mercoledì, Aprile 14

Sudafrica: sfiducia per Zuma?

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Il Parlamento sudafricano discuterà oggi una mozione di sfiducia contro il Governo dell’African National Congress (ANC) del Presidente Jacob Zuma. La mozione – l’ottava dal 2010 ad oggi – è stata presentata da Democratic Alliance (Alleanza Democratica –DA) ed è supportata dal Freedom Fighters economico (FEP); DA, per altro, avrebbe raccolto quasi mezzo milione di firme a sostegno della sfiducia.

La mozione origina dal rimpasto di Governo delle scorse settimane che aveva portato alla rimozione del Ministro delle Finanze Pravin Gordha, campione della lotta alla corruzione, e all’insediamento di fedelissimi di Zuma. L’impatto del rimpasto di Governo è stato immediato sull’economia sudafricana, con il rating del debito del Paese declassato a junk dalle agenzie Fitch e Standard&Poor. La valuta nazionale, il rand, ha perso l’8% del suo valore contro il dollaro dall’uscita di scena di Gordhan. Il rimpasto è stato percepito come l’ennesima prova di clientelismo e corruzione dell’agire politico di Zuma.

L’ANC ha 249 seggi su 400 nell’Assemblea Nazionale. I due più grandi partiti di opposizione sono il DA, con ottantanove seggi, e il FEP, con venticinque. Gli altri partiti di opposizione insieme contano trentasette seggi. ANC sembra intenzionato a fare quadrato intorno a Zuma per tanto è molto improbabile che la sfiducia sia approvata.

Questo passaggio parlamentare avviene dopo settimane molto calde di protesta, manifestazioni di piazza per chiedere le dimissioni di Zuma che il Presidente aveva bollato come ‘razziste’; decine di migliaia di persone hanno sfilato nelle principali città del Paese.
«Le marce hanno dimostrato che il razzismo è reale ed esiste nel nostro Paese. Molti manifesti e striscioni hanno mostrato idee che noi pensavamo sepolte… su alcuni striscioni le persone nere era ritratte come babbuini». Il presidente ha quindi aggiunto che alcuni sudafricani considerano «i neri esseri umani inferiori». Le proteste erano state organizzate da Alleanza democratica, che alcuni sostenitori del partito di Governo accusano di avere tra i propri attivisti anche razzisti bianchi.

L’ANC ha chiesto ai propri deputati di votare contro la mozione e Zuma dovrebbe poter contare su una larga maggioranza (249 su 400 deputati) per scongiurare la destituzione. Le defezioni (si calcola che ne servirebbero almeno 50) sono considerate da quasi tutti gli osservatori come improbabili. Ma questo non significa che Zuma sia forte, anzi, non lo sarebbe nemmeno all’interno del suo stesso partito, e i partiti di opposizione -tredici- sembrano uniti contro la presidenza e in favore di una svolta nella politica del Paese. E questa sarebbe la vera novità e il segnale che per l’era Zuma è l’inizio della fine.

I sindacati hanno abbandonato Zuma, ma più che nella sfiducia, puntano a che Zuma venga spodestato dal suo stesso partito attraverso il rinnovo dei vertici del medesimo in programma per i prossimi mesi. Quello che sta accadendo mostrerebbe non sono l’inizio della fine di Zuma, ma anche la crisi profonda di leadership che attanaglia l’African National Congress.

A più di venti anni dalla fine dell’apartheid, Zuma ha compromesso l’ANC, ne ha eroso la popolarità. Il partito della liberazione del Sudafrica dall’apartheid e di Nelson Mandela, ha perso sempre  più la capacità di intercettare i suoi elettori ed associato a corruzione cattiva amministrazione. Dopo  le elezioni comunali 2016, l’ANC controlla solo una grande città, Durban. I partiti di opposizione ora governano Città del Capo, Johannesburg, Pretoria, e Port Elizabeth.

ANC è in pesante crisi di leadership e rischiare di perdere la guida del Paese  -la guida morale l’ha persa oramai da tempo, grazie a Zuma. Il partito sceglierà un nuovo leader nel mese di dicembre; Zuma non sarà in corsa, ma spera di scegliere il suo successore in modo da eliminare il rischio di azioni giudiziarie contro di lui e non mettere a repentaglio la ricchezza accumulata in questi anni di presidenza dopo aver perso l’immunità.

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