venerdì, Aprile 16

Sudafrica: verso la recessione? Dati preoccupanti, parlano gli economisti

0

jacob-zuma

Johannesburg – La domanda è se l’economia in Sudafrica si stia dirigendo verso la recessione. Questo dubbio è stato recentemente sollevato da un canale nazionale di news, ovviamente sudafricano. Dati che sono stati diffusi la scorsa settimana dicono che l’economia sudafricana ha subito una flessione dello 0,6% nei primi tre mesi del 2014, in coincidenza con il calo di quasi un quarto sul totale della produzione mineraria, a sua volta determinato dagli scioperi, ancora in corso, nel settore dell’estrazione del platino.

Nel mese di maggio 2014 Jacob Zuma è stato rieletto presidente, e anche diversi nuovi ministri hanno prestato giuramento; tra di loro c’è il nuovo ministro delle Finanze, Nhlanhla Nene. Nene, parlando con il quotidiano “City Press” ha commentato l’eventualità in questo modo: «Penso che ci troviamo nel punto più basso della curva, ma non andiamo verso la recessione». Ha anche aggiunto che nei prossimi 5 anni la politica del governo si concentrerà sull’obiettivo di migliorare la fiducia delle imprese e degli investitori.

Le attività estrattive e manifatturiere sono circa un quinto dell’economia del Sudafrica, ma negli ultimi anni questo comparto di attività è stato turbato dagli scioperi; le voci critiche dei commentatori dicono anche che la rigidità delle normative sul lavoro scoraggia gli investimenti. L’attuale sciopero delle miniere, dovuto a questioni salariali, dura da cinque mesi, ed è già il più lungo e costoso di tutta la storia del Sudafrica.

Un economista di primo livello, Mike Schüssler, pensa che il Sudafrica potrebbe già essere in recessione. Ha detto che i dati calanti del primo trimestre e la diminuzione nell’export di auto sono solo una parte del problema. Il secondo trimestre, che ha anche una giornata di vacanza in più rispetto al primo, con il proseguimento dello sciopero del platino, ha comunque evidenziato un piccolo tasso di crescita. Schüssler conclude sostenendo che non è probabile che le vendite al dettaglio possano mostrare performance migliori, fino a quando i tassi di interesse e i tagli alle spese resteranno così alti: «Le importazioni continuano a crescere più rapidamente delle esportazioni, nonostante un crollo della valuta di oltre il 20%».

«Intanto le scorte di platino si stanno esaurendo; è probabile che il Sudafrica vada incontro a disavanzi commerciali ancora più alti, man mano che le esportazioni di platino scompariranno» ha detto Schüssler. Il manifatturiero appare indebolito, secondo indicatori come il Purchasing Managers Index (PMI) e altri. «Il PMI si è mantenuto al di sotto dei 50 punti, negli ultimi due mesi, e il mese di maggio è stato un disastro», ha detto ancora l’economista. «L’ultima volta che il PMI è stato così basso, il Sudafrica era in recessione, la più recente e anche la più profonda di una intera generazione».

Sono in sciopero anche le industrie calzaturiere e quelle della raffinazione dello zucchero, e le vendite di autoveicoli sono crollate. Ancora più preoccupante, per Schüssler, è proprio il calo nelle esportazioni di veicoli (che ha superato il 40% in un solo anno), con un calo del 27% nel solo mese di aprile. «Penso che ci sia circa l’80% di probabilità che il secondo trimestre sia negativo, questo metterà l’economia in recessione», ha detto Schüssler.

Il dottor Roelof Botha, economista indipendente, invece non crede che il Sudafrica si stia incamminando verso una recessione. Sostiene che l’ambiente macro-economico si starebbe comportando molto meglio rispetto a quanto suggeriscono i dati recenti sul prodotto interno lordo (PIL). «Anche se i dati economici evidenziano un livello di crescita piuttosto piatto, a livello internazionale, su scala mondiale l’economia sta migliorando» ha detto Botha. Ha aggiunto che il quarto trimestre è di solito un periodo “dominante”, per via delle spese stagionali. Nell’emisfero australe, durante lo stesso periodo, l’economia trae beneficio anche dalla maggiore spesa nel settore turistico.

Nel primo trimestre del 2014, gli stipendi complessivi provenienti dal mondo imprenditoriale, dal settore pubblico e da quello privato si aggiravano attorno ai 400 miliardi di Rand (NdT: il Rand è la moneta del Sudafrica, al cambio attuale la cifra corrisponde a 27.454.048.785 di Euro). «Questa economia non è morta», dice Botha. Ma ricorda anche che il Sud Africa sta affrontando «gravi sfide competitive».

La prima è la minore concentrazione dei giorni di lavoro. «Perdiamo troppi giorni a causa degli scioperi» dice. Eppure gli stipendi sudafricani sono relativamente alti, rispetto a quelli degli altri mercati emergenti, e il rapporto tra salario medio ed economia è tre volte superiore alla media sub-sahariana, ha aggiunto.

L’Africa sub-sahariana sta diventando una destinazione sempre più attraente per gli investimenti, perché là stanno migliorando la corporate governance, le infrastrutture e i sistemi di trasporto e di comunicazione. Alcuni paesi, in particolare la Repubblica di Mauritius, godono di aliquote fiscali notevolmente inferiori. Questo induce aziende come Renault-Nissan a pensare di creare i loro prossimi impianti in Nigeria, anziché in Sudafrica.

Botha segnala che governo e sindacati devono tenere ben presente questo aspetto. «Noi stessi ci stiamo posizionando fuori dal mercato». Il Sudafrica deve infatti competere con paesi quali Brasile, Cile, Corea del Sud, Vietnam e Turchia. «Ci troviamo nel mezzo di un mercato internazionale altamente competitivo – ha detto Botha – E ogni volta che riduciamo o perdiamo degli ordini di export, qualcun altro colma questa lacuna. “Gli investitori stranieri possono rivolgersi a destinazioni più vicine, se queste presentano un ambiente imprenditoriale più stabile».

Tuttavia, sempre secondo Botha, c’è una buona notizia: il piano di sviluppo nazionale (NDP – National development plan) indica la necessità di rivedere le normative locali del lavoro. Si spera che il piano affronti anche altre questioni, come quelle dell’istruzione, della salute e della regolamentazione. L’effettiva realizzazione delle infrastrutture pubbliche progettate per il prossimo decennio potrebbe anche sostenere la crescita del PIL. Botha aggiunge che il Sudafrica è una delle 30 economie maggiori del mondo, e si trova tra i 10 principali mercati emergenti. Un’economia vivace, che ha anche molto da fare, conclude l’economista.

Così, mentre economisti e politici esprimono visioni contrastanti sul fatto che il Sudafrica stia andando o meno in recessione, i dati del prossimo trimestre forniranno informazioni concrete su come stiano le cose in realtà. Ma, mentre il paese trattiene il respiro in attesa di notizie, buone o cattive, la vita in Sudafrica non smette di andare avanti.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->