giovedì, Ottobre 21

Sudan, cambio di guardia al Governo field_506ffb1d3dbe2

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El-bashir


Kigali –
Il Presidente del Sudan, Omar El-Bachir, ha destituito il Vice Presidente Ali Osman Taha e dismesso l’intero Governo per rafforzare il suo potere circondandosi di fedeli militari e diminuire l’influenza islamica sulla Presidenza. Ali Osman Taha, 68 anni, è stato fino ad ora la seconda potenza politica dopo il Presidente ed autore degli accordi di pace con il Sud Sudan del 2005. Di orientamento strettamente islamico era considerato l’erede alla Presidenza, una eventualità ben vista da molte cancellerie occidentali, che considerano Taha un islamico moderato oltre che un interlocutore credibile. La decisione di destituirlo presa dal Presidente Bachir risiede nei recenti contrasti all’interno del National Congress Party (NCP) sulla politica interna ed estera e sulla successione alla Presidenza dopo la possibilità di non presentarsi alle elezioni del 2015 recentemente ventilata dal Presidente.

Al posto di Ali Osman Taha è stato nominato il Generale Bakri Hassan-Saleh, uno tra gli uomini fidati di Bachir fin dal colpo di stato del 1998, considerato un clone dell’attuale regime.  La sua nomina a Vice Presidente servirebbe per consolidare il potere dell’esercito all’interno del Governo. Il Generale Saleh, 64 anni, ha servito come Ministro della Difesa durante l’inizio della guerra civile nel Darfur. Successivamente ha ricevuto il compito di ristrutturare i Servizi Segreti rispondenti al Ministero degli Interni. Sotto la sua direzione il National Security è divenuto un efficace quanto spietato strumento di repressione accusato a livello internazionale di svariati crimini contro l’umanità. «Il Generale Saleh è un efficiente quanto sinistro difensore della rivoluzione del 1998», affermano gli storici Millard Burr e Robert Oakley Collins.

Anche il Governo ha subito la stessa sorte di Ali Osman Taha. I principali ministeri, informazione, sicurezza, difesa, finanze, petrolio, agricoltura e telecomunicazioni, hanno subito drastici cambiamenti attraverso la nomina di nuovi Ministri per la maggior parte provenienti dall’esercito. Secondo il parere di osservatori regionali la nomina del Generale Saleh a Vice Presidente e la creazione improvvisa di un nuovo Governo sarebbero il riflesso di una crisi all’interno del NCP che ha costretto il Presidente Bachir a circondarsi di fedelissimi nella ipotesi di prepararsi una via d’uscita dall’attuale ruolo ricoperto di Capo di Stato, continuando a gestire il Paese indirettamente ed  evitando in futuro un eventuale arresto secondo quanto richiesto dalla Corte Penale Internazionale che lo accusa di crimini contro l’umanità commessi nel Darfur.

Il Presidente Omar El-Bachir ha dovuto gestire un 2013 assai tumultuoso ed incerto. Oltre al costante rischio di conflitto con il Sud Sudan, si è registrato un andamento negativo dell’economia che è entrata nella fase di recessione. Oltre alle irrisolte dispute di confine con il Sud Sudan, prima tra tutte quelle riguardante i territori di Abyei, e l’eterno conflitto nel Darfur, il Governo di Khartoum ha dovuto concentrare gli sforzi militari ed economici contro le ribellioni negli Stati del Blue Nile e Sud Kordofan appoggiate dal Governo di Juba.

Nel tentativo di reperire i fondi necessari per lo sforzo di guerra, il Presidente Bachir lo scorso settembre ha improvvisamente annullato i sussidi al carburante provocando un’impennata dei prezzi dei beni di primo consumo. La decisione ha rinvigorito la protesta popolare dando il via ad un inizio di Primavera Araba. Le dimostrazioni di massa sono state violentemente soppresse dalle forze armate. Decine di manifestanti sono stati abbattuti e oltre 700 arrestati sono tutt’ora incarcerati in attesa di giudizio.

Fin dal colpo di stato del 1998 il Presidente Omar El-Bachir ha mantenuto il potere attraverso una tattica di dividi ed impera creando continue alleanza alterne con i servizi segreti, l’esercito, gli islamisti e le milizie arabe controllate da diversi clan. Questa tattica è fino ad ora risultata vincente. Nei 24 anni di potere il Presidente Bachir è riuscito a sopravvivere a diverse ribellioni, all’embargo economico decretato dagli Stati Uniti, alla perdita dei giacimenti petroliferi del sud e a due tentativi di colpo di stato.

Le nomine del nuovo Vice Presidente e del nuovo Governo sono un duro colpo per l’opposizione politica sudanese e per la Primavera Araba, entrambe abbandonate alla loro sorte anche dagli Stati Uniti che dal 2010 considerano il regime di Bachir l’unico in grado di evitare una balcanizzazione del paese a esclusivo vantaggio dei gruppi islamici estremisti e di Al-Qaeda. «Ora i servizi segreti e l’esercito guideranno il paese mettendo ai margini l’opposizione e diminuendo gli ultimi spazi di libertà rimasti», afferma amareggiato Kamel Amr, il portavoce della coalizione dell’opposizione sudanese.

 

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