giovedì, Agosto 5

Sudan – Etiopia – Eritrea: sempre più vicina la guerra regionale Chiedere ad uno Stato sovrano di rinunciare a parte dei suoi territori è una ulteriore prova che il Primo Ministro Etiope sta cercando a tutti i costi una guerra esterna all’Etiopia

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Domenica 24 gennaio reparti dell’esercito sudanese che pattugliavano il confine con l’Etiopia sono stati presi di mira da un intenso fuoco di mortai sparati dall’esercito federale etiope. Una fonte militare ha riferito al quotidiano ‘Sudan Tribune’ che i reparti sudanesi che pattugliavano la zona circostante le montagne Abu Teyyour è stata sottoposta ad intenso tiro di mortai da parte delle unità federali etiope di stanza nell’area Abdel-Rafi dall’altra parte del confine.

Le truppe sudanesi hanno risposto efficacemente al fuoco etiope e non ci sono state vittime dalla loro parte. Non posso dire se ci siano state perdite nei ranghi delle forze d’attacco perché sono basate sull’altro lato del territorio di confine. Il bombardamento è stato un attacco intenzionale e pianificato che mina la pacifica convivenza e alimenta le tensioni tra i nostri due Paesi“, ha riferito il funzionario militare. Come da copione il governo etiope nega l’incidente.

Nella versione fornita al ‘Sudan Tribune’ c’è una incongruenza e una strana omissione. Visto che le unità sudanesi hanno risposto al fuoco nemico con un intenso fuoco di varie batterie di mortai pesanti, non si riesce a comprendere come queste armi fossero in dotazione a semplici unità di pattugliamento. Molto probabile l’intervento di reparti più strutturati per il fuoco di artiglieria pesante. L’omissione sarebbe sulle vittime. Secondo fonti diplomatiche, sarebbero stati uccisi 12 soldati sudanese e feriti almeno 30. Informazione difficile da confermare per via della riservatezza dimostrata dal governo di Khartoum sui dettagli di quello che sembra una vera e propria battaglia di confine.

Dallo scorso novembre, il Sudan ha dispiegato decine di migliaia di soldati oltre il confine con l’Etiopia e ha recuperato aree coltivate dai contadini etiopi. Il conflitto in Tigray ha di fatto già coinvolto il Sudan, sospettato di fornire aiuto al TPLF. Almeno quattro scontri tra i contrapposti eserciti si sono verificati in territorio sudanese, mettendo a dura prova la pazienza del Governo di Transizione di Khartoum dominato dalla giunta militare che ha destituito il dittatore Omar El Bashir nell’aprile del 2019 per calmare la rivoluzione democratica in atto dal dicembre 2018. La scorsa settimana, il Sudan ha impedito al suo ambasciatore in Etiopia, Yibtalal Amero, di tornare ad Addis Abeba via terra a causa della tensione al confine tra i due Paesi. Fonti dell’intelligence sudanese informano che vi era il rischio che l’Ambasciatore venisse attaccato dalle milizie paramilitari Amhara.

Martedì 26 gennaio l’Unione Africana ha fatto un altro tentativo al fine di evitare la guerra regionale organizzando un futuro incontro dei Leader dei due Paesi per trovare una soluzione pacifica e onorevole sulla disputa dei territori frontalieri di indiscussa sovranità sudanese ma presi di mira dalla rinata politica imperiale della Leadership Amhara.

Il tentativo della UA è stata fatto naufragare dalle provocatorie condizioni preliminari poste dal Primo Ministro Abyi Ahmed Ali, detto il ‘Graziani Etiope’ per qualsiasi forma di negoziazione sulla controversia dei confini. Il governo etiope, hanno riferito i media di stato, inizierà i colloqui solo quando la parte sudanese si ritirerà dai territori considerati di proprietà della Regione Amhara.  “Il nostro presupposto per portare avanti i negoziati con la parte sudanese è il ritorno allo status quo ante. Poi discuteremo la questione del confine”, ha detto la portavoce del ministero degli Affari Esteri, Dina Mufti sottolineando che non ci sarà alcun dialogo con il Sudan a meno che quest’ultimo non ritiri le sue forze dai territori etiopi occupati.

Chiedere ad uno Stato Sovrano di rinunciare a parte dei suoi territori è una ulteriore prova che il Primo Ministro Etiope sta cercando a tutti i costi una guerra esterna all’Etiopia. Khartoum ha respinto la richiesta di Addis Abeba sulle aree di confine dichiarate che il Sudan vede parte integrante del suo territorio.

Una guerra che sta coinvolgendo l’Eritrea su una alleanza di fatto tra il sanguinario dittatore eritreo Isaias Afewerki e dal ‘riformatore e democratico’ Abiy, di cui obiettivi sul Tigray sono ormai chiari ma rimangono incomprensibile (da parte eritrea) gli obiettivi al riguardo del Sudan. Fonti di Intelligence dell’Africa Orientale e diaspora eritrea in esilio in Europa, confermano che in simultanea ai preparativi della seconda offensiva etiope-eritrea in Tigray con l’obiettivo di neutralizzare il TPLF, si sta preparando l’invasione congiunta del Sudan.

Almeno 2 divisioni eritree sarebbero in stand-by per associarsi alle forze etiopi del governo federale e alla milizie fasciste Amhara per una imminente invasione del Sudan. Per impedire l’entrata delle truppe eritree, lo Stato Maggiore del Sudan ha già mobilitato alla frontiera con l’eritrea due delle sue migliori brigate di combattimento, la 17° e la 61° brigata.

Alle numerose incognite di una guerra regionale che sembra ricercata a tutti i costi, vi è il chiaro monito della nuova Amministrazione Americana. Con una decisione senza precedenti nella storia delle relazioni tra Washington e Khartoum, martedì scorso i leader militari sudanesi hanno discusso con una delegazione americana in visita guidata dal vice comandante dell’African Military Command (AFRICOM) sulla cooperazione militare tra i due Paesi. L’incontro è stato preceduto dall’arrivo (lunedì 25 gennaio) dell’Ambasciatore Andrew Young in visita ufficiale accompagnato dall’Ammiraglio Heidi Berg, direttore dell’intelligence del Comando Africa degli Stati Uniti e da altri funzionari militari. Ha incontrato il capo del Sovrano Consiglio Abdel Fattah Al-Burhan, il Primo Ministro Abdallah Hamdok e i comandanti dell’esercito sudanese.

Dopo il suo incontro con il Premier sudanese, il funzionario statunitense in visita ha voluto sottolineare che la loro cooperazione è limitata alle forze armate sudanesi, suggerendo che le forze della milizia non sono incluse nel rapporto. “Stiamo lavorando insieme in collaborazione con il governo civile di transizione sudanese per rafforzare la partnership tra l’esercito professionale sudanese e il comando dell’esercito americano in Africa (AFRICOM)”, ha detto Young nei commenti ai media dopo il suo incontro con Abdallah Hamdok. Ha aggiunto che la sua visita a Khartoum, come primo alto funzionario del Comando militare degli Stati Uniti per l’Africa, è “un passo che valuterà e promuoverà i nostri interessi comuni nel buon governo, promuovere i diritti umani e la responsabilità, sconfiggere le minacce terroristiche e promuovere prosperità comune “.

“Stiamo lavorando insieme in collaborazione con il governo civile di transizione sudanese per rafforzare la partnership tra l’esercito professionale sudanese e il comando dell’esercito americano in Africa (AFRICOM)”, ha detto Young in un comunicato stampa dopo il suo incontro con il Primo Ministro Abdullah Hamdok. Ha sottolineato che la sua visita a Khartoum, come primo funzionario di alto rango del Comando militare statunitense per l’Africa, è “un passo che valuterà e promuoverà i nostri interessi comuni nel buon governo, promuovere i diritti umani e la responsabilità, sconfiggere le minacce terroristiche e promuovere la prosperità comune “.

Il funzionario militare degli Stati Uniti ha affermato il sostegno del suo Paese al governo di transizione e lavora per rafforzarlo e cooperare con esso, sottolineando lo sforzo di Washington di “stabilire una relazione basata sul dialogo, la fiducia reciproca e l’impegno comune per ottenere maggiore sicurezza e stabilità”.Durante il comunicato stampa la delegazione americana si dichiara molto preoccupata sulla situazione ai confini orientali del Sudan sottolineando che l’esercito sudanese è stato ridistribuito al confine con l’Etiopia. Un velato monito ai Signori della Guerra di Addis Abeba e Asmara.

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