro percezione delle cose, diversa rispetto all’oggettività delle cose. “

 

C’entra anche la paura per il male in sé, il timore di una grande sofferenza che il virus provoca nelle forme più aggressive, può essere causa di simili gesti disperati?

No, chi è colpito dal virus viene curato e nel 90% dei casi trova la salvezza. E’ noto altresì che la fase di ‘scampato pericolo’ è quella in cui  si manifesta la maggior parte dei disturbi: ciò è avvenuto dopo altre emergenze, 11 settembre, Sars, disastro di Fukushima, crisi economica del 2008.  Allora si è avuto un incremento dei casi di  depressione, ansia,  disturbi  da stress post traumatico, stessa cosa oggi,  dopo la prima  fase.

Come può accadere che un determinato soggetto sia indotto a tentare il gesto estremo, dopo che il  pericolo sembra scampato?

Innanzitutto il processo che induce queste  persone a coltivare l’idea del suicidio è  piuttosto lungo, riguarda la depressione, la pandemia o altro fatto traumatico  può essere un elemento  aggiuntivo scatenante, il loro è il gesto di chi ha confidenza con la morte, le da del tu, è spesso in bilico.” Lo faccio o non lo faccio”  ha sempre grandi oscillazioni, raramente è uno strappo violento. Poi, quando si è attaccati dal Leone si bada a difendersi….dopo riaffiorano le problematiche che si è detto, senso di inutilità, di esser fuori dal gioco, di solitudine, ecc.   Le ragioni che  spingono queste persone in quella direzione possono essere di vario tipo:  egoistico, altruistico, fatalista e anomico….

Nel senso greco della mancanza di leggi o norme?

Nel senso indicato da Emile Durkheim, secondo cui anomia è deficienza di legge, carenza dei poteri, crollo di un sistema sociale.  Lui stesso  parla di suicidio anomico, quando osserva che il numero dei suicidi aumenta argomenta sia in periodi   di recessione economica che di impetuoso sviluppo, ossia di grandi sconvolgimenti sociali, che mettono in crisi l’ordine preesistente. E’ ciò che sta accadendo oggi, in presenza  di  un virus considerato un agente estraneo,  che appare imbattibile, e di fronte al quale avvertiamo la capitolazione di un intero sistema sociale.  E’ un fenomeno tipico delle società moderne che presenta stavolta con caratteristiche nuove….

Quali?

E’ un fenomeno che investe globalmente l’umanità…questo per dire che il suicidio ha sempre una valenza sociale, anche se  riguarda i singoli  soggetti,  per questo le istituzioni sanitarie dovrebbero occuparsene di più.

Cosa accade nel soggetto vittima di una condizione anomica?

Accade che la società sconvolta da questo fenomeno non corrisponde più alla sua idea di società, si sente estraneo, non regge il passo con gli stravolgimenti in atto. Viviamo in una società frenetica, che corre veloce senza sapere   in che direzione, che lascia indietro chi non sta al passo, chi non regge il ritmo, chi non produce secondo la logica che governa il  mondo….

Le  tue parole mi ricordano l’aforisma del Carlo Rubbia…. “Siamo su un treno che va a trecento chilometri all’ora, non sappiamo dove ci sta portando e, soprattutto, ci siamo accorti che non c’è il macchinista”…

Sì, è così  con l’aggravante che questo tipo di società  sembra misurare le persone solo per ciò che possiedono, non per ciò che sono realmente….

Lo sostiene costantemente e non solo nelle sue encicliche Papa Francesco  quando avverte l’assoluta necessità di  cambiare il paradigma economico, che genere solo scarto e devastazione ambientale, operando  una conversione che realizzi concretamente i valori di fraternità, giustizia  e amicizia sociale.

Aggiungo la parola: ascolto. Lo vediamo nei nostri pazienti, quando si siedono sulla sedia e noto anche nelle persone che s’incontrano fuori, il senso di solitudine che si portano dentro. Esse   lanciano un appello all’ ascolto, la speranza di venire ascoltati  non dallo psicologo, è il suo compito, bensì dagli altri, dai familiari, dalle persone che frequentano abitualmente…si vive in un modo in cui l’ascolto dell’altro è puramente formale o distratto…ognuno pensa soltanto a sé stesso e ai propri casi…viviamo in una società che genera solitudine e che deve ritrovare un senso di comunità…

Come psicoanalisti cosa state facendo nella direzione da te indicata?  

Sono strati creati dei gruppi di ascolto anti-suicidio e devo dire che  abbiamo ricevuto tantissime chiamate, un vero e proprio assalto, poi d’estate  la struttura è  stata disattivata, molti Ordini professionali  – psicologi, piscoterapeuti, psichiatri  ed enti  come la Misericordia –  avevano attivato questi servizi che, ripeto, hanno registrato un successo clamoroso. Bisognerà riattivare questi centri,  ma occorrerà poter contare anche su dati statistici da tempo richiesti in base al monitoraggio del fenomeno suicidario, come richiesto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Poiché i dati sono fermi al 2016, e già allora, nel nostro Paese, si eranom tolte le vita 3780 persone, prevalentemente uomini (78,8%)  per lo più nel Nord Italia e in particolare nel Nord Est. Più basso il tasso nelle Regioni del Sud. La pande4mia ha aggravato i fattori di rischio, per prevenire i quali era giù stato investito il Parlamento, affinché   fosse creata una struttura per fornire assistenza e formazione alle categorie e alle persone a rischio. Il fenomeno c’è, anche se non conclamato, e tende ad aggravarsi a seguito dell’espandersi della pandemia da Corona virus in Italia e nel mondo, senza che si  abbiano certezze sulla  sconfitta di questo nemico invisibile che ha messo in crisi  l’intero sistema sociale. E che richiede scelte consapevole, anche di noi cittadini, per uscirne quanto prima e per imboccare la giusta strada che non può essere un semplice ritorno al passato.    

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