venerdì, Settembre 24

Sudan: giovani adolescenti sfidano la Sharia

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Contrariamente ai luoghi comuni la Sharia (legge islamica) non è stata imposta in Sudan dal regime del Presidente Omer El Bashir ma dal Colonnello Gaafar Nimeiry per consolidare il suo potere ottenuto tramite colpo di Stato dell’ottobre 1971. Il regime di Nimeiry (basato su un incomprensibile socialismo islamico) terminò il 30 giugno 1989 quando il Colonnello Omar el Bashir prese il potere creando il Comando del Consiglio Rivoluzionario restato in vigore fino all’ottobre 1993 quando fu sostituito dall’attuale partito al potere National Congress Party formato da militari e capi religiosi del Islam ortodosso.

La Sharia è stata mantenuta dal regime Bashir non per convinzioni religiose ma per convenienze politiche. L’applicazione della Sharia è congegnale per i regimi dispotici (tra i quali Arabia Saudita, Baharain e Qatar) in quanto è un ottimo strumento di controllo sociale e una moneta di scambio per assicurarsi il sostegno della corrente ortodossa islamica che, nel caso del Sudan, ha occupato un ruolo fondamentale nella vita politica del Paese dopo l’indipendenza.

La dimostrazione più palese  dell’utilizzo politico della Sharia è la Costituzione, rimasta laica, completamente scollegata dai principi islamici. La Sharia serve al governo per autolegittimarsi come garante della moralità islamica in Sudan e frenare il movimento laico rappresentato dal forte Partito Comunista Sudanese, autore del colpo di stato del luglio 1971. Le forze reazionarie guidate dal Generale Nimeiry appoggiate dagli estremisti islamici posero fine al governo rivoluzionario e laico nell’ottobre dello stesso anno. Da allora il Partito Comunista è illegale nel Paese ma continua ad operare in clandestinità godendo di un forte e sotterraneo appoggio popolare.

La Sharia è inoltre un utile strumento per camuffare la repressione governativa rivolta alle masse popolari. I ‘sovversivi’ vengono puniti in quanto hanno disobbedito alle regole dettate dal Islam e non per le loro idee politiche. Questo è quanto viene fatto passare ai media sudanesi strettamente controllati dal governo in collaborazione con il clero islamico, una vera e propria casta e principale organizzazione di potere parallelo che costringe Bashir a continue mediazioni per rimanere saldo al potere. Gli attivisti dei diritti umani, i rappresentanti della società civile e gli oppositori vengono condannati non per le loro attività ma per aver trasgredito la legge islamica. False accuse vengono montate: adulterio, uso di alcool e sostanze stupefacenti, blasfemia, etc.

Il regime, conscio che la Sharia apre gli spazi a numerose delazioni volte a risolvere dispute commerciali o patrimoniali, svolge il ruolo di mediatore nelle condanne dei tribunali islamici che non esistono ufficialmente ma influenzano le attività della magistratura sudanese. Ogni magistrato che si dimostra zelante nell’applicazione della Sharia si vede facilitata la sua carriera professionale. Ogni sentenza tesa a condannare il mancato rispetto della Sharia viene convalidata o meno dal governo che usa questa arma di ‘veto’ per compiere gesti di perdono verso la popolazione. Un perdono normalmente concesso durante l’appello alla prima sentenza di condanna in cambio ad una precisa e vincolante promessa della vittima di abbandonare ogni attività politica contraria al regime. Un perdono non concesso se la vittima è recidiva.

‘In Sudan si può avere tutto e infrangere anche la Sharia basta avere soldi’ è il detto popolare più famoso nel Paese. Un detto che rispecchia la realtà. La classe dirigente e l’alta borghesia non sono soggetti alla Sharia. A loro è richiesto solo la discrezione. Un complesso quanto redditizio network mafioso underground gestisce i ‘piaceri proibiti’: dal consumo di alcool alla sesso. Se si accetta di pagare cifre astronomiche (attorno al 350% in più del prezzo di acquisto per i prodotti alcolici) si può realizzare qualsiasi desiderio. Il ‘peccato’ deve però essere consumato tra le mure domestiche. Frequenti sono i festini orgiastici che avvengono in case protette e sicure della capitale Khartoum per allietare la vita di Generali, Ministri, ricchi sudanesi, imprenditori arabi e asiatici.

La Sharia è divenuta anche fonte di guadagno per le forze dell’ordine. Presso la capitale e nelle principali città del Sudan centinaia di bar ufficialmente vendono il tè, bevanda molto popolare nel Paese arricchita di menta e erbe aromatiche. Molti di questi bar, normalmente gestiti da donne etiopi o eritree, producono e vendono alcool distillato localmente. In questi bar si può trovare anche un florido mercato della prostituzione, praticata sia da donne immigrate che da donne sudanesi. Questi bar rappresentano una vera e propria fortuna economica per la polizia e la buon costume che regolarmente riscuotono il pizzo per chiudere un occhio. Quando giunge la notizia di una retata avvenuta in questi bar la popolazione è consapevole che la vera motivazione è il mancato pagamento del pizzo.

Essendo la Sharia uno strumento di controllo sociale destinato ai poveri, alla media alta borghesia sono concessi alcune zone franche. Una tra le più famose è Ozone, un ristorante, gelateria, panetteria collocata in una strategica rotonda di Khartoum 2, il quartiere residenziale più famoso della capitale dove sono concentrate le rappresentanze diplomatiche straniere. Ad Ozone, (di proprietà di una delle sei Famiglie che controllano la vita economica del Sudan) le giovani ragazze della media e alta borghesia possono vestire all’occidentale e non indossare alcuna sorta di velo.

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