venerdì, Aprile 16

Sudafrica: accordo nucleare con la Russia

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Zuma-Putin


Johannesburg
– In una valutazione energetica nazionale stilata a dicembre, il Sudafrica aveva sostenuto di poter rimandare la costruzione di centrali nucleari e concentrarsi su fonti di energia alternativa, quali carbone, energia idroelettrica e gas. Dopo aver fallito, circa venti anni fa, nell’investire nella costruzione di nuovi centrali, il Paese lotta per tenere le luci accese. Tuttavia, sembra che la Russia abbia teso una mano d’aiuto …

Quando il Presidente Jacob Zuma ha annunciato che la centrale nucleare era una questione importante, Paesi quali Francia, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Cina erano tra quelli segnalati per aver mostrato interesse nell’assicurarsi l’accordo nucleare; tuttavia la Russia sembra averli battuti sul traguardo!

Questa settimana è stato reso noto che la Russia ha concluso un accordo che prevede la costruzione di reattori nucleari in Sudafrica. Alcuni dettagli dell’accordo di cooperazione  -basato sul rifornimento di otto centrali nucleari che generano energia fino a 9.6 GW-   sono stati comunicati nel corso di dichiarazioni congiunte del Dipartimento energetico e dell’Agenzia russa per l’energia atomica, la Rosatom.

Si sospetta che Zuma abbia negoziato direttamente con il Presidente russo, Vladimir Putin, a margine del vertice BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) tenutosi a luglio in Brasile, e abbia semplicemente dato istruzioni al Ministro dell’energia, Tina Joemat-Pettersson, di ratificarlo, finalizzando i dettagli a Mosca lo scorso mese.

Si presume che Zuma non abbia svelato la questione al Comitato Esecutivo Nazionale dell’ANC (Congresso Nazionale Africano), ma riferito i dettagli solo ai suoi Ministri e parlamentari più fidati. «È stato semplice», ha affermato un leader senior dell’ANC. «Quando Zuma è tornato dal Brasile, era fatta».

Thembisile Majola, vice Ministro dell’energia, ha riferito al Comitato del portfolio energetico in seno al Parlamento di non essere a conoscenza dell’accordo nucleare e di averlo prima appreso dai media.

Fikile Majola, Presidente del Comitato, ha affermato che avrebbe chiamato Joemat-Pettersson affinché quest’ultima si spiegasse davanti al Comitato. «Vogliamo che ci informi sui dettagli dell’accordo», ha dichiarato.

Tale annuncio ha destato ulteriori sospetti che ci fossero delle ragioni nascoste dietro alla visita riservata e improvvisa di Zuma in Russia lo scorso mese per avviare dei ‘negoziati commerciali bilaterali’ intervallati da ‘periodi di riposo’. Durante lo scorso anno e mezzo, fonti industriali e membri senior del Governo avevano affermato che Zuma nutrisse degli interessi personali nell’approvvigionamento previsto dal Governo di 9.600 megawatt di energia nucleare (Reattore R1 del valore pari a 1 trilione), considerandolo come uno dei suoi ‘progetti di eredità presidenziale’.

Il settimanale sudafricano ‘Mail & Guardian ha appreso che Zuma convocò l’allora Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan, che lo aveva accompagnato a un vertice, a un incontro durante il quale gli chiese di occuparsi degli impegni finanziari necessari. Gordhan apparentemente declinò e avvertì Zuma che quella sarebbe stata un’azione imprudente.
Zuma sostituì il Ministro dell’energia Dipuo Peters con Ben Martins, con una mossa  considerata volta a rafforzare il controllo sul processo di approvvigionamento nucleare e stringere un accordo con i russi. Al momento Martins promise che un accordo di cooperazione sarebbe stato firmato all’inizio di quest’anno, in attesa della finalizzazione delle ‘procedure legali’. Poi, In seguito alle elezioni tenutesi nel maggio di quest’anno, Zuma destituì Martins, che era stato in carica per meno di un anno, e fece subentrare Joemat-Pettersson, ritenuta più leale al Presidente rispetto ai suoi predecessori.

Si è sostenuto che i russi abbiano spinto ‘violentemente’ per la ratifica dell’accordo prima al vertice di San Pietroburgo tenutosi nel settembre dello scorso anno, e poi prima della Conferenza nucleare Atomex, tenuta dalla Rosatom, a novembre, a Johannesburg. Tuttavia, si ritiene che le preoccupazioni sudafricane in merito alle clausole proposte di esclusività e responsabilità abbiano arrestato l’accordo.

Al summit del G20, durato due giorni, i funzionari sudafricani e russi non sono stati in grado di trovare un accordo sulle principali clausole del trattato di cooperazione nucleare, tra cui quelle relative al finanziamento di quest’ultimo.
Dopo la Conferenza di Atomex, una fonte ha affermato che i funzionari del dipartimento di energia hanno smesso di rispondere alle chiamate della Rosatom, lasciando intendere che la Russia aveva superato il limite o che si lasciavano in sospeso le principali decisione governative fino a dopo le elezioni di quest’anno.
Ma dal vertice in Brasile a luglio, sembra siano state appianate tutte le controversie, e ora l’accordo è fatto.

Il Governo si è posto come obiettivo l’incremento del margine della riserva di energia elettrica da un attuale 1% al 19% entro il 2019, nel suo quadro d’azione strategico a medio termine, il piano d’attuazione per il Piano di Sviluppo Nazionale.
L’Agenzia russa per l’energia atomica ha dichiarato che fornirà al Sudafrica fino a 8 reattori nucleari entro il 2023. Un reattore costa all’incirca 5 miliardi, secondo l’agenzia di stampa ‘Itar-Tass‘. L’accordo riguarderà la costruzione congiunta di una centrale nucleare e anche la collaborazione nei settori della ricerca e dell’istruzione.

Sergey Kirienko, direttore generale della Rosatom, ha dichiarato che l’accordo potrebbe creare migliaia di posti di lavoro e ordini dal valore di 10 miliardi di dollari per le imprese locali. Ma intendeva, si chiedono i sudafricani, posti di lavoro destinati ai sudafricani o ai russi?
Joemat-Pettersson ha affermato: «Questo accordo permette al Sudafrica di accedere alle tecnologie, alle infrastrutture e ai finanziamenti russi, e fornisce una solida e adeguata piattaforma per una ampia futura collaborazione». Secondo la Pettersson, attualmente il Sudafrica, come mai prima d’ora, ha interesse nello sviluppo massiccio della centrale nucleare, considerata un importante volano per la crescita dell’economia nazionale.

Secondo Xolisa Mabhongo, Ambasciatore presso le Nazioni Unite a Vienna nonché membro dell’Esecutivo presso l’Azienda sudafricana per l’energia nucleare (NECSA- South African Nuclear Energy Corporation), si tratta di una fase preparatoria iniziale per una nuova costruzione nucleare in Sudafrica e si prevedono accordi simili con altri Paesi venditori.
Inoltre, fa notare che 40-50 miliardi di dollari saranno finanziati attraverso diversi canali, tra cui la partecipazione dell’industria locale. Bisogna ora porsi una domanda: per ‘partecipazione dell’industria locale’ s’intende, ancora una volta, che i finanziamenti verranno presi dai fondi dei cittadini e delle compagnie private?
L’ambasciatore ha affermato che i principali obiettivi sono quelli di porre fine ai blackout, creare posti di lavoro, ridurre la dipendenza del Sudafrica dal carbone e, di conseguenza, le emissioni di CO2.

Esistono tre siti potenziali per la costruzione di centrali nucleari  -Koeberg e Gansbaai, nella provincia del Capo occidentale, e Thyspunt nella provincia del Capo orientale-  e sono stati condotti studi dettagliati in merito alla loro idoneità.
Nella sua dichiarazione, Kirienko ha affermato che l’accordo era basato sulla «costruzione in Sudafrica di nuove centrali nucleari con reattori VVER russi». Questi ultimi sono la versione russa di un reattore ad acqua pressurizzata.

Secondo la Rosatom, l’accordo mira a una ‘reale costruzione comune’ di centrali nucleari. Esso prevede la collaborazione nell’industria, inclusa la costruzione di un reattore di ricerca multiuso basato sulla tecnologia russa, assistenza nello sviluppo dell’infrastruttura nucleare sudafricana, e l’istruzione di specialisti nucleari presso le Università russe.

Contribuirebbe alla creazione di una nuova forza lavoro altamente qualificata e permetterebbe alle aziende sudafricane di prendere parte ai progetti attuati dalla Rosatom nei paesi del Terzo Mondo, ha affermato la società.

Numerosi gli ostacoli che impediscono la realizzazione di questi progetti. Prima che il Sudafrica inizi a costruire centrali nucleari, il Parlamento deve ratificare ogni passo del processo, dall’accordo in generale allo stanziamento di denaro.
Due regolatori, quelli per i prezzi dell’energia elettrica e nucleare rispettivamente devono firmare specifici dettagli, ed essi sono vincolati dai propri statuti e regole di correttezza e giustificabilità. Il flusso di ingenti somme di denaro versate ai fornitori stranieri, e le relative coperture valutarie, sono soggetti a regolamenti finanziari.
Esistono requisiti locali rigidi previsti per le valutazioni di impatto ambientale e le consultazioni con le comunità coinvolte.
La correttezza delle offerte -agli offerenti, ma anche dei cittadini in ultima analisi che acquistano- è un imperativo costituzionale, che dà alle corti ampi poteri di riesaminare i processi nel caso in cui una parte protesti.

La costruzione di centrali nucleari, la manifattura nonché i trasporti di combustibile nucleare sono sottoposti a diversi accordi internazionali sulla non proliferazione e la sicurezza.

Il Sudafrica ha deciso di aderire alle 19 tappe dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica che regolano la costruzione di una centrale nucleare, un’anomalia per un Paese che già gode di un programma nucleare. Esse prevedono una garanzia monetaria per la gestione dei rifiuti nucleari e lo smantellamento delle centrali nucleari a decenni di distanza e un piano di risorse umane per assicurarsi un numero sufficiente di persone qualificate che gestisca l’intera flotta.
Le suddette linee guida includono anche un requisito molto pratico (per non parlare del tempo richiesto e dei costi) riguardo all’aggiornamento della rete elettrica per far fronte ai requisiti delle start-up e alla produzione delle nuovi centrali nucleari.
Resta, dunque, da capire se i benefici previsti per il Sudafrica si concretizzeranno, se il finanziamento per questa collaborazione verrà addossato al Sudafrica come tutto il resto e se questa è solo una copertura per qualcosa di più sinistro.

 

Traduzione, Patrizia Stellato

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