mercoledì, Giugno 16

Sudafrica riaccende le tensioni field_506ffb1d3dbe2

0

gill marcus

Anche il Sudafrica è stato trascinato nel vortice di vendite che ha travolto i mercati in via di Sviluppo negli ultimi giorni, diventando così la terza economia in ordine di tempo ad alzare i tassi di interesse. Nel tentativo di placare i mercati e rafforzare la valuta nazionale, spiazzando gli analisti, il Tesoro del Paese ha alzato il costo del denaro di mezzo punto percentuale al 5,5%.

Le previsioni per un rialzo dell’inflazione sono servite da scusante per la misura inaspettata. Ma a nulla è servito, così come un effetto placebo solo momentaneo ha avuto la decisione analoga della Banca centrale turca, che ha portato i tassi di riferimento al 12%. Anche Brasile e India hanno preso simili iniziative ieri, ma le divise dei mercati emergenti nel pomeriggio di oggi sono nuovamente tornate a calare, stravolgendo una giornata fino a quel momento di calma apparente.

Sul valutario è il panico, mentre l’azionario anche in Occidente batte ritirata. Londra ha perso 28 punti a quota 6.544, i minimi di sei settimane, mentre Francoforte e Parigi hanno ceduto lo 0,75% e 0,68% rispettivamente. A Wall Street il Dow Jones sta accusando un ribasso dello 0,57% al momento. Oltre al rand sudafricano, sceso ai minimi di cinque anni nei confronti del dollaro, a essere sotto pressione sono state in particolare il rublo russo, la lira turca e il lev bulgaro. Le tre valute perdono posizione nei confronti del dollaro americano. «La serie di strette monetarie nelle economie emergenti ha messo pressione sulla Governatrice Gill Marcus che ha alzato i tassi perché si è diffusa la paura che sarebbe rimasta indietro rispetto agli altri e che gli investitori stranieri avrebbero messo i loro soldi in altre economie emergenti», ha spiegato ai media inglesi il trader Sijadu Mzozoyana.

Dopo la riunione Marcus ha detto che le pressioni sui tassi dovrebbero intensificarsi con i mercati che si adattano pian piano ai nuovi trend dei flussi di capitale mondiali. Marcus ha aggiunto che la perdita di valore del rand ha creato pressioni inflative, minacciando la competitività del Sudafrica. «La responsabilità principale della banca è mantenere sotto controllo i prezzi al consumo e assicurare che le attese di inflazione rimangano ben stabili. Il deprezzamento visto finora potrebbe migliorare la nostra competitività internazionale, ammesso che non si sia già erosa». La misura non ha però avuto l’impatto sperato e il rand è scivolato ai minimi pluriennali contro il biglietto verde. La lira turca è tornata sui livelli in cui si trovava prima del maxi rialzo dei tassi annunciato ieri.

Chris Towner della società di brokeraggio specialista del mercato valutario HiFX sottolinea che i mercati sono destinati a essere in preda alla volatilità anche nei prossimi giorni. L’analista non esclude che la banca centrale turca intraprenderà nuove manovre straordinarie per impedire un collasso della valuta nazionale, iniziato dopo lo scoppio di uno scandalo di corruzione. «Ci attendiamo una certa volatilità nei mercati nei prossimi giorni, ma se la Banca centrale che ha appena fatto fuoco con il suo bazooka, potrebbe guardare alle sue munizioni in termini di intervento diretto nei mercati valutari, a quel punto gli speculatori ne subiranno le conseguenze».

La rimonta dell’azionario iniziata ieri ha avuto breve durata. Jonathan Sudaria, un dealer di London Capital Group, stamattina ha detto ai clienti che i trader si stanno innervosendo anche per l’annuncio che dovrebbe arrivare dagli Stati Uniti. «Se gli altri mercati in via di Sviluppo tengono o l’ottimismo può sopravvivere a un ridimensionamento di 10 miliardi del piano di allentamento monetario stanotte è un altro discorso» ma per ora le paure che un collasso di un mercato in via di Sviluppo trascini al ribasso tutti gli altri sono state messe da parte per ora.

Anche la Federal Reserve dovrebbe varare una serie di nuove misure. La Banca centrale Usa dovrebbe annunciare una riduzione degli acquisti di asset di 10 miliardi di dollari, a 65 miliardi di dollari dagli attuali 75 miliardi di dollari, continuando così la strada intrapresa in dicembre. L’exit strategy dovrebbe tradursi in una fine del programma di allentamento monetario eterodosso entro l’anno, mentre per i tassi di interesse non sono attese novità fino al 2015. La Fed si è infatti impegnata a mantenere i tassi bassi fino a che il tasso di disoccupazione non sarà saldamente sotto il 6,5% e si è detta pronta a invertire il trend degli acquisti nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

Intanto a Bruxelles, dove il Premier Enrico Letta si è recato per incontrare le autorità europee tra cui Josè Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, la Commissione europea ha varato una proposta di riforma del settore bancario volta a vietare ai 30 istituti di credito più grandi e più complessi dell’Ue di dedicarsi alla negoziazione per conto proprio (‘proprietary trading’, in inglese) in particolare quando riguarda le speculazioni su strumenti finanziari e le materie prime e derrate agricole.

Le nuove norme conferiscono inoltre alle autorità di vigilanza bancaria il potere d’imporre a questi stessi istituti la separazione di alcune altre attività di negoziazione, potenzialmente rischiose per la stabilità finanziaria, dalla funzione di raccolta di depositi. La proposta, su iniziativa del Commissario al mercato interno Michel Barnier, è l’ultima di una pacchetto di una ventina di nuove normative di regolamentazione del settore finanziario, decise dopo la crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2008 con il fallimento della Lehman Brothers.

Alla Borsa di Milano spicca il calo accusato da Fiat nella seduta odierna è stato il più forte dallo scorso 6 giugno, dopo che il titolo ha guadagnato +53% negli ultimi 12 mesi. Il titolo ha scontato sopratutto l’annuncio del taglio delle stime relative agli utili di quest’anno. Di fatto il Lingotto ha reso noto che i profitti si attesteranno nella fascia compresa tra 3,6 miliardi e 4 miliardi di euro, al di sotto delle precedenti previsioni che parlavano di utili tra 4,7 miliardi e 5,2 miliardi.

Fiat, inoltre, non pagherà alcun dividendo al fine di «mantenere un livello equilibrato di liquidità». L’amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler Sergio Marchionne ha annunciato che entro la fine del 2014 avverrà il completamento del processo di riorganizzazione che darà vita a Fiat Chrysler Automobiles, di pari passo con il lancio del logo FCA. A parte la scelta infelice del nome e del logo, in Italia ha generato non poche polemiche la decisione di avere la sede principale in Olanda e la sede fiscale in Inghilterra.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->