venerdì, Maggio 7

Sudafrica: Zuma deve cadere

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Questo spiega l’opera dei media occidentali di presentare Alleanza Democratica come leader delle attuali proteste di massa. Per l’establishment politico europeo e nord americano fautore della supremazia del libero mercato non è certo conveniente far comprendere alla opinione pubblica internazionale, a distanza di oltre vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, che la spinta democratica contro il regime semi mafioso di Zuma e del ANC e’ nelle mani di un partito marxista rivoluzionario di cui programma e’ la nazionalizzazione dell’economia sotto controllo operaio. Non sarebbe del buon marketing far sapere che le idee marxiste sono al Top in nel Paese più avanzato del Continente che rischia di intraprendere la svolta rivoluzionaria. “Indebolire o rimuovere la proprietà privata sono atti che si sono dimostrati disastrosi a livello mondiale” avverte Peter Attard Montalto direttore per i Paesi Emergenti di Europa, Medio Oriente e Africa presso la ditta di consulenze economiche, politiche e di sicurezza Nomura International esteriorizzando la vera paura del capitalismo sudafricano e mondiale.

Sul piano parlamentare il EFF punta ad imporre il voto segreto alle votazioni per le dimissioni del Presidente Zuma. Nella tradizione parlamentare del Sudafrica il voto di non fiducia verso il Presidente deve essere effettuato apertamente. Malema spera che il voto segreto possa mettere al riparo molti parlamentari dell’ANC che sono stanchi di Zuma ma che non oserebbero votare contro in una seduta aperta. La proposta di Malema è temuta dall’ANC che ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale per impedire il voto segreto al Parlamento.

Per Malema la rimozione di Zuma dalla presidenza è un obiettivo strategico al fine di impedire che il dibattito interno e le primarie dell’ANC per il candidato alle elezioni presidenziali del 2019 non vengano consumati nella lotta all’interno della burocrazia del partito al potere pro o contro Zuma. Malema vuole sbarrare la strada alla successione al potere della ex moglie del Presidente, Nkozazana Dlamini-Zuma fino a pochi mesi fa Presidente della Unione Africana. Il Economic Freedom Figthers si sta concentrando sulla distruzione della immagine di Dlamini (poco popolare tra le masse nere). In aiuto di questa campagna giunge lo scandalo di Dlamini evidenziato dal quotidiano sudafricano The Citizen. L’ex moglie di Zuma continua a ricevere la protezione delle forze speciali della polizia sudafricana nonostante che non ricopra più cariche pubbliche nazionali o continentali.

La tattica adottata da EFF di sostenere Alleanza Democratica in parlamento e nelle piazza per abbattere Zuma non partecipando ai governi di AD e differenziando la sua politica rispetto a quella del partito borghese boero , è basata sulla consapevolezza che rimuovere Zuma non significa risolvere i problemi del Sud Africa. “L’African National Congress è pieno di personaggi politici come Zuma che, accedendo al potere, non avrebbero il coraggio di interrompere le politiche neo liberali dell’ANC per favorire la giustizia sociale e lo sviluppo della maggioranza nera. Zuma non sta difendendo l’ANC ma se stesso per evitare i 780 processi a suo carico compreso un caso di violenza carnale. Il problema vero risiede nella gigantesca disuguaglianza tra l’élite ricca (bianca) e le masse povere (nere). Il Sudafrica è il Paese con più alta percentuale di disuguaglianza sociale al mondo. Il 58% delle ricchezze è detenuto dal 8% della popolazione appartenente alla élite imprenditoriale boera. La vita mondana dei quartieri In di Johannesburg contrasta con la vita degli slum a pochi km di distanza. Oltre il 70% dei Top Manager dell’economia è bianca nonostante che il 80% dei 56 milioni di abitanti sia Black. Tutti i giovani bianchi sono laureati mentre il 67% dei giovani neri non va oltre le scuole medie. Solo il 14% della popolazione nera sudafricana ha beneficiato del programma governativo per aumentare il tenore di vita delle masse nere (Black Economi Empowerment)”, spiega Nicolas Pons-Vignon ricercatore economico presso l’Università di Witwatersrand a Johannesburg.

La priorità di creare una società più eguale che è al centro della politica vincente del partito marxista di Julius Malema. Un leader che sta puntando sulla indipendenza politica della classe operaia nera per realizzare il suo programma socialista ed condurre i sudafricani verso la libertà non dal regime semi mafioso di Zuma ma dal Grande Capitale Bianco detenuto dal ‘White Power’.  L’attuale scontro tra ANC e Alleanza Democratica è uno scontro tra due componenti chiavi del capitalismo sudafricano, entrambe tese a promuovere il neo liberalismo, loro fonte di inauditi guadagni. È ormai opinione diffusa tra le masse nere che questo scontro non le riguarda.

Il Economic Freedon Fighters si sta ponendo come terza via promuovendo una economia basata sui cittadini dove la proprietà privata detenuta, da imprenditori bianchi associati ad una minoranza di imprenditori neri, venga abolita. Al momento i mainstream internazionali riescono (a fatica) a presentare all’opinione pubblica internazionale una realtà semi virtuale, facendo credere che il movimento di protesta in atto sia sotto controllo di AD, cioè della borghesia sudafricana. Un’abile manovra di disinformazione che si sta fragilizzando ad ogni vittoria ottenuta da Julius Malema verso la rivoluzione socialista in Sud Africa.

La maggior preoccupazione non è la mancata visibilità mediatica del EFF sulla scena internazionale ma se il partito marxista guidato da Malema sarà in grado di gestire la polarizzazione sociale in atto nel Paese ed evitare un bagno di sangue tra la minoranza bianca. ‘Chi per secoli ha ucciso i nostri fratelli non deve attendersi pietà’ cantano i militanti più radicalizzati del Economic Freedom Fighters di cui forti sono i sospetti di essersi dotato di organizzazioni paramilitari e di essersi infiltrato nell’esercito e nella polizia nazionale.

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