lunedì, Agosto 2

Sudafrica, xenofobia e neoliberalismo field_506ffbaa4a8d4

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Dallo scorso marzo il Sudafrica è sconvolto da violenze xenofobe perpetuate dal proletariato e sottoproletariato nero sudafricano contro gli immigrati africani provenienti da Congo, Malawi, Nigeria, Zambia e Zimbabwe. Gli attacchi xenofobi hanno causato decine di morti, centinaia di feriti, ingenti perdite di proprietà private e commerciali, costringendo il governo a far intervenire in modo massiccio e decisivo le forze dell’ordine. Duramente danneggiata ne è uscita l’immagine della potenza continentale e Stato membro dei BRICS sia in Occidente che in Africa. Le relazioni con i Paesi africani di origine degli immigrati vittime delle aggregazioni si sono deteriorate, in special modo con la Nigeria, altra potenza politica ed economica del Continente. Questo rischia di danneggiare direttamente l’espansionismo economico sudafricano in Africa e la sua credibilità morale presso l’Unione Africana. Non sono mancate le testimonianze di solidarietà verso gli immigrati di centinaia di migliaia di lavoratori sudafricani e della società civile, ma l’odio xenofobo persiste impedendo lo sviluppo delle lotte sindacali e di classe.

Al momento le aggressioni sono diminuite, ma la tensione rimane alta e gli immigrati non si sentono sicuri, e si registrano partenze di varie immigrati dal Paese. L’ondata di aggressioni è stata presentata da vari media occidentali come un fenomeno legato all’atavica violenza africana, riproponendo i pregiudizi razziali dei bianchi, ancora forti nel primo decennio del Ventunesimo secolo. Alcuni analisti economici hanno evidenziato la debolezza della potenza sudafricana. Altri hanno incolpato di incapacità il governo dell’African National Congress, con gioia e gratitudine della minoranza bianca boera che ancora non si è rassegnata di aver perso il controllo politico sul Paese: i nostalgici dell’Apartheid. Gli immigrati sono accusati dalle fasce nere povere di rubare il lavoro e di aumentare la criminalità. Discorsi di stampo populista-razzista identici a quelli promossi a casa nostra dalla destra e dalla Lega.

“L’aggressione agli immigrati africani è una classica guerra tra poveri scaturita dalla maggioranza nera emarginata e incoraggiata dai poteri forti. Il proletariato e il sottoproletariato sudafricano sono vittime dell’incapacità di individuare i reali responsabili delle loro misere vite. Individuando come rei gli immigrati africani viene distolta l’attenzione dal governo dell’African National Congress, dalla borghesia nera a esso collegato e sopratutto dalle multinazionali boere bianche. I veri responsabili delle enormi diseguaglianze sociali e dei conflitti nel paese. Vere e proprie bombe a orologeria che rischiano di far implodere il Sudafrica. L’ondata di xenofobia e violenze è la diretta conseguenza della decisione del ANC di applicare le teorie neo liberali per governare il Paese e rafforzare lo sviluppo economico”. Questa la spiegazione offertaci da Sitinga Kachpande, blogger sudafricana e ricercatrice di studi di sociologia africana. Sitinga vive in Germania con frequenti soggiorni per motivi di studio e lavoro in Malawi, Sud Africa e Stati Uniti.

L’origine del problema risiede nel nuovo ordine mondiale creato dall’agenda neo liberalistica che privilegia l’individualismo, i profitti e le multinazionali rispetto allo sviluppo collettivo e sociale. Vent’anni dopo l’Apartheid la nuova classe politica sudafricana continua a riprodurre gli stessi meccanismi e strutture di oppressione che sono stati i motivi principali della sua lotta di liberazione”, spiega Sitinga.

Il rinnegamento della politica marxista ispiratrice della lotta di liberazione del ANC e l’accettazione delle politiche neo liberaliste trova origine nello scellerato patto segreto tra William Botha e Nelson Mandela che segna il passaggio dall’Apartheid al Nuovo Sudafrica. Agli inizi degli anni Novanta la razza bianca comprende che i suoi giorni di dominio assoluto sul Paese sono contati. Sempre più isolata a livello internazionale (grazie a un’efficace campagna anti Apartheid che rese difficile e assai imbarazzante l’appoggio delle potenze occidentali al governo di Pretoria) l’élite boera, razzista e nazista si divide in due fazioni. La prima (oltranzista) si prepara allo scontro finale con la razza nera; la seconda (realista) al compromesso.

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