sabato, Ottobre 16

Sudan, falsi testimoni contro il Presidente Al Bashir

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Kampala – Tra il 2004 e il 2015 il Presidente della Corte Penale Internazionale (CPI), il giudice argentino Silvia Alejandra Fernandez de Gurmendi, ha ricevuto 17 milioni di dollari sui suoi conti bancari offshore presso il Banco Popular e First Carribbean Bank, rispettivamente aperti nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e delle Bahamas. I fondi venivano trasferiti a tranche di 250.000 dollari da quattro ditte fantasma: Barting Holding Ltd, Atlantic Corporation, Genesis International Holding e Napex International I 17 milioni ricevuti sono stati spesi per comprare false testimonianze contro il processo intentato al Presidente sudanese Omar al-Bashir e per finanziare i gruppi ribelli sudanesi in Darfur, il Sudan Liberation Movement  (SLM) e il Darfur Liberation Front (DLF).

L’acquisto dei falsi testimoni é stato curato dal Giudice palestinese Edmund Afify, che all’epoca lavorava presso la CPI, e da un politico sudanese, Nur Izz Edin, originario del Darfur ma risedente in Gran Bretagna, legato alla CPI da un contratto di traduttore del dialetto darfuriano e dell’arabo. Izz Edin aveva il compito di fornire i falsi testimoni, il Giudice Afify di autenticarli come testimoni originali, e il Giudice Gurmendi quello di pagare i compensi pattuiti per le false testimonianze. La corruzione dei testimoni ha dimensioni inaudite: 75 testimoni sospettati di essere stati corrotti su un totale di 132. Sei di essi sono addirittura stati indicati durante l’iter giudiziario come super testimoni di ipotetiche azioni genocidarie ordinate dal Presidente al-Bashir. I super testimoni coinvolti nello scandalo sono: Mahmoud Adam Adawy, Tirab Adam Buoy, Yousuf Muhamed Nurain, Muhamed Ariah, della tribù Zaghawa, e Abd Allah Khamees della tribù dei Masalet. Le testimonianze venivano costruite a tavolino partendo da episodi di guerra realmente accaduti e fabbricando falsi documenti e prove. I fondi utilizzati per queste operazioni illegali hanno origini comuni: i governi americano, francese e israeliano. Lo scandalo è stato rivelato ai primi di giugno dal quotidiano britannico ‘The London Evening Post‘.

L’azione illegale, attuata da uno dei massimi rappresentanti della Corte Penale Internazionale, è riuscita a sfuggire ai riflettori dei media occidentali che hanno posto scarsa attenzione al caso, che ha, però, creato ondate di indignazione presso varie associazioni giuridiche e albi di avvocati internazionali.  David Nyekorach Matsanga, Presidente del Pan African Forum, ha chiesto alla CPI le dimissioni del giudice argentino Gurmendi. I falsi testimoni mettono a serio rischio la credibilità delle indagini e degli atti preliminari processuali contro il Presidente Omar Al Bashir. «Il caso giudiziario aperto contro il Presidente Bashir va totalmente rivisto alla luce delle azioni del Giudice Gurmendi che non ha esitato ad aprire conti bancari presso noti paradisi fiscali per ricevere fondi illegali serviti a comprare falsi testimoni e finanziare dei gruppi ribelli nel Darfur, probabilmente fornendo i soldi necessari per acquistare armi e mezzi di comunicazione. Provvedimento giudiziario contro il Presidente sudanese ancora in carica si basa sulla corruzione, false testimonianze e motivazioni politiche di potenze straniere, di conseguenza l’intera procedura va annullata per gravi vizi di forma» afferma  Matsanga.

Al-Bashir fu accusato, il 14 luglio 2008, dal Procuratore della CPI, Luis Moreno Ocampo, di aver commesso atti di genocidio e crimini di guerra contro l’umanità, durante il conflitto civile nel Darfur, ai danni di tre gruppi etnici originari della regione: i Fours, i Masalit e i Zaghawa. Secondo il Procuratore Ocampo, il Presidente Bashir è responsabile della morte di 200.000 civili e di aver costretto a diventare rifugiati 1,5 milioni di darfurini. All’epoca il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per rendere legale il mandato d’arresto internazionale contro Bashir, annullò la clausola di immunità per i Capi di Stato in carica sospetti di genocidio e crimini contro l’umanità. Questa modifica ha permesso di incriminare il Presidente Bashir e il Presidente keniota Uhuru Kenyatta.

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